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Italia > Opinioni

Elezioni. Parliamo di cose importanti!

di Benedetto Gui

- Fonte: Città Nuova

Una seria agenda politica deve stimolare il confronto su questioni come il riscaldamento globale, la politica estera in Medio Oriente e il ruolo di Nato e Usa, la demografia mondiale, i paradisi fiscali e la redistribuzione del reddito verso l’1%. Si discute, invece, delle agevolazioni fiscali per gli animali domestici

Il valore della produzione annua di Cina, Giappone e India ha superato quello degli Usa, che a sua volta supera quello dell’Unione Europea. E tutto lascia pensare che la tendenza al ridimensionamento del peso economico dell’Occidente sia destinata a continuare.

L’instabilità politica del Medio Oriente, snodo drammatico dei contrasti tra le grandi potenze mondiali e regionali, non accenna a diminuire e aumentano le tensioni tra Turchia e Stati Uniti, membri certo non secondari della Nato, l’alleanza che fin qui ci ha permesso di restare tranquillamente nelle retrovie del confronto militare che, purtroppo, non è terminato con la fine della Guerra Fredda.

Con la presidenza Trump, il benevolo paternalismo degli Usa verso il nostro continente è messo in discussione, e il ribollire economico e politico dell’Estremo Oriente ne sposta l’interesse strategico prioritario verso l’Oceano Pacifico.

Si potrebbe continuare con la necessità di regolamentare i paradisi fiscali dove si nascondono patrimoni di ricchi sempre più ricchi, con le tendenze demografiche che continuano a ridurre la quota della popolazione mondiale che vive nelle nostre terre a Nord del Mediterraneo e ad Ovest degli Urali, o con l’esplodere delle contraddizioni della nostra civiltà sul versante ambientale.

Non dico questo per alimentare il crescente senso di scoraggiamento, che ci sta portando, per reazione, a chiuderci in casa con i nostri amati animaletti domestici, ovvero, per i più versati con l’elettronica, a scambiarcene le immagini con WhatsApp.

Ogni epoca ha avuto i suoi problemi, la nostra ha i suoi, e a noi che la viviamo tocca affrontarli nello stesso modo in cui i nostri padri, nonni o bisnonni hanno dovuto affrontare i loro. Ma allora parliamone! Una recente indagine demoscopica del Pew Research Center assegna all’Italia un poco invidiabile primato: la percentuale più bassa, tra i 10 Paesi europei considerati, di cittadini che seguono con attenzione le notizie internazionali: solo il 5%!  Se si aggiungono i cittadini che le seguono almeno un po’, riusciamo a superare di mezza ruota l’Ungheria, ma restiamo al di sotto di Messico, Tunisia, Venezuela e di vari Paesi africani.

Quale delle due sia la causa dell’altra non saprei, ma la nostra disattenzione verso le notizie internazionali va di passo con la poca attenzione del dibattito politico verso ciò che avviene al di là delle nostre frontiere. Al di là di battute ad effetto sui politici d’Oltralpe o sui motivi di tensione con le istituzioni internazionali, raramente vediamo i candidati alle prossime elezioni proporre strategie di ampio respiro da perseguire nei prossimi decenni, preannunciarne i costi e indicare entro quali quadri di alleanze potrebbero realizzarsi. Ciò vale in modo particolare per chi continua a sventolare la bandiera di un distacco dall’Unione europea.

Si sa, soprattutto in periodi di crisi: indirizzare la rabbia degli elettori verso un colpevole lontano sembra essere sempre una buona carta, salvo magari fare macchina indietro quando le domande sulle conseguenze si fanno troppo incalzanti. Se si vuol essere seri, nel proporre l’uscita da un sistema, non solo di alleanze, ma di integrazione crescente, occorre chiarire cosa si vuol fare di simile o di diverso sugli innumerevoli terreni in cui l’Unione ha in questi anni preso un indirizzo: un’impresa titanica anche per statisti esperti e competenti.

L’impegno a guardare al mondo, però, riguarda tutta la politica, perché anche restando nell’Unione, all’Italia tocca comunque un ruolo attivo di proposta e di indirizzo. Con tutta la simpatia per gli animali da compagnia e per i loro proprietari, penso che la questione del loro trattamento fiscale – che ha interessato la stampa – non debba essere al centro delle nostre preoccupazioni.

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