Erik Peterson: il monoteismo come problema politico. Una teologia della storia?

Erik Peterson’s Monotheism as Political Problem (1935) occupies itself with the relations between theology and politics implicit in the constitution of the trinitarian dogma of the early centuries of Christianity, in conversation with Carl Schmitt and in opposition to all totalitarianism. Peterson contests the existence of an indissoluble link between theological concepts and particular political situations. During the years of National Socialism in Germany, Peterson notes the impossibility of an  immediate transposition of the theological belief in the sovereignty of Christ into political categories: a “political theology” understood as the religious justification of the existent is unacceptable from a Christian point of view. The German scholar shows the importance of the cosmic and eschatological horizon in the understanding of the monarchy of the triune God.

1. La fortuna tardiva del saggio
 
Molto è stato scritto intorno al saggio Der Monotheismus als politisches Problem di Erik Peterson1. Occorre subito dire che, pubblicato nel 19352, in tempi molto difficili ed oscuri per la Germania e per l’intera Europa, fu segnalato solamente da alcune recensioni3 di nomi illustri e da un articolo4.   Nel 1958 Joseph Ratzinger, in un saggio dedicato alla nozione di fraternità nel primo cristianesimo, ponendo in evidenza la natura pubblica della forma-Chiesa – contrapposta a quella delle associazioni misteriche – citava proprio lo scritto petersoniano5 (per riprendere poi in altro contesto l’argomentazione in una lezione salisburghese del 19706).

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