Ero forestiero e …

Vedendo quella camera vuota e il bisogno di alloggio di tanti extracomunitari, Paolo non si sentiva tranquillo; di continuo gli veniva in mente la parola di Gesù «Ero forestiero e mi avete ospitato»
Ero forestiero Foto di Rebecca da Pixabay

Otto anni fa il nostro amico Paolo di Villazzano è rimasto solo, dopo che il figlio era andato a vivere per conto suo. Considerando quella camera vuota e il bisogno di alloggio di tanti extracomunitari, non si sentiva tranquillo; di continuo gli veniva in mente la parola di Gesù «Ero forestiero e mi avete ospitato».

L’anzianità, un principio di Parkinson e altri acciacchi avrebbero consigliato di non crearsi nuovi problemi, ma più forte in lui era il richiamo del Vangelo a mettere quella camera a disposizione di altri. Così, dopo aver ricevuto conferma del nostro appoggio concreto, ha intrapreso con generosità questa esperienza di accoglienza.

Varie le ospitalità che si sono susseguite nel tempo, per lo più di studenti stranieri ai quali abbiamo cercato di far sentire la vicinanza e il calore di un’altra famiglia.

L’ultima riguarda una giovane coppia con quattro bambini in età scolare, cristiani cattolici del Pakistan. Cinque anni fa era partito da Karachi solo Anthony, il capofamiglia. Arrivato a Trento e accolto poi da Paolo, lo abbiamo seguito provvedendo in questi anni a tutto ciò che riguardava il suo inserimento nel nuovo ambiente.

Ora Anthony è in regola: ha un permesso di soggiorno che riconosce la sua situazione di rifugiato politico; inoltre ha acquisito delle abilità che gli hanno permesso di intraprendere vari lavoretti.

Lo abbiamo aiutato anche a fare il ricongiungimento famigliare, di modo che il 5 dicembre scorso sono arrivati anche la moglie e i figli. Con l’aiuto del parroco di Villazzano è stato possibile trovare loro una sistemazione provvisoria.

La presenza, alla messa e in altri momenti di preghiera, di questa famiglia così diversa per cultura e tradizioni, ma con necessità di integrarsi, ha segnato una svolta nell’atteggiamento degli abitanti verso di loro. Ha iniziato una famiglia del posto con l’invitarli per il pranzo di Natale.

Altri, invece, dopo la curiosità e la distanza iniziali, ormai familiarizzano con loro, aiutandoli in vari modi: non solo procurando vestiti, alimenti, ma anche dando lezioni d’italiano, scambiando ricette trentine e imparando a loro volta piatti pakistani… in uno scambio rispettoso delle diversità che è arricchimento reciproco.

L’esperienza continua… Ora stiamo aiutando Anthony nella ricerca di un alloggio più adatto alle esigenze della famiglia, come pure di un lavoro più stabile.

Rimane costante in noi il riferimento al Vangelo, all’input datoci da Paolo, che in questa esperienza ha fatto e fa sprigionare energie e generosità col mettersi in gioco di molti, al di là di chiusure e pregiudizi.

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