Emergenza Siria, piccoli passi verso la pace

Quarta tappa di un percorso di solidarietà dentro un Paese al centro di una guerra che dura ormai da 10 anni. Progetto Amu Emergenza Siria 2020
AP Photo/Felipe Dana

Nel decimo anno della guerra in Siria riportiamo a puntate, mantenendo l’immediatezza della cronaca, le pagine di un recente diario di viaggio, conclusosi prima del blocco totale da pandemia, collegato al progetto Emergenza Siria di Amu. Nel Paese, segnato profondamente dalle sofferenze inflitte, in particolar modo, sulla popolazione civile, svolge, in maniera ininterrotta, la sua attività solidale l’“Azione per un mondo unito” (Amu), ong espressione del Movimento dei Focolari.

La guerra in Siria è seguita costantemente su Città Nuova tramite i corrispondenti dal Medio Oriente. Nel merito del conflitto, che segna il fallimento della comunità internazionale e divide l’opinione pubblica, l’Amu ha promosso una lettera che pone domande aperte sulla Siria.

 

29 febbraio 2020

PACE! È la voce dei siriani oggi, quello che vorrebbero, in tutte le lingue. Ma non stanno lì ad aspettare, si rimboccano le maniche e iniziano a costruirla, passo dopo passo, attraverso i progetti che realizziamo insieme. Gettano semi che generano pace.

Ecco come…

Nelle attività di assistenza ai bisogni di base delle famiglie, gli operatori vanno a visitare una famiglia: una donna divorziata e due bambini piccoli, con pochissimi mezzi. A Natale l’operatrice raccoglie vestiti in buono stato da altre famiglie e li offre loro… dopo un po’ di tempo la mamma chiama l’operatrice e le chiede di passare da lei a casa. Quando arriva, la mamma invita la bambina a raccontare all’operatrice ciò che aveva detto a lei: «Come io ho ricevuto vestiti da altri bambini, anch’io voglio dare i miei vestiti, anche se non sono belli, a quelli che forse hanno bisogno come noi». E consegna un sacco che aveva preparato con i suoi vestiti affinché gli operatori lo diano ad altre famiglie. C’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Nel progetto di formazione professionale in sartoria, a Homs, una donna frequenta il corso e allo stesso tempo suo figlio frequenta il nostro centro educativo nella stessa città. Un giorno il bambino torna a casa e chiede alla mamma: «Perché gli insegnanti amano cosi tanto noi bambini e anche da voi le formatrici ti vogliono bene?». Con la semplicità dei piccoli ha capito il nostro approccio.

I bambini del centro educativo di Banyas vengono da situazioni molto difficili, sono tutti sfollati da altre città, Idlib, Aleppo, vivono in situazioni di miseria, come una famiglia di 6 persone – ad esempio -, che vive in una stanza solo con i materassi per terra e un rubinetto. I bambini che frequentano questo centro vengono dalla strada, anche a scuola vivono situazioni difficili e a volte si sentono discriminati. Dopo aver frequentato il centro educativo per qualche mese, dicono alle maestre: «Sentiamo che ci volete bene perché ci chiamate per nome, non come a scuola».

Questi giorni di formazione con gli operatori dei nostri diversi progetti in Siria sono l’occasione per approfondire il nostro specifico approccio allo sviluppo umano, quello di rafforzare le capacità di dono reciproco. E subito scatta il desiderio di mettersi in rete, condividere esperienze, competenze e lavoro: così gli insegnanti del centro educativo di Homs si offrono per andare a Banyas a rafforzare le competenze dei colleghi di quel centro educativo, appena avviato.

L’equipe di assistenza ai bisogni di base delle famiglie si offre per individuare le famiglie in cui ci sono anziani che hanno bisogno di assistenza e segnalarle all’equipe del progetto di formazione professionale per operatori socio sanitari, in modo da far incontrare la domanda e l’offerta del servizio di assistenza domiciliare.

Piccoli e grandi passi verso la Pace!

Primo marzo 2020

– Yallah, andiamo dai!

– Yallah!

– Non mi ricordo la strada, puoi indicarmi tu mentre guido, per favore?

– Certo, sono le cartucce scariche della tua pistola.

– …

– Che cos’ha detto?

– Ah ah ah… “Io sono le cartucce scariche della tua pistola”, qui si dice così per dire che io sono ai tuoi ordini, a tua completa disposizione!

 

Arriviamo a destinazione, al centro in cui si svolge il progetto di empowerment femminile. Oggi c’è la cerimonia di consegna dei diplomi alle 60 allieve del primo ciclo di corsi: alfabetizzazione, computer, artigianato in cera, cucina e catering, estetista e parrucchiera.

La sala è piena, un centinaio di persone, la gran parte donne, musulmane.

Salgono sul palco le prime cinque, donne velate sui 30/40/50 anni, una lavagna vicino a loro:

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Foto di F.Tortorella

– Ora vogliamo dirvi cosa abbiamo imparato. Io prima non sapevo distinguere le lettere fra di loro. Adesso vi faccio vedere… ecco, ora so scrivere queste due lettere simili ma diverse e le distinguo!

– Io vi faccio vedere come abbiamo imparato a fare i calcoli e a scrivere le parole… Ecco, adesso so scrivere una parola complessa e so anche dividerla in sillabe.

– Io invece vi faccio vedere come abbiamo imparato a scrivere una frase. Ecco… questo è il soggetto, questo il verbo e questo il complemento oggetto.

– Ma la cosa più importante che io vorrei dirvi è che adesso… adesso… adesso posso uscire di casa. Posso uscire e tornare a casa senza perdermi. Prima sbagliavo sempre il micro-bus e andavo in posti che non conoscevo perché non sapevo leggere il nome della linea. Adesso invece ci riesco!

Si alternano gli altri gruppi sul palco, dimostrazioni di acconciature complesse in 5 minuti, racconti di cucina, ecc.

Arriva una donna e racconta:

– Voglio ringraziare l’équipe per tante cose, ma soprattutto, soprattutto per l’onestà. Abbiamo trovato qualcuno di cui possiamo fidarci ciecamente, che ci vuole bene. La guerra ci ha divisi, ha diviso le cristiane dalle musulmane. Qui ci siamo ritrovate, abbiamo riscoperto la nostra amicizia. Grazie!

 

Alla fine della cerimonia c’è una piccola esposizione dei loro lavori di artigianato, andiamo a visitarla: legno, cera, candele, saponette…

– Quasi quasi compro delle saponette.

– Dai!

– Quanto costano?

– 200 lire (oggi equivalenti a 20 cents) e queste invece 300.

– Dai, compriamone una bella quantità, per amici, parenti, colleghi, così anche le donne qui possono guadagnare qualcosina (oggi il reddito medio è di 1500 lire/giorno)

– Si!

– Ecco qui. Quant’è in tutto?

– Sono 8.500 lire. Il ricavato va a un’altra associazione che si occupa di bambini con handicap.

– Ma…

La generosità di questi siriani non finirà mai di stupirci!

 

Usciamo, il cielo è solcato dalle tracce dei caccia militari. Nei nostri occhi rimane la gioia di queste donne e un cartellone sul quale hanno attaccato 60 post-it con tutte le ragioni per le quali dire GRAZIE a chi le ha sostenute.

 

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