Essere un’altra Maria

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“Quasi a coronamento mariano” della lettera apostolica Novo millennio ineunte: così Giovanni Paolo II ha definito la sua nuova lettera sul rosario. In effetti, se in quella il papa aveva invitato il popolo di Dio a “ripartire da Cristo” con la spiritualità di comunione, in questa esorta alla contemplazione del volto di Cristo, in compagnia e alla scuola di Maria. Sembra che, per il papa, il ripartire da Gesù, capo del corpo mistico, esiga anche il ripartire dall’altro “capo” della chiesa, la prima discepola, la madre, la quale “non vive che in Cristo e in funzione di Cristo”, cioè Maria. Non è, del resto, lo stesso papa che, già in una catechesi del 25 novembre 1998, aveva attirato la nostra attenzione sull’emergere del profilo mariano della chiesa “che compendia in sé il contenuto più profondo del rinnovamento conciliare “? Si sa d’altronde che nel concilio il legame profondissimo fra Gesù, la chiesa e Maria era stato approfondito proprio nel documento sulla chiesa. E negli ultimi anni si costata un interesse crescente per questo stesso tema in diversi documenti ecumenici. Uno spostamento Purtroppo, nel passato, l’identità di Maria è stata a tal punto separata dalla chiesa che si sono infiltrate esagerazioni e distorsioni che, non solo per i protestanti, sono state uno scandalo comprensibile, allontanando nello stesso tempo anche dalla vera tradizione cattolica. Da diversi anni, poi, e ancora di più con questa lettera, si avverte uno spostamento dall’esteriorità di una devozione puramente di venerazione a Maria – come una persona privilegiata – a una comprensione del profilo mariano nella chiesa considerato come una sua dimensione fondamentale, centrata sul Cristo, che abbraccia tutti. Maria è il nostro “dover essere” alla sequela di Cristo: ognuno di noi, e tutti insieme, siamo chiamati a continuare, in un certo senso, Maria nella sua trasparenza al Cristo. Così, giusto per fare un esempio, quando Sally, di Belfast in Irlanda del Nord, a diciassette anni ha scoperto Dio amore e l’ideale di un mondo più unito, ha detto, come Maria, il suo “sì” a Dio. Si è quindi aperto per lei un cammino fatto di tappe e sco- perte sempre diverse. Sally ha voluto “andare fuori di sé” per amare concretamente i parenti, poi per perdonare i nemici che, una sera, le avevano scagliato contro dei sassi, o ancora per parlare con i soldati in un momento di terrore, per tranquillizzarli. Attorno a lei, poco alla volta si sono aggiunti altri, che hanno cominciato a vivere l’amore reciproco fra di loro, e a portare l’amore dove non c’era. Questo loro atteggiamento irradiava pace, che è il frutto della presenza di Gesù fra i suoi. Il pensiero di von Balthasar Per spiegare il profilo mariano, il teologo von Balthasar prende spunto dal vangelo e scrive che il Risorto, presente nella sua chiesa fino alla fine del tempo, non può essere isolato dalla schiera di persone che lo hanno accompagnato nella sua vita storica. Maria, Giovanni Battista, i dodici apostoli, le sorelle di Betania, Paolo… tutti costituivano una costellazione umana attorno a lui la cui influenza non sempre si è limitata alle origini della chiesa: attraverso lo Spirito Santo, non solo Pietro ma anche altri hanno delle “missioni fondanti” e, a modo loro, hanno un loro preciso ruolo nella chiesa. In modo particolare, ovviamente, a Maria. Il “sì” di Maria – individuale e nello stesso tempo comunitario, perché ella rappresentava l’umanità intera -, all’annunciazione come ai piedi della croce, è a fondamento di tutti i “sì” pronunciati nella chiesa. Proprio come la pietra gettata nello specchio d’acqua provoca un cerchio che si allarga circondando gli altri, così anche tra i cerchi della chiesa ce n’è uno che circonda e abbraccia tutti gli altri: è il cerchio di Maria. Ecco perché il papa, riconoscendo a von Balthasar la paternità della sua ispirazione, scrive nella Mulieris dignitatem che il profilo mariano “è fondamentale e caratterizzante – se non lo è di più – per la chiesa