Editoriale

Il presente fascicolo di «Sophia», numero 2/2013, si caratterizza per l’impronta fortemente inter e transdisciplinare che dà forma ad ogni singolo contributo. Il numero si compone di studi senz'altro non omogenei per occasione e finalità di composizione, e che tuttavia esibiscono intime e sorprendenti convergenze quanto a metodo e prospettive di ricerca. Ciascuno di essi, infatti, dal proprio peculiare punto di osservazione, si muove al crocevia tra differenti discipline, tentando – quando in nuce e quando invece in maniera più estesa – un raccordo con temi o griglie d’interpretazione proprie di discipline altre rispetto a quella abitualmente coltivata da ogni autore.
La rubrica Saggi ospita innanzitutto, a firma di P. Coda, una breve analisi del discorso con il quale, il 15 agosto del 2001, Chiara Lubich diede avvio all’Istituto Superiore di Cultura, prodromo immediato dello IUS. Si tratta di un primo scavo dell’intuizione incandescente e dei contenuti fondamentali di quel discorso, al fine di esplicitarne il valore fondativo, in quella circolarità ininterrotta tra dimensione sapienziale originaria e specificazioni disciplinari che costituisce il proprium della missione accademica dello IUS. Segue la prolusione per l’inaugurazione dell’a.a. 2012/2013, tenuta da P. Ferrara il 18 ottobre 2012 presso l’Istituto Universitario Sophia. Alla ricerca di una possibile descrizione del concetto di “pace costituente”, da consolidarsi in vista della declinazione dei presupposti pragmatici di nuove forme di cooperazione politica strutturata tra i popoli, è pertinente il riferimento ad una categoria, quella di “fraternità”, a cui la teoria delle relazioni internazionali non è solitamente abituata. Viene poi offerta una sintesi panoramica della prima tesi dottorale discussa allo IUS: l’autore, P. Frizzi, espone radici, sviluppi e prospettive del dialogo tra cristianesimo e religioni nel ‘900, concentrando il proprio sguardo sulla prassi della Lubich e del Movimento dei Focolari in questa direzione. Il metodo, al crocevia tra storia, teologia e sociologia, è intenzionalmente inter e transdisciplinare. S. Vargas Andrade, infine, individua nell’intuizione del significato dell’abbandono di Gesù in croce il “filo rosso” del carisma della Lubich, e si concentra sulle implicazioni teologico-trinitarie del pensiero della Lubich, in particolare in riferimento alla partecipazione umana alla vita immanente del Dio trinitario rivelatosi nella storia.

 

Declinare il principio di fraternità in ambito giuridico e politico è l’obiettivo manifesto dei contributi ospitati dalla rubrica Forum, che riprende alcuni degli interventi tenuti nel corso del Seminario “La fraternità come principio relazionale giuridico e politico”, organizzato dal Dipartimento di studi politici dell’Istituto Universitario Sophia e da altre istituzioni accademiche, in collaborazione con la RUEF (Red Universitaria para el Estudio de la Fraternidad) nei giorni 11, 12 e 13 marzo 2013 a Loppiano (Incisa in Val d’Arno, Firenze). Ad introduzione e quale chiave di accesso ai contributi vi è una presentazione, a firma di A.M. Baggio, degli intendimenti del Seminario, nonché dei contenuti fondamentali dei testi qui pubblicati. Ad essa, pertanto, si rimanda.

La rubrica Laboratorio presenta una sintesi della tesi con la quale una studentessa dello IUS ha conseguito la Laurea Magistrale in “Fondamenti e prospettive di una cultura dell’unità”. L’impegno è stato quello di illustrare comparativamente le posizioni dei legislatori italiano e belga in materia di “procreazione medicalmente assistita”. Anche in questo caso si è mostrata ben visibile la necessità di un dialogo tra discipline differenti, al fine di rinvenire pertinenti criteri di orientamento: il Diritto ha dovuto interrogare previamente le discipline bioetiche, per poter successivamente elaborare linee-guida in ambito giuridico.

La rubrica Recensione, infine, prende in esame il volume edito da J. Polkingorne, The Trinity and an Entangled World. Relationality in Physical Science and Theology, composto di saggi di vari autori che hanno inteso confrontarsi col tema della struttura del reale al crocevia tra fisica e teologia, mettendo a fuoco in particolare la categoria di “relazionalità”. La recensione del volume, ad opera di J. Povilus, P. O’Hara e C. Slipper, condivide con esso il medesimo afflato interdisciplinare, assieme ad una certa prevalenza della chiave di lettura offerta dalle discipline teologiche.
 

A conclusione del fascicolo, gli Indici per l’anno 2013.
 

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