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Cultura > arte

Estate a Caracalla

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La stagione estiva dell’Opera romana ha chiuso con La Traviata l’8 agosto alle Terme di Caracalla. Pubblico attento, aumentato di molto rispetto al passato, non chiassoso come in altre edizioni, e silenzio. Una piacevole novità. Fra le varie proposte, Aida e la Noche espanola di Placido Domingo.

Aida, opera gettonatissima specie nelle arene estive è lavoro difficile sempre da catalogare ad ogni ascolto. Non è certo l’opera dei balletti e del Trionfo, o meglio non solo. Verdi, nel 1871, pensava fosse la sua ultima creatura. Così il lavoro sintetizza la sua poetica del momento, concentrata in tre aspetti: lo spettacolo da Grand-Opèra (danze, il Tempio di Vulcano, Marcia trionfale), l’indagine socio-politico-religiosa (già iniziata con il Don Carlo) e il contrasto amoroso fra i tre protagonisti principali: i due innamorati “perseguitati” dal destino e dagli uomini, e la vendicativa Amneris. Ossia, il solito trio dove domina e vince, all’apparenza, la gelosia. Amneris, “la gelosa figlia de’ faraoni”, non potendo avere l’eroico Radames, di fatto lo porta alla morte. Ma se questa è consolante  per i due amanti perché lasciano questa “terra di pianto” sui fili dorati dei violini, lei, la gelosa, rimane condannata all’infelicità. Per Verdi infelici non sono quelli che muoiono, ma quelli che restano in vita dopo aver provocato tragedie (come Rigoletto).

Sul vasto palco di Caracalla il regista Denis Krief ha allestito uno spettacolo fondato sul contrasto antico-moderno. Tra una minipiramide si insinuavano come un  teatro nel teatro grandi riproduzioni dei bozzetti delle varie “prime” di fine Ottocento, così da storicizzare la rappresentazione e da far sì che coro e personaggi fossero liberi di agire senza costumi “faraonici”. Molto interessante come idea.

La realizzazione musicale di quest’opera raffinata – basti il solo terzo atto sul Nilo – e perciò difficile è stata affidata ad un cast  non eccelso, a dire il   vero, dove brillava la protagonista  Serena Farnocchia, voce pulita ed estesa, recitazione credibile. Il direttore Jordi Bernàcer  ha adottato tempi più lenti del solito per andare incontro alle esigenze dei cantanti, il che ha permesso all’orchestra  – alle prime parti – di farsi notare meglio del consueto e a chi ascoltava di apprezzare le raffinatezze strumentali verdiane.

Placido Domingo è stato il mattatore del  Gala Noce espanola. Voce ancora buona nel registro medio-basso, presenza scenica vivace, il tenore-baritono-direttore (Domingo è musicista a tutto tondo) ha brillato come star esibendosi da solo o in duo con la brava soprano Ana Marìa Martinez in una seri di brani del repertorio  iberico (canzoni e pezzi dalle zarzuelas). Il ritmo di danza, i colori scintillanti di un’orchestra dalle tinte”rossiniane”, la melodiosità sensuale, la miscela di fuoco, passione, desiderio, tormento, hanno creato  il fascino di un mondo a un tempo istintivo e fantasioso. La compagnia di ballo Antonio Gades ha interpretato i brani da sola (ben quattro) con una eleganza, una misura,un senso musicale affascinante. Da ricordare è il tenore messicano Arturo Cachòn-Cruz, voce fresca e argentina, da valorizzare di più sulle scene italiane. Serata festosa, tripudio per Domingo, a Caracalla dopo 29 anni, presente la sindaca Raggi, nella notte più spagnola dell’estate romana.

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