Epatite A….ttenti!

Bambini
Un compagno di scuola del nostro terzo figlio Luigi, di 3 anni, quest’estate ha avuto l’epatite A. Noi lo abbiamo saputo casualmente dalla maestra che, però, non ha saputo darci altre notizie. Ipotizziamo che se il bambino è stato riammesso a scuola non vi siano rischi di contagio, tuttavia vorremmo sapere il suo parere e anche qualche informazione in più sul vaccino che abbiamo saputo essere disponibile . (Lina e Marco, Treviso) L’epatite A, nella descrizione classica, è una malattia febbrile acuta con ittero (colore giallo della cute), anoressia (mancanza di appetito), malessere, nausea. Nel bambino con meno di 6 anni il più delle volte la malattia è senza sintomi evidenti (spesso perciò la diagnosi è casuale o fatta a guarigione avvenuta, possibile solo andando a cercare gli anticorpi specifici) e si risolve senza conseguenze. Nell’adulto appare decisamente più impegnativa, con sintomi che a volte si protraggono per settimane e in qualche raro caso mesi, ma le complicanze serie e temibili per la vita sono fortunatamente rare. L’epatite A è una malattia determinata da un virus (Hav). Il virus è presente nelle feci dei soggetti affetti già due settimane prima dell’insorgenza dei sintomi e si diffonde attraverso mani contaminate dal germe e non disinfettate prima di entrare in contatto con la bocca o gli alimenti. La sua incidenza varia nel mondo, essendo endemica soprattutto nei Paesi poveri. Anche in Italia la frequenza varia da regione a regione e spesso da città a città. Ciò è comprensibile, perché il virus si trasmette prevalentemente attraverso il circuito oro-fecale e quindi la diffusione è condizionata dalle condizioni socio- economiche, abitative, igieniche, nonché dalle abitudini alimentari scorrette (tra queste particolarmente temibile è l’assunzione di frutti di mare crudi). Tra le misure fondamentali per prevenire il rischio di contagio e diffusione vi è l’attenzione alla detersione delle mani dopo il cambio di pannolino da parte degli operatori di asili nido, mentre ovviamente assoluta è l’igiene richiesta a personale che lavora alle mense, ristoranti, ecc… La vaccinazione dell’epatite A si può fare dai 2 anni in poi, con un richiamo dopo circa 6 mesi, che darà una copertura dal rischio di malattia per molti anni. Quando è il caso di vaccinarsi? La diversa epidemiologia ha determinato che in alcune regioni (quale la Puglia) si sia scelto di vaccinare tutti i bambini sopra i 2 anni, con risultati molto positivi in termini di riduzione dell’incidenza e la drastica riduzione dei casi di malattia, mentre non sono mai stati segnalati effetti collaterali gravi post-vaccino. L’elemento che può senz’altro consigliare il vaccino è la presenza nel territorio di frequenti casi di epatite A. Nel caso di cui riferite certamente il compagno di scuola è stato riammesso a frequentare la comunità perché non più infettivo, quindi si può stare senz’altro tranquilli. Vaccinarlo potrebbe essere una garanzia ulteriore, ma la decisione andrà presa insieme al vostro pediatra sulla base del reale rischio nella zona dove abitate (valutazione epidemiologica), mentre si consiglia senz’altro il vaccino per viaggi nelle zone del sud del mondo, dove la malattia è endemica.

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