Sfoglia la rivista
1 9 5 6 A N N I 2 0 2 6

Persona e famiglia > Noi due

Essere vedovi durante le feste

di Dorotea Piombo

- Fonte: Città Nuova

L’impatto della perdita del coniuge sulla salute psichica e le strategie per gestire la mancanza.

Foto Pexels

Le luci sono accese, la tavola è imbandita, le voci degli altri riempiono le stanze. Eppure, per chi ha perso il partner, il posto vuoto a tavola sembra occupare tutto lo spazio, più delle persone presenti. Le feste, che per molti sono sinonimo di gioia e condivisione, per i vedovi possono diventare uno specchio impietoso della mancanza, un tempo sospeso in cui il dolore sembra parlare più forte di qualsiasi augurio. Non è solo nostalgia: è la sensazione che il mondo continui a girare mentre la propria vita è rimasta ferma a “prima di quella perdita”.

Il lutto in vedovanza è un’esperienza complessa che tocca identità, ruolo e progettualità. Non si perde solo una persona amata, ma anche una parte del proprio sé costruita nella relazione: abitudini condivise, rituali, sogni, persino il modo di pensarsi nel mondo come “moglie”, “marito”, “compagno”. Le feste amplificano tutto questo perché richiamano rituali di coppia, foto, ricordi di viaggi, preparativi fatti insieme. Là dove prima c’era un “noi”, ora c’è un “io” che spesso suona stonato. È per questo che molti vedovi raccontano un aumento della sofferenza proprio nei periodi festivi: il dolore, altrimenti più “sommesso” nella routine, diventa improvvisamente protagonista.

David ha 57 anni e ha perso la moglie due anni fa, poco prima di Natale. Da allora, ogni festa è diventata una prova di resistenza. I primi mesi cercava di “fare finta di nulla”: accettava inviti, sorrideva per non preoccupare i figli adulti, ma dentro si sentiva come un estraneo nella sua stessa vita. Le prime feste da solo nella casa di sempre sono state quasi insopportabili: sul tavolo trovava ancora le tovaglie scelte insieme, in cucina ricordava le ricette che lei preparava, in salotto la poltrona vuota sembrava chiedergli in continuazione dove fosse finita la sua compagna. La sera di Natale, dopo aver salutato tutti, chiudeva la porta e si ritrovava nel silenzio: niente risate, niente film da guardare abbracciati, solo il rumore del proprio respiro.

Con il passare del tempo, però, David ha iniziato a riconoscere che il tentativo di cancellare il dolore lo faceva stare peggio. Ha cominciato a concedersi il diritto di vivere le feste in modo diverso, meno “obbligato”: ha ridotto gli impegni, ha scelto con chi stare e per quanto tempo, ha introdotto piccoli rituali per sentirsi ancora in relazione con la moglie, come accendere una candela per lei o scriverle una lettera la notte di Capodanno. Invece di evitare ogni ricordo, ha provato a trasformarli in ponti, non solo in ferite. Col tempo, ha accolto l’idea che “festa” non dovesse per forza significare allegria forzata, ma poteva diventare uno spazio più intimo, in cui onorare ciò che è stato e prendere atto di ciò che è cambiato.

L’impatto del lutto in vedovanza sulla salute psichica durante le feste può essere profondo. Molte persone sperimentano umore depresso, perdita di interesse, senso di vuoto e colpa per essere ancora vive o per non riuscire a “sentirsi felici quando tutti gli altri lo sono”. Possono comparire ansia, irritabilità, difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni, insieme a un senso di distacco dalla realtà, come se ci fosse un vetro invisibile tra sé e il resto del mondo. Le notti diventano spesso più difficili: l’insonnia è frequente, così come i risvegli precoci e i pensieri ripetitivi legati ai momenti vissuti con il partner o alle circostanze della morte.

A questo si aggiungono le somatizzazioni: mal di testa, tensioni muscolari, disturbi gastrointestinali, stanchezza cronica che non si spiega solo con l’età o con gli impegni. Il corpo parla il linguaggio del lutto tanto quanto la mente, e le feste, con il loro carico di stimoli e aspettative, possono aumentare questo sovraccarico. C’è poi il rischio di isolamento: molti vedovi, per proteggersi, smettono di accettare inviti, evitano momenti conviviali, si chiudono in casa per non “sporcare la gioia degli altri” o per non dover rispondere a domande scomode. Se questa chiusura si prolunga, il lutto può complicarsi, trasformandosi in una sofferenza che non trova sbocchi e che può sfociare in quadri depressivi più gravi o nel ricorso eccessivo ad alcol e farmaci come forme di auto-medicazione.

Allo stesso tempo, nella storia di persone come David si intravede una possibilità di rinascita. Uscire dalla pura angoscia non significa dimenticare chi non c’è più, ma trovare modi nuovi di tenere quel legame dentro la propria vita che prosegue. Può voler dire ridefinire il significato delle feste: non più solo “momenti felici come una volta”, ma occasioni per riconoscere quanto si è cambiati, quanto si è sofferto e quanto si è stati capaci di resistere. Costruire piccoli rituali personali, chiedere sostegno a familiari e amici, concedersi il permesso di piangere ma anche di ridere senza sentirsi in colpa sono passi che aiutano il lutto a trasformarsi.

La rinascita, in questi casi, è spesso fatta di gesti minuscoli: decidere di non passare tutta la giornata da soli, ma solo una parte; accettare l’invito di un amico; partecipare a un gruppo di sostegno per persone in lutto; consultare uno psicologo per dare parole a un dolore che sembrava indicibile. Non cancella la mancanza, ma permette di non esserne più schiacciati. Le feste, allora, possono diventare non solo una ferita che si riapre, ma anche un tempo speciale in cui riconoscere che l’amore continua a vivere in forme nuove, nella cura per sé e nelle relazioni che si scelgono di coltivare.

Essere vedovi durante le feste significa attraversare un tempo in cui gioia e tristezza convivono, spesso in modo doloroso e disorientante. Ma non esiste un modo “giusto” di vivere queste giornate: c’è il tuo modo, legittimo, unico, in divenire. Se stai affrontando questo passaggio, ricordati che non sei obbligato a essere forte a tutti i costi, né a recitare la parte di chi sta bene per non disturbare gli altri. La mancanza resterà una parte della tua storia, ma non è l’unica: puoi scegliere, un passo alla volta, di costruire feste che assomiglino di più a ciò che sei oggi, permettendoti di soffrire, di ricordare, e, quando sarà possibile, anche di tornare a sentire un po’ di luce dentro, non solo fuori.

Riproduzione riservata ©

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile e
i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni:
rete@cittanuova.it

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876