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L'Esperto risponde > salute

Meningite in Italia: che succede, cosa fare

di Spartaco Mencaroni

Quanto dobbiamo preoccuparci per i recenti episodi di cronaca, relativi alla paura per la diffusione di malattie invasive da meningococco in Italia?

 

La meningite è una condizione patologica delle membrane che avvolgono e proteggono il sistema nervoso centrale; può essere provocata da molti agenti patogeni (virus e batteri, di diversi tipi). Le infezioni di batteri del tipo Neisseria meningitids (meningococco) sono le più temibili, per la elevata mortalità e le gravissime conseguenze in chi sopravvive all’infezione.

La meningite da meningococco è diffusa soprattutto nei Paesi dell’Africa Subsahariana; il batterio, a livelli molto meno elevati, circola però anche alle nostre latitudini. Nella maggior parte dei casi il patogeno è ospitato, senza conseguenze, nel rinofaringe di soggetti definiti ospiti, che rimangono asintomatici, ma possono trasmetterlo a persone non vaccinate tramite le secrezioni nasali.

In alcune persone, più sensibili all’infezione, e in particolare nei bambini molto piccoli, nei giovani adulti o negli anziani, si può sviluppare la mattia invasiva, con sintomi violenti (febbre alta, confusione, rigidità nucale, vomito). Spesso l’infezione del sistema nervoso centrale è accompagnata da gravissimi sintomi a carico di tutti gli organi che provocano danni irreversibili e la morte. Nei bambini piccoli, in genere prima dei due anni, i sintomi possono essere aspecifici e difficili da identificare, rendendo la patologia particolarmente insidiosa.

La meningite batterica, in generale, in Italia non è molto diffusa: nel 2014 ci sono stati 1479 casi, 1815 nel 2015 e 1376 nel 2016; la mortalità varia dal 10% (meningite da pneumococco) al 23% (meningite da meningococco di tipo C)[i]. L’interesse per questa malattia è cresciuto, fino a sfiorare l’allarme sociale (oggettivamente ingiustificato), a partire dal 2015, anno nel quale in Toscana sono quasi raddoppiati i casi di grave malattia da meningococco C, il tipo più aggressivo e con prognosi più sfavorevole. Nella Regione colpita il servizio sanitario ha reagito molto rapidamente, attivando un’estesa campagna di vaccinazione gratuità per le fasce d’età più a rischio di contrarre il batterio e sviluppare la malattia. Molta importanza, nella comunicazione, è stata data alla sensibilizzazione verso il concetto dei portatori sani che, in assenza di una copertura vaccinale estesa, contribuiscono alla diffusione del virus.

Al di là della situazione locale, vaccinarsi è importante: i vaccini disponibili contro il meningococco coprono attualmente tutti i tipi di batterio più frequentemente associati a malattia invasiva. Accanto al tradizionale vaccino contro il sierogruppo “C” sono stati infatti sviluppati prodotti tetravalenti (attivi contro i sierotipi A, C, W e Y) e, più di recente, è stata messa a punto una formulazione vaccinale in grado di proteggere contro il tipo “B”, più raro ma frequentemente letale in chi viene contagiato.

La vaccinazione è del tutto priva di rischi, dando luogo solo ad effetti collaterali benigni e di tipo locale (come irritazione nel punto di inoculo, in alcuni casi accompagnata da reazione febbrile di breve durata, a risoluzione spontanea).

La protezione vaccinale, anche nei limitati casi in cui non riesce a produrre una risposta immunitaria capace di bloccare l’infezione, ne attenuta in maniera significativa la gravità e aumenta di parecchio la possibilità di sopravvivenza. E’ importante inoltre comprendere che chi si vaccina smette di diffondere il batterio nella popolazione, contribuendo alla protezione dei soggetti che non sono altrimenti protetti.

Maggiori informazioni possono trovarsi presso alcuni siti specializzati, realizzati da esperti e associazioni di medici attivi nel settore della sanità pubblica, come il Sito di “Vaccinar-SI”[ii].

[i]http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2788

[ii] http://www.vaccinarsi.org/inprimopiano/2017/01/06/meningite-no-allarmismi.html

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