Estate 1959 all’albergo Orsinger

Un modo nuovo di far vacanza: riposarsi con Gesù presente tra due o più.
Fiera di Primiero

Le Mariapoli estive di Fiera di Primiero durano due mesi, luglio e agosto. Come insegnante, ho appunto questi due mesi liberi. È una vita in comune, semplice, riposante, al tempo stesso esigente. Gesù deve essere presente tra tutti: così ci si riposa.
C’è la grande Poa (Pontificia opera di assistenza), un complesso di edifici in cui si svolgono gli incontri, lo spettacolo domenicale e dove trovano alloggio tante persone. Poi c’è l’albergo Orsinger, che funziona per i villeggianti della zona, ma che per metà è riservato ai villeggianti di riguardo che vogliono fare esperienza della Mariapoli. Il compito di seguire queste persone viene affidato a me e a un focolarino. Non si tratta solo di stabilire con ciascuno un rapporto di carità e un approfondimento di conoscenza, ma di arrivare – con la grazia di Dio – così in fondo nell’esperienza evangelica da determinare nelle persone cosiddette “di riguardo” un trasferimento alla Poa.
Mi spiego meglio. Nell’albergo si trovano comodità e conforti che ovviamente non puoi sognare alla Poa. Ma qui, alla Poa, vi sono le persone che per amore del fratello sono pronti a cedere il letto al nuovo arrivato, a dormire in 54 (anche se il camerone è grande e capace) e a mangiare con i gomiti incollati ai fianchi, perché ogni movimento è impossibile, dato l’affollamento di un tavolo. Quindi stare alla Poa è sinonimo di essere “più avanti” nell’esperienza d’unità; soggiornare all’Orsinger è, invece, dare ancora troppo spazio al titolo, al letto, ecc.
Sono passi duri per chi è arrivato “avvocato tal dei tali” e finisce alla Poa un Giuseppe qualunque. Ma sono da fare e in fretta, perché si deve approfittare del tempo della villeggiatura. Ogni sera un incontro, liberamente, in una saletta dell’albergo, con quelli che vado registrando su un libretto. Si dialoga, si cerca di spiegare, di “dare” il Vangelo che abbiamo in cuore. Ogni mattina c’è qualcuno che chiede di essere trasferito alla Poa. Lui è venuto per fare quest’esperienza e non gli importa di lasciare la stanza n. 13 con bagno per trovarsi nel camerone senza numero e senza bagno.
Il sentirsi fratelli è una scoperta, un aiuto, per vari tra i villeggianti dell’albergo Orsinger.
Sono venuta qui pensando di dover fare qualcosa e rimango spettatrice, attonita e profondamente colpita dalle meravigliose storie che Dio continua a comporre, una dopo l’altra.

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