Emozioni e formazione

A proposito dell’articolo “Martha Nussbaum - la concretezza della filosofia” di Chiara Andreola, apparso sul n. 13-14/2011.
Martha Nussbaum

Accogliere

 

«La filosofa statunitense introduce il tema delle emozioni nella riflessione politica ed economica. Per lei la crisi della società capitalistica è determinata dall’esasperato individualismo e dal conseguente antagonismo, che minacciano alla base la qualità della vita del singolo. In un altro testo, Nussbaum sottolinea come la crisi valoriale è fortemente avvertita anche in campo educativo: in questo settore la crescita economica è il parametro che determina tagli agli studi umanistici e artistici. Ma siamo sicuri che questa sia la sola strada da perseguire?

 

«Come insegnante, prima di scuola elementare e successivamente docente di filosofia e storia nei licei, ho sperimentato quanto sia importante la relazione educativa: identificarmi nel ruolo e accogliere l’altro per un rapporto propositivo e responsabile. È quanto mi sono proposta di fare nel corso degli anni. Ma quanto è difficile realizzarlo: paura dell’altro, insicurezza, sfiducia, solitudine. Sì, proprio solitudine, perché in un contesto sociale così competitivo posso sentirmi perdente e quindi esclusa se mi pongo delle domande “umanistiche”: sto bene in questa relazione? Cosa posso fare per me e l’altro in questo momento? Sento qualche minaccia in ciò che faccio? Avverto il piacere della relazione?

 

«Conoscere i propri sentimenti ed essere responsabili dell’azione che ne consegue è autonomia della persona. Essere e sentirmi autonomo equivale ad accrescere la mia autostima per valorizzare me nel rapporto con l’altro. Posso essere consapevole della mia paura rispetto al compito che mi è stato affidato o che ho intenzione di svolgere. Mi do la possibilità di attivare le risorse emotive e intellettive per affrontare l’ostacolo che mi si pone dinanzi.

 

«Ho potuto verificare quanto l’adolescente è schermato rispetto ai propri sentimenti: spesso non conosce la propria paura. Riconoscere il mio sentimento mi pone nella condizione di controllarlo e gestirlo: il sentimento distruttivo identificato è diluito, mentre quello positivo lo rafforzo allorché lo riconosco.

 

«Con la consapevolezza del sentimento mi do la possibilità di poter provare paura di non farcela rispetto al nuovo compito da affrontare e permettermi di sentire quel leggero senso di benessere di fronte al possibile buon esito in caso di vittoria. Ciò che chiamo ben-essere è amore per me e, allorché lo riconosco in me, posso relazionarmi all’altro con minore paura e maggiore propositività. Voglio che la mia vita sia continua formazione, non addestramento alla vittoria».

Emanuela Migliore

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