Egidio, anima arresa

Era una firma popolare tra i lettori di Città nuova. Per anni, infatti, finché non glielo ha impedito la malattia, Egidio Santanché è stato un nostro collaboratore apprezzatissimo per competenza, buon senso e originalità, nonché per lo stile inconfondibile. La sua rubrica La psiche dei piccoli era di gran lunga la più seguita e la corrispondenza con lui la più nutrita. Non si contano i grazie di quanti dai suoi articoli e libri, oltre che da colloqui, hanno imparato a rapportarsi con i piccoli, i suoi prediletti. La morte avvenuta lo scorso 17 giugno ci offre ora l’occasione per far conoscere la dimensione più interiore di questo medico e pediatra marchigiano che ha intensamente vissuto e che – è stato detto – è diventato adulto restando bambino evangelico. Sì, quel bambino additato a modello da Gesù per la sua innocenza, il suo fiducioso abbandono all’amore di un papà, la sua capacità di stupirsi e di gioire di tutto… Mentre scrivo, ricordo – emergente dal caos fantasioso in cui teneva di solito la sua camera – una foto giovanile di Egidio, mentre radioso correva verso l’obiettivo. Penso che quella immagine colta in un momento di grazia gli ricordasse il suo dover essere: andare incontro ad ogni prossimo per circondarlo in un abbraccio d’amore. Oggi darei a quella foto anche un altro significato: esprimeva la gioia di chi sta per tagliare un traguardo. Terzogenito di undici tra fratelli e sorelle, nasce a Genova nel gennaio del 1927 in una famiglia piena di affetti e di vivacità, ancorata ad una robusta fede cristiana. Nella loro casa ad Ascoli Piceno (la nostra grande casa isolata in mezzo ai campi, dalle cui finestre si scorgevano le colline trapuntate di ulivi, coltivazioni di grano e di canapa, e di sera indimenticabili tramonti), i giovani Santanché trascorrono un’infanzia spensierata a stretto contatto con la natura: un’esperienza che segnerà per sempre Egidio. Altrettanto indelebile, ma in maniera diversa, quella precoce del dolore, dovuta alla morte della madre nell’aprile 1940. Quattro anni dopo si trasferisce con suo fratello Giuseppe a Torino per iniziarvi gli studi universitari: lì si trova immerso nel fervore della ricostruzione del dopoguerra, e in vista della prima competizione elettorale lavora in prima fila sotto la guida entusiasmante di Carlo Carretto. Influirà sulle sue scelte future l’incontro con padre Agostino Gemelli, di cui serba in cuore l’invito a studiare psichiatria da credente (Se uno psichiatra non crede, vede l’uomo senza anima, e come può rivolgersi a lui?). La specializzazione in pediatria Egidio la fa a Roma, ospite di un pen- sionato universitario fondato da suo fratello maggiore Gioacchino, dirigente regionale dell’Azione cattolica. E proprio nella capitale avviene l’incontro che darà la svolta alla sua vita: attraverso alcuni focolarini, s’imbatte nel vangelo vissuto, il sogno della mia adolescenza, il motivo della ricerca negli anni dell’università. Egidio ne scrive in una lettera infuocata a sua sorella Adele e a Giuseppe. Che a sua volta, dopo aver conosciuto i focolarini di Torino, gli risponde: Fanno sul serio, andrò fino in fondo!. Fugate le perplessità di Gioacchino (il movimento, infatti, attende ancora l’approvazione della chiesa), dopo pochi mesi i due fratelli entrano a far parte insieme del focolare romano. È il 1° marzo 1953. Quasi contemporaneamente però si evidenziano per Egidio i primi sintomi di un grave esaurimento e di una forte prova spirituale che in momenti diversi si ripresenteranno lungo gli anni. Iniziò un periodo di vera insonnia. Stentavo ad eseguire anche i più semplici lavori, a prestare a lungo attenzione, a seguire il filo di un discorso. Nelle fuggevoli apparizioni in clinica, indispensabili per le firme, mi accorgevo che i colleghi venivano