Eternamente Elvis

Giusto 40 anni fa, nell’agosto del 1977, ci lasciava  per  sempre la più grande icona partorita dalla sub-cultura rock’n’roll: Elvis the pelvis Presley

Giusto 40 anni fa, nell’agosto del 1977, ci lasciava  per  sempre la più grande icona partorita dalla sub-cultura rock’n’roll: Elvis the pelvis Presley. Fu uno shock per molti: per l’età ancor giovane – 42 anni appena – per ciò che aveva rappresentato per tutte le generazioni di giovani del dopoguerra, per le modalità inquietanti di un epilogo causato da una vita fatta di eccessi, depressioni e doratissima solitudine. Gli ingredienti perfetti per trasformare quella leggenda che già incarnava da vivo, in un mito assoluto.

Mi ha impressionato la folla di fan che quest’anno più che mai si è ritrovata sulla soglia della sua Graceland (una villona superkitch, in verità) come davanti a un tempio, adoranti come al cospetto delle reliquie di un santo, convinti di un’eternità che per loro andava ben al di là delle sue canzoni e di ciò che il Nostro aveva rappresentato in vita. Qualcosa di mistico più che di fanatico.

In realtà Elvis ha rappresentato  nella sua carriera almeno tre diversi modi di essere una stella del pop: il ribelle sessualmente emancipato, l’artista in balìa dei mercati, il bravo/bel ragazzo da sognare, il divo sul viale del tramonto. Oggi è semplicemente – insieme a giganti del calibro di Chaplin, Einstein, Kennedy, Marilyn Monroe, Picasso, Che Guevara, Maradona e ben pochi altri – una delle essenze del ’900, un secolo breve, ma intasato di personaggi memorabili, in primo luogo perché fruttodello strapotere massmediatico e della cultura di massa, laddove i confini tra il genio e l’estrosità risultano assai labili e quasi sempre contaminati o triturati dal divismo.

Le sue canzoni hanno fatto scuola, hanno segnato un’epoca facendone da fugace colonna sonora, il suo personaggio ha partorito migliaia di epigoni più o meno imbarazzanti. E tutto lascia supporre che sarà ancora così per molto, molto tempo.

Se oggi fosse ancora vivo, probabilmente sarebbe prigioniero del suo stesso personaggio com’era in fondo sempre stato, ma di certo farebbe fatica a convivere col Mondo che oggi ci circonda. Del resto non è un po’ così anche per noi?

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