Effervescenza collettiva

«C'è una spiegazione psicologica al fatto che quando assisto a un concerto di musica classica mi ritrovo a sperimentare sentimenti spirituali a forte impronta collettiva?». Luisa - Napoli
Musica Classica

Niente di strano in tutto ciò, anzi. L’uomo fa parte di una catena di individui tra loro interconnessi all’interno di un universo più grande. E il processo di dare e ricevere informazioni reciproche meglio conosciuto con il termine di feedback è una manifestazione comportamentale delle convinzioni e dei valori relativi all’importanza di questo legame.

 Per cui, sviluppando la capacità di dare e ricevere feedback, faccio crescere le connessioni tra di noi e mi rendo libero, così da diventare chi sono veramente. “Io” diventa “noi”. Creando una connessione con l’altro, mi libero della mia prigione interiore, sviluppando un forte senso di appartenenza.

A questo proposito diversi psicologi che hanno studiato i sentimenti di questo misterioso senso di legame affermano che vi sono poche altre occasioni a cui assiste un così grande numero di persone, come nel caso di un concerto, pensa e sente le stesse cose ed elabora le stesse informazioni.

Se si ascoltano dal vivo i Concerti Brandeburghesi e le toccate e fughe di Bach, così come tante altre opere musicali, allora è possibile che questa compartecipazione produca negli spettatori la condizione che Emile Durkheim chiamava «effervescenza collettiva», che non è altro che il sentimento di appartenere a un gruppo con una concreta e reale esistenza. E questo è il sentimento che, sempre secondo Durkheim, sta alla base dell’esperienza religiosa, ovvero, un sentimento di indivisibilità di sé dall’altro. Non tutti credono in un particolare Dio, ma molti ritengono che esista una forza intelligente che muove l’universo; forse per questo il passo iniziale di un cammino spirituale, impregnato fortemente del sentimento di “effervescenza collettiva”, consiste nel riconoscere che la vita si svolge meglio ed ha maggior significato quando siamo in armonia con questo “ordine invisibile”.

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