Epilessia, depressione e nervo vago

La stimolazione del nervo vago iniziò negli anni Novanta per trattare casi di epilessia resistente alla terapia farmacologica.
depressione

Il nervo vago origina dal tronco encefalico (midollo allungato, ponte, mesencefalo) e possiede fibre da cui partono stimoli verso quasi tutti gli organi del torace e dell’addome (cuore, stomaco, ecc.) e altre che fanno il percorso inverso. Le prime sono dette effettrici e trasmettono stimoli al corpo e ai visceri; le seconde, sensitive, inviano segnali in senso opposto, cioè dal corpo e dai visceri al tronco encefalico. Il suo percorso è molto intricato: da ciò il nome vago, cioè “errante”, “vagabondo”, dal latino vagus. La stimolazione del nervo vago iniziò negli anni Novanta per trattare casi di epilessia resistente alla terapia farmacologica, approvata in Europa dal 1994 e che ha dato negli anni buoni risultati. Si è infatti osservato che buona parte degli infermi trattati non solo aveva una notevole riduzione degli attacchi epilettici, ma trovava giovamento anche dai sintomi depressivi che inevitabilmente accompagnano questa malattia. Si è pensato così di estendere il trattamento anche a quei casi di depressione più gravi che erano resistenti alle terapie farmacologiche.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità calcola che le persone affette dal disturbo depressivo maggiore in tutto il mondo siano 340 milioni. Nel 2020 questa malattia sarà seconda soltanto alle malattie cardiache, nella classifica di quelle altamente invalidanti.

 

La stimolazione vagale agisce sulle fibre nervose che dalla periferia vanno verso il tronco encefalico e consiste nell’applicazione di un minuscolo congegno che emette periodicamente impulsi elettrici che arrivano così al cervello. In altri termini qualcosa di simile, ma ancora più piccolo, al segnapassi cardiaco, ormai conosciuto. Ovviamente l’indicazione per questa terapia deve essere data da uno psichiatra. La possibilità che fibre nervose provenienti dallo stomaco possano influenzare organi superiori, come ad esempio l’encefalo, e che una sollecitazione meccanica come quella illustrata possa modificare il tono dell’umore di un malato ci deve far riflettere sull’interdipendenza tra i vari organi ed apparati. Di ciò parleremo in modo più esaustivo.

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