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Cultura > Musica classica

Ensemble Salotto Europeo

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La stagione concertistica fa rivivere oggi le emozioni di un tempo non lontano

 

 

Affreschi dei pittori Manieristi sulla vita di Cristo nel cinquecentesco Oratorio del Gonfalone a Roma. La stagione concertistica di quest’anno propone le voci di Eleonora Contucci, soprano, Giampio Mastrangelo, flauto, Carlo Torlontano corno e Anna Grossi, pianoforte. Diciamo le voci perché gli strumenti hanno voce, e che belle voci. Pubblico scelto e silenzioso, acustica perfetta. L’Ensemble è nato dal desiderio di questi artisti – grandi professionisti e docenti – di fondare una associazione cameristica che ripropone la tradizione degli Ensembles nei salotti e nelle corti europee, con musiche di autori diversi, antichi e moderni, rappresentativi di un genere e di un’epoca.

Si tratta di far rivivere oggi le emozioni di un tempo non lontano, ma che è reso vicino dalla sensibilità e dalla bellezza delle esecuzioni. Quando si parla di bellezza bisogna subito dire che essa è la qualità sia della voce calda ed estesa del soprano Eleonora Contucci, sia della morbidezza del corno, della estrosità del flauto e della delicatezza del pianoforte che accompagna, sottolinea in modo discreto. Un’arte quest’ultima non facile che esige un profondo saper ascoltare le altre “voci”: ed è questo il risultato, da parte di ogni musicista, che ha reso appagante il concerto.

Gli autori passati in rassegna nei lieder sono stati Gounod e Massenet, Roussel, Spohr e Proch, Ciardi, Diémer e Saint-Saens, Berlioz e Chaminade. Una maggior parte, francese, come si nota. Musiche ora dolci, ora scherzose e vivaci, più spesso carezzevoli e sentimentali dal primo ‘800 al ‘900.

Non è mancata la parte virtuosistica dove il flauto si è espresso ne L’usignolo di Cesare Ciardi per soprano flauto e pianoforte: una vera gara di abilità, fantasia e impegno tra voce umana e strumento, vinta con un ex aequo meritatissimo. Della serie, quando la musica da camera è davvero da camera, cioè crea una simbiosi piacevole tra i partecipanti, una intimità che rafforza i rapporti umani e li pone su un piano più nobile. È ciò che la musica, resa con amore, sa fare. Ed è accaduto al Gonfalone.

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