Ecumenici, europeisti, solidali e in rete

Tre anni o un secolo? A Lipsia, ha preso avvio una serie di appuntamenti tra sedici movimenti cattolici, evangelici e di Chiese libere per favorire l’incontro tra Est e Ovest della Germania. In Romania, si sono sviluppati rapporti tra cattolici ed ortodossi. In Danimarca, si sono radunati cattolici e protestanti, e crollano i pregiudizi. Nei Paesi Baschi, venti movimenti e comunità si sono ritrovati per un impegno a favore delle proprie città. Ma gli effetti di Stoccarda 2004 hanno superato gli oceani. A El Salvador, un incontro tra cristiani di tutto il Centro America. In Australia, nuovo impulso al processo ecumenico. L’elenco continua. Risultati inattesi. E in meno di un triennio,mentre normalmente sarebbe servito un secolo. La sfida di stimarsi reciprocamente e di collaborare lanciata allora è stata raccolta. Commozione e gratitudine traspaiono dalle parole di chi apre il convegno del 10 e 11 maggio davanti a tremila responsabili degli oltre 250 movimenti e comunità delle diverse Chiese cristiane europee, giunti a Stoccarda da venti Paesi. C’eravamo abituati a vivere nella nicchia della società, in cui ai cristiani era permesso di esistere. Non speravamo più che potesse cambiare l’atmosfera spirituale in Europa, ha introdotto il tedesco Gerhard Pross, evangelico. Dio ci ha interpellato di nuovo. E ha ricordato che Chiara Lubich aveva parlato di una seconda chiamata per chi aveva intrapreso il cammino Insieme per l’Europa. Una chiamata che scuote, come è emerso da un gustoso duetto tra padre Heinrich Walter, responsabile generale del Movimento di Schönstatt, e Walter Heidenreich, fondatore di una Chiesa libera. Sacerdote, il primo