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L'Esperto risponde > Psicologia

I bambini, il corpo e gli affetti in tempo di pandemia

di Ezio Aceti

Si torna a scuola. A causa della pandemia, però, stiamo insegnando ai bambini tante cose sbagliate: la paura del contatto fisico con l’altro, la pulizia ossessiva delle mani, l’impossibilità di ridere e giocare insieme. Quali conseguenze avrà sulla loro psiche?

Quello che sta succedendo in queste settimane, lentamente ha ripercussioni sulla nostra vita sociale e personale. Prima della pandemia eravamo abituati a programmare la giornata, il tempo lo sentivamo al nostro servizio potendo spostarci e muoverci senza problemi. Questo ci dava la sensazione di governare la realtà e le cose. Ora non è più cosi, cambia la nostra vita di relazione.

Dobbiamo stare attenti a tutto e a tutti. Sembra che sia la realtà a determinarci in modo preponderante. Per non parlare poi delle relazioni affettive e amicali.

I rituali abitudinari delle manifestazioni degli affetti come la stretta di mano, il bacio, l ‘abbraccio, le carezze, sembrano quasi completamente scomparsi, sostituiti dal saluto col gomito o con la mano sul cuore.

Tutto questo porta psicologicamente molti di noi a vivere sospesi, sempre sul chi va là, un po’ impauriti, quasi dandoci la sensazione di non essere mai a posto e di vivere in una terra straniera. L’io sembra indebolito e non manifesta più, come una volta, il proprio essere.

Soprattutto la dimensione fisica e corporea ha subito uno smacco, perché costretta a ritirarsi, a starsene in un angolo, in attesa che la tempesta passi, che il virus venga definitivamente sconfitto. Chi ne soffre di più è il corpo.

Si, perché col pensiero ce ne facciamo una ragione, mentre il corpo vorrebbe esplodere, manifestare fino in fondo la gioia di essere fratelli e sorelle, ma non può. Questo digiuno fisico, concreto, ci fa comprendere quanto sia importante e prezioso il nostro corpo. Esso non è solo la sede delle reazioni fisiche, ma il luogo concreto ove manifestiamo chi siamo!

La psicologia dell’inconscio ha approfondito in modo sistematico il linguaggio dei corpi, arrivando a testimoniare come esso esprima, con i suoi movimenti e i suoi gesti, la realtà più profonda di noi. Gli studi hanno scoperto come ogni gesto, ogni sguardo assumono un significato, diverso e profondo, e fanno parte degli usi e costumi di ogni popolo e civiltà.

I nostri figli, poi, abituati a esprimere in modo predominante la vicinanza amicale con i segni del corpo, sono sicuramente contratti e soffrono di questa limitazione. Insomma la pandemia ha messo in crisi, soprattutto nelle giovani generazioni, modalità relazionali ormai consolidate.

Cosa fare?

Nell’attesa che in qualche modo il virus venga sconfitto, è necessario, per quanto possibile, sostituire il corpo con lo sguardo o altre manifestazioni che non eravamo abituati a utilizzare, come la mano sul cuore, il sorriso, la strizzata d’occhi e soprattutto il linguaggio, la parola.

Facciamo in modo che il linguaggio sia sempre meno volgare e spavaldo, che diventi invece sempre più civile e caloroso, carico di premure e di affetto. Meglio abbondare con parole d’affetto e di sostegno che con continue lamentele e denigrazioni.

Allora il “buon giorno” a scuola, il sorriso, l’interesse sincero per come va, insomma l’attenzione ad altre piccole premure, anche se non sostituiscono in modo completo l’abbraccio e il bacio amicale, possono comunque farci sentire insieme nel vivere e farci riconquistare la terra, la nostra terra, dove abitiamo come veri figli di Dio e fratelli fra noi.

Tutto ciò nell’attesa di abbracciarci tutti di nuovo, perché, nonostante le fatiche, questo è il desiderio struggente in ciascuno di noi. Un abbraccio di cuore a tutti voi.

 

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