Erasmus dopo la Brexit

La Gran Bretagna è fuori dall'Ue e dal programma Erasmus anche se in realtà solo ora cominceranno le trattative con Bruxelles anche per la mobilità degli studenti europei. A margine della presentazione del libro “Pace e valori europei come possibile modello di integrazione e progresso in un mondo globalizzato” con 10 contributi di studenti dottorandi in tutta Europa, nostra intervista a Sofia Corradi, ideatrice del programma Erasmus dell'Ue.

Nostra intervista a Sofia Corradi, ideatrice del programma Erasmus dell’Ue.

Dopo la Brexit ci saranno danni per il programma Erasmus?
Mi dispiace molto che gli inglesi se ne siano andati, ma non sono preoccupata. L’Europa, però, è come se fosse un club di golf con 28 giocatori. Se uno dice che non ha più voglia di giocare a golf e si ritira dal club vuol dire che giocheremo in 27. Procurerà molto danno? Sono solo gli inglesi che ci rimettono. All’Europa non mancherà neanche la madre lingua perché c’è l’Irlanda, un Paese meraviglioso, con ottime università, ricco di verde, con quei cavalli simpatici con il pelo sulle zampe larghe, con fiumi dalle acque cristalline dove nuotano le trote arcobaleno. E poi ci sono meravigliose ragazze e ragazzi con gli occhi verdi e i capelli rossi: normalmente scoppia l’applauso. Questo perché, come ripeto sempre, l’Erasmus ha creato un nuovo spazio, non solo geografico e intellettuale, ma anche relazionale, con amicizie stabilite di persona durante lo studio all’estero.

Per i pochi che non lo sapessero ricordiamo cos’è il programma Erasmus?
Com’è noto, a partire dal 1987 con il programma Erasmus gli studenti universitari dei Paesi europei hanno la possibilità di compiere uno o due semestri di vita e di studio in un’università di un Paese diverso dal proprio, con pieno riconoscimento dei crediti conseguiti all’estero. E la mobilità internazionale è un ottimo strumento per la promozione della pace e di democratizzazione dell’educazione.

Cosa è cambiato in Europa con l’Erasmus?
Dalle rovine di Auschwitz e della Seconda Guerra mondiale, dalla negazione della dignità della persona, siamo riusciti a costruire una società basata sul diritto e da più di 70 anni non ci sono state guerre in Europa. Il Vecchio Continente è diventato un grande spazio di apertura, non di muri e chiusure e l’esperienza dell’Unione europea si è incarnata proprio nel programma Erasmus. In passato il grand tour era appannaggio solo di pochi ricchi. Gli studenti nati in famiglie senza grandi risorse non potevano permetterselo. Oggi quel gran tour, un viaggio nelle diversità delle culture, è un’opportunità per tutti quelli che lo vogliono cogliere. Non è obbligatorio ma è solo per chi è capace di mettersi in gioco. Ogni studente diventa un uomo e un cittadino europeo e del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e tutto ci riguarda e ci importa.

Quali qualità trasversali sviluppa l’erasmiano?
Una mentalità propensa a superare gli ostacoli mediante il dialogo anziché con il conflitto. Un periodo di vita e di studio all’estero sviluppa la creatività, rafforza il giovane nella fiducia in se stesso, impara a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda altrui, imprime nell’animo sentimenti indelebili di fratellanza umana. È un’esperienza di full immersion in un’altra cultura tra persone della stessa età anagrafica, dello stesso livello culturale e che si trovano ad affrontare gli stessi problemi di quotidiana vita universitaria. L’erasmiano non segue alcun corso sulla promozione della pace tra i popoli ma apprende direttamente dall’esperienza.

Cosa emerge dal libro “Pace e valori europei come possibile modello di integrazione e progresso in un mondo globalizzato”?
Il titolo del libro è stato deciso tre anni fa e tuttavia è collocato pienamente nella realtà odierna: le crisi umanitarie riguardanti i migranti, i giovani e la cittadinanza europea, la promozione della pace e i valori europei, l’integrazione tra culture diverse, i diritti religiosi nella Ue, la salvaguardia dei confini esterni dell’Europa. Sembra un titolo a caratteri cubitali da stampare sulla prima pagina di un quotidiano.

 

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