quanto il profilo apostolico e petrino al quale è profondamente unito”. O, ancora, in un’allocuzione rivolta dal papa nel 1987 ai cardinali e ai prelati della curia romana, si legge: “Maria precede ogni altro e, ovviamente, lo stesso Pietro e gli apostoli… La chiesa vive di questo autentico “profilo mariano”, di questa “dimensione mariana”… Il legame (tra il profilo mariano e petrino) è stretto, profondo e complementare, pur essendo il primo (quello mariano) anteriore (a quello petrino) tanto nel disegno di Dio quanto nel tempo; ed è più alto e preminente, più ricco in implicazioni personali e comunitarie”. La chiesa come famiglia con due profili Nella sua lettera apostolica sul rosario, Giovanni Paolo II ricorda la scena della Pentecoste “che mostra il volto della chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall’effusione potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice ” (n. 23). È un’immagine che si ritrova anche nella tradizione iconografica. Nella famiglia della chiesa, regno di amore reciproco, tutto è in costante movimento, in particolare tra due profili (mariano e petrino) che sono “coestensivi” con la chiesa. Questa, vista come corpo mistico, è estensione, comunicazione e partecipazione della personalità di Cristo. Si potrebbe parlare del suo profilo petrino, in senso largo, come l’aspetto istituzionale, nel quale il prolungamento e la comunicazione di Cristo avviene nelle forme gerarchiche e sacramentali. Con l’aspetto petrino, veniamo così formati dalla “santità oggettiva” del ministero della chiesa. La chiesa, però, è anche un “qualcuno” che Gesù Cristo ama, qualcuno distinto da lui. È un popolo, “un cuor solo e un’anima sola”, fatto chiesa per amare Gesù, suo sposo. Ecco allora il profilo mariano: come la donna “vestita di Cristo” (cf. Rom 13, 14), Maria sintetizza la chiesa come la sposa che lascia che la Parola viva in lei, che viva lei. Con Maria, imitandola e, in un certo senso, continuandola, la chiesa è quella collettività di persone che accoglie la Parola, le risponde con la sua vita di comunione evangelica, trasmettendo così Gesù Cristo anche ad altri. Dall’aspetto mariano veniamo plasmati cristiani dalla vita esistenziale della “santità soggettiva”, quella vissuta. In breve, si potrebbe dire che, sebbene Gesù venga generato in noi attraverso i sacramenti, viviamo Gesù vivendo Maria. È questa la dimensione centrata su Cristo contemplata nel rosario. Ed è l’orizzonte e lo sfondo sui quali la preghiera del rosario viene stagliata dal papa nella sua lettera apostolica. Con Maria si ricorda e si impara Cristo, ci si conforma a lui, si supplica e si annuncia Cristo (n. 14-17). Con Maria che “continua a sviluppare la trama del suo “racconto” di evangelizzatrice” (n. 11) scopriamo la vera “vita”. Contemplando Cristo con Maria (cap. I), arriviamo a dire che “vivere è Cristo” (cap. III). Il cristianesimo appare, allora, non tanto come una dottrina sclerotizzata da analizzare, ma piuttosto un’avventura mozzafiato da vivere. Ci troviamo con Maria come un popolo che in certo modo vive già sulla terra qualcosa del paradiso, nel seno del Padre, apertoci in Cristo risorto. La via di Maria Sembra che, proprio all’inizio del terzo millennio, ci si sia resi conto maggiormente che, accanto al profilo petrino (cioè l’aspetto gerarchico e sacramentale), anche oggi il profilo mariano continua ad agire nella storia della chiesa. Ciò viene espresso nella spiritualità battesimale dell’amore, vissuta dal popolo nel suo echeggiare il “sì” di Maria. È poi evidente nella santità dei beati, dei mistici e dei fondatori. Il profilo mariano viene in rilievo anche quando un nuovo impulso profetico sboccia nella chiesa, come, per esempio, negli ordini religiosi o nei nuovi movimenti ecclesiali. Lo si vede ancora nell’impegno dei laici a “cristificare” il mondo. È legato in particolare al ruolo della donna nella chiesa. È l’essenza del dialogo della vita, così importante per l’ecumenismo e per il dialogo interreligioso. La “via di Maria” (n. 24), meditata nel