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Cultura > Arte e Spettacolo

Estranei in casa propria

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Alla Casa della Memoria di Roma, 35 immagini di Stefano Mirabella raccontano scene di vita quotidiana sia del popolo palestinese che di quello israeliano

estranei in casa propria

«La più alta forma di moralità è sentirsi degli estranei in casa propria». Questa frase di Adorno sintetizza un principio di tolleranza e condivisione che purtroppo in molti luoghi del mondo è del tutto utopico. Come nei territori palestinesi, dove attualmente tutti si sentono estranei in casa propria – il palestinese che ogni giorno deve fare ore di fila ai check point e il colono israeliano che arriva da chissà dove e prende possesso di insediamenti che dovrà difendere con le armi – ma in maniera completamente opposta da quella auspicata dal filosofo tedesco.

 

Scattate perlopiù a Nablus, Hebron, Ramallah, Gerusalemme e Betlemme, le 35 foto in bianco e nero del fotografo romano Stefano Mirabella raccontano scene di vita quotidianasia del popolo palestinese sia di quello israeliano. La mostra, dal titolo Estranei in casa propria, è frutto di due viaggi compiuti fra il 2006 e il 2007 nei territori occupati palestinesi. Ad organizzarli è stato Gianni Pinnizzotto direttore dell’agenzia fotografica Graffiti.

 

Hebron è spesso luogo di scontri, perchè i coloni israeliani e gli abitanti palestinesi vivono a stretto contatto più che in ogni altro luogo. Nablus è città surreale, animatissima in alcune zone e devastata dalle incursioni dell’esercito israeliano in altre. Proprio a Nablus Mirabella ha scattato le foto più interessanti, tra le quali una al check point della città. Ai check point spesso ci si imbatte in file lunghissime di palestinesi, che per uscire dalle proprie città o paesi ed entrare in territorio israeliano sono costretti a sostare in coda anche per ore, a discrezione dei soldati che quel giorno presidiano l’avamposto.

 

Al di là dell’utopia sulla fine pacifica e veloce del conflitto, il lavoro Mirabella apre comunque ad una speranza: «In alcune delle persone che ho incontrato e in alcuni dei volti che ho incrociato e ritratto c’è una luce particolare, uno sguardo illuminato da una voglia di serenità, di pace e di normalità. E sono proprio questi sguardi, queste persone, che ti permettono di andare via da queste terre non con il cuore in pezzi ma, al contrario, con una gran voglia di tornare presto».

 

"Estranei in casa propria", Roma, Casa della Memoria e della Stroria, fino al 20 gennaio

Riproduzione riservata ©

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