Elegia per Romeo & Giulietta

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Se il teatro d’opera è l’espressione vergine del sentimento, I Capuleti e Montecchi del ventinovenne Vincenzo Bellini ne sono un esemplare stupefacente. Tutto il pathos, l’angoscia, il lirismo del primo amore adolescenziale vi si innalza purissimo al di sopra delle faide familiari della novella di Bandello (più che dell’opera shakespeariana), verseggiata da un raffinato Felice Romani. Nonostante l’evidente influsso rossiniano, Bellini è sé stesso: ariosi dolcissimi, recitativi dove parola e musica si scolpiscono classicamente, bellezza di una melodia che tempera il fuoco dell’amore nel canto sublimato delle voci e dell’orchestra, il cui strumentale forgia colori delicati e allo stesso tempo frementi. I grandi capolavori – Norma, Sonnambula, Puritani – non sono lontani: già quest’opera in due atti segna, per chi incontra Bellini, un momento di poesia indimenticabile, perché entra nell’anima per non uscirne più. L’allestimento di Roberto Laganà Manoli (regia, scene, costumi) al romano Teatro dell’Opera – da cui mancava dal 1978 – mirava al rispetto dell’atmosfera belliniana, sospesa fra morte incombente nella casa-prigione- tomba dalle tinte bianco-nere, trepidazione amorosa, lotte familiari. Una parete-velario mobile apriva o chiudeva lo sguardo su ciascuno di questi momenti, cui una luce soffusa vivificava la sobrietà delle scene e dei costumi dai teleri del Carpaccio; mentre la regia limitava i movimenti scenici ad un moto circolare come la tipica melodia belliniana. Di qui, lo spazio per la resa musicale dell’opera che la direzione espertissima di Nello Santi ha arricchito di illuminazioni particolari: il calore e colore cantante dei legni, specie il romantico clarinetto di Calogero Palermo, la leggerezza aerea dell’arpa, l’assolo patetico del violoncello (Jorge Guillermo Schultis), la densità dei corni (un po’ penalizzati, invece, sono sembrati gli archi). Quanto al cast, certo è brillato il Romeo focoso di Sonia Ganassi insieme alla cristallina Giulietta di Adriana Marfisi ( cui suggeriremmo un maggior uso dei pianissimo), mentre purtroppo Francesco Piccoli (Tebaldo) e Franco De Grandis (Capellio) non sono apparsi vocalmente all’altezza, insieme al coro a volte diseguale. (Del secondo cast, assai promettenti Eteri Lamoris e Manuela Custer). Lo spettacolo, onestamente, specie per merito del direttore, ha regalato emozioni intense cui ha reagito con entusiasmo un pubblico ancora conquistato dall’elegia di Bellini. IL CANTICO PER LA PACE Nella basilica romana dell’Aracoeli strapiena di un pubblico caloroso, le Acli, in collaborazione con l’Ucei (Unione comunità ebraiche italiane), presenti il sindaco Veltroni, il segretario della Cei mons. Betori, autorità regionali e provinciali, lo scorso 14 febbraio hanno voluto si svolgesse, nel giorno degli innamorati, un Concerto sulle note del Cantico dei Cantici: simbolo del dialogo interreligioso per la pace, ed anche preghiera” che propone la fraternità universale e tra i popoli come chiave per costruire l’unità della famiglia umana. Flavio Bucci e Claudia Koll hanno aperto con la lettura del poema biblico, di pregnante attualità, nella traduzione di Amos Luzzatti. La Koll, accompagnandosi col salterio, ha modulato e recitato con intensa partecipazione personale – di voce e d’anima – il testo; più contenuto l’innamorato di Flavio Bucci. È seguito poi il Cantico dei Cantici, Cantata per soli coro e orchestra del giovane Christian Carrara (2003) in lingua ebraica, che, nella sua chiarezza tonale, presenta momenti di autentica emozione. S’è concluso con la celebre Misa Tango dell’ebreo argentino Luis Bacalov: messa interreligiosa per eccellenza – i riferimenti al dogma cristiano sono infatti espunti dal testo in una visione condivisa dalle fedi monoteistiche – che sul ritmo del tango, danza vitale, presenta più un’accorata invocazione alla misericordia divina che un inno alla speranza. Uno spiraglio verso l’alto sembrerebbe aprirsi, al pari del Requiem verdiano, dopo un dialogo teso fra l’orchestra e i solisti Isabella Giorcelli (soprano) e Roberto Abbondanza (baritono) eccellenti, come pure la prestazione dell’Orchestra Filarmonica di Lublino, guidata con precisione dal direttore – compositore Flavio Emilio Scogna. m.d.b.

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