rosario, diventa, dunque, paradigmatica per tutti. Gesù Cristo è il Ver- bo, la Parola incarnata. Maria, per la sua fedeltà alla Parola, è la Parola vissuta. Si contempla in Maria, quindi, la perfetta cristiana, il nostro modello. Le tappe della sua vita rappresentano i momenti della via spirituale di chiunque si imbatte nella spiritualità di comunione, che riparte da Cristo. Così, con l’aggiunta dei misteri luminosi, che rendono il rosario ancora più nel profondo un “compendio del vangelo”, il rosario diventa un colloquio più completo con Gesù da parte dell’intero popolo di Dio, sul modo di essere più simili a lui. Per un mondo-famiglia Visto alla luce del profilo mariano della chiesa, il rosario è perciò molto più di una devozione privata o individualista. Il papa, infatti, lo rilancia in considerazione delle difficoltà che l’orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo millennio. Egli ha davanti ai suoi occhi le sorti delle nazioni, la pace, la famiglia. Se ben recitato, come vera preghiera meditativa, dice il papa, il rosario, favorendo l’incontro con Cristo nei suoi misteri, non può non additare anche il volto di Cristo nei fratelli, specie in quelli più sofferenti. Il rosario ci trasmette la forza di tornare ai problemi del mondo “con il proposito fermo di testimoniare in ogni circostanza la carità, che è “il vincolo di perfezione” (Col 3, 14)” (n. 40). Inoltre, la preghiera del rosario, colloquio con Gesù, “corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore” (n. 17), diventa occasione per riconoscere quanto siamo chiamati, personalmente, e in quanto chiesa unita nell’amore reciproco, ad essere un’altra Maria nel mondo. Invocando, imitando, e continuando colei che è il nostro “dover essere”, impariamo nel rosario, visto alla luce del profilo mariano della chiesa, a far nascere una nuova umanità, quella cristificata, per trasformarci in corpo di Cristo sociale, caratterizzato dall’unità e dalla pace fra le nazioni e nelle famiglie. Perché il rosario? Alcune riflessioni di studenti di un liceo cattolico di New York sulla lettera apostolica del Santo Padre sul rosario, pubblicate da “Living City”, edizione in lingua inglese di “Città nuova” che esce negli Stati Uniti. “La lettura della lettera mi ha spinta a prendere a cuore le parole del papa e a cercare di pregare il rosario. Ora ne comprendo il valore. Sono stata impressionata da come lui stesso consideri significativa e necessaria questa preghiera “. (C.M.) “Dopo aver letto la lettera di Giovani Paolo II, ho fatto mio il suo messaggio. Ho compreso l’importanza di ciascun mistero. Mi ha toccato profondamente quando dice che non si può recitare il rosario senza sentirsi impegnati a portare avanti la pace. Io trovo molto vere queste parole, dato che il papa fa riferimento esplicito all’11 settembre. Quando passo in rassegna i misteri dolorosi, posso condividere il dolore patito da Maria e da Gesù. Io penso che sia molto importante recitare il rosario come un modo di tenersi in contatto con Dio e di mantenere il nostro rapporto con lui”. (P.B.) “Ho imparato che il rosario è una preghiera per la famiglia e che potrà diventare uno strumento efficace per aiutare la gente in momenti di crisi”.(D.N.) “Questa lettera mi ha ricordato l’assoluta necessità di pace per il nostro mondo d’oggi. Ravvivando il rosario, possiamo iniziare a far nascere la pace in noi stessi”. (A.M.) “Maria mi aiuta a vedere dov’è Dio nella mia vita e cosa posso fare perché ne diventi una parte sempre più grande”. (J.K.) “Ho capito come il rosario può elevare la mia anima ad un nuovo livello spirituale. Attraverso questa preghiera, posso avvicinarmi non solo a Dio, ma anche a sua madre Maria”. (T.C.) “Finora non ho mai saputo granché del rosario, ma quanto detto a scuola mi ha aiutato a capirlo di più. Ora mi sono convinta che il rosario può aiutare a superare momenti difficili o di scoraggiamento, come pure nelle decisioni da prendere, perché chi prega così parla con Dio, e gli può chiedere sapienza e forza”

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