respinti dal mio aspetto stravolto, insicuro, assente… Per gli scrupoli, nonostante le rassicurazioni di svariati confessori, mi era difficilissimo andare alla comunione. Era scomparsa la fiduciosa esperienza dell’amore di Dio, della sua misericordia… Il vuoto mi attirava. Spesso pensavo che con un po’ di coraggio avrei sollevato gli altri del mio peso…. In quel periodo particolarmente delicato Chiara Lubich fu più che mai vicina a Egidio come vera guida spirituale: È una prova – mi diceva -, la supereremo insieme… anche con delle cure. Vedrai, per te che sei medico si rivelerà preziosa: oltre a scavarti dentro, ti aprirà il cuore per comprendere il dolore altrui. Parole come queste erano per me un balsamo, sia pure temporaneo. Ed ecco, a distanza di tempo, la lettura che Egidio dà di questo travaglio durato circa tre anni, tra momenti di vera disperazione: Avevo costatato che, almeno nella fase iniziale della malattia, buio e angoscia potevano sparire o essere attenuati, sia pure per brevi momenti, tutte le volte che riuscivo a dimenticarmi davanti a un prossimo, a pregare, a offrire il patire; oppure quando mi era accanto qualcuno capace di amore vero. D’altra parte gli aiuti spirituali non potevano essere risolutivi: occorrevano anche le cure mediche. Così, dopo altre sofferte ricerche, mi imbattei finalmente nella persona giusta… Quindici giorni di cure energiche, vissuti nella sospensione, poi piano piano il ritorno alla vita. Ricordo con intensità e vivezza le impressioni di questa seconda nasci- ta: dall’ammirazione per lo spettacolo meraviglioso delle bollicine che si formano in una pentola d’acqua sul fuoco, alla gioia rinata nel riscoprirmi ancora capace di amare, a una nuova capacità di intuizione del valore del dolore. La sensazione netta di essere passato attraverso un fuoco purificatore, di aver conosciuto orizzonti impensati, come l’altra faccia della luna. Non so se avrei il coraggio di rivivere momenti del genere; certo è che quegli anni sono stati i più preziosi della mia vita. Terra sconvolta dalla piena, ma fecondata, vedevo così chiaro che tutto è vanità, che nella notte di ogni cosa l’unica presenza verso cui tendere è Dio. E quanto meschine mi apparivano le pretese di essere stimato, le ribellioni alle critiche. Così, spento quasi l’io, risultava facile l’ascolto, la comprensione di qualsiasi dolore e atteggiamento. Si avvera, insomma, quanto Chiara aveva previsto: perché è passato attraverso la purificazione del dolore estremo, è in grado ora di aiutare innumerevoli persone provate dalla vita anche nella psiche, tanto più che si è specializzato in psichiatria. Questa fecondità di Egidio si evidenzia, pur fra alterne vicende, nei quasi vent’anni trascorsi come medico pediatra tra Roma e Trieste, come pure nel periodo in cui è direttore del riformatorio Lombroso di Torino. E a proposito di quest’ultima esperienza: Non mi sembra quasi vero che in un tempo relativamente breve siano potute accadere tante trasformazioni. Alcune nostre iniziative, per quei tempi rivoluzionarie, sono seguite oggi dagli istituti governativi. Quello che è stato determinante, ed in parte spiega il nostro successo, è stata la profonda unità tra alcuni operatori e poi il clima di aperta fiducia che ha aiutato gli ospiti a costruire tra loro un rapporto familiare, sincero. All’inizio degli anni Settanta, Egidio ritorna a Roma dove continuerà a lavorare come pediatra nei consultori e come medico scolastico fino al 1998. Colpiscono in lui la capacità di amare senza nessun calcolo, nemmeno spirituale, la forza della radicalità evangelica espressa con dolcezza; forza che egli esercita innanzitutto su sé stesso. Non sempre – confida infatti -, ora che tutto è passato, riesco a tacere, ad ascoltare senza echi di voci; il futile, il piatto, il non vero è sempre in agguato. Per gustare di nuovo la vera gioia, trovo prezioso allora rituffarmi nel dolore, ripercorrendo la strada del distacco e della povertà. Così, ad un amico che gli ha confidato un momento di prova, può scrivere: Certamente l’Eterno Padre sta lavorando… anzi inizia a lavorare. Occorre stare fermi veramente, come la creta nelle mani del vasaio. Non serve guardare alle assurdità esterne, neanche alle soddisfazioni, se ce ne sono, l’importante è avvertire la mano che modella, non impressionarsi del vortice che sembra stordire, che toglie il fiato… È l’unica cosa che vale. Quella che ci prepara la veste nuziale, quella che è alla base dello sconosciuto disegno che Dio conosce e attua a patto che noi siamo docili, fermi…. Veramente non trovo pagina evangelica che si adatti ad Egidio più di questa: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi… Imparate da me che sono mite ed umile di cuore: era il suo dover essere, che egli ha testimoniato in modo anche eroico, aiutando concretamente innumerevoli persone dall’esistenza particolarmente travagliata. Per tante di loro, forse, l’unico aggancio con Dio e con la chiesa è rimasto proprio lui, Egidio. Nell’estate del 1998, subisce un delicato intervento chirurgico, dal quale stenterà a riprendersi. A Grottaferrata, sui Castelli Romani, dove è attentamente accudito dai suoi compagni di focolare, tutto il suo raggio d’azione è ormai limitato al computer, col quale scrive gli articoli che continua a mandarci in redazione ed è in collegamento costante con tanti amici di una vita. Per mesi – scrive uno di loro -, Egidio si è preso cura di me, come un buon padre scrupoloso, premuroso e paziente, corrispondendo quotidianamente con me con messaggi via e-mail o posta, scritti, foto, poesie, libri… guidandomi anche sulla via stretta dell’amore al servizio di Dio, confortandomi, incoraggiandomi, sferzandomi quando necessario, finché non ha visto che ero abbastanza pronto per continuare da solo. È stata un’enorme fortuna, per me, il suo incontro. Certo ancora maggiore, l’incontro con Dio. Il 29 settembre 2001, dopo 31 anni, mi sono di nuovo riaccostato ai sacramenti. Nel giugno 2003 Egidio viene colpito da un ictus. Da allora il quadro medico andrà progressivamente peggiorando soprattutto dal punto di vista della coscienza e della comunicazione. Fino al volo finale, che da vero poeta quale è ha già descritto: Sarà un frullo d’ali/ poi il silenzio/ lassù/ nell’azzurro infinito/ per sempre. CHIARE LE STELLE Si potrebbe scrivere una storia di Egidio solo a partire dalle sue poesie. Dotato infatti di una vena poetica che negli anni ha prodotto frutti sempre più maturi, era solito accompagnare con componimenti in genere brevi, quasi lampi di luce, tappe e momenti del suo itinerario spirituale: sostanzialmente un colloquio tra l’anima e Dio, che rie- cheggia la grande poesia dei salmi. Ne diamo qui qualche esempio. Perché ho tutto perduto/ silenziosamente attendo/ che tu venga/ improvviso ad abitarmi./ So che tu ami/ riempire di luce/ l’anima arresa che non ha sentieri/ più/ per fuggire. Devi sorridere sempre/ anche se il pianto geme/ nella tua anima spenta./ Devi sorridere/ perché nessuno si accorga /che non hai più meta/ e che cammini solo./ Devi sorridere/ perché conosci/ il segreto dell’Amore nascosto/ Ché solo nella notte più buia/ risplendono chiare le stelle. Ora, Signore, lasciami andare…/ forse mi hai adoperato/ perché nelle tue mani/ mi sono sentito sicuro/ quando hai scavato, inciso, spezzato./ Lieto contemplo/ l’opera tua terminata…/ pur se mi sento/ strumento a terra caduto/ tra le scaglie di pietra/ come inutile cosa. Con carboni ardenti/ mi hai purificato, Signore…/ che resti ora/ il tuo fuoco/ nell’anima arresa all’Amore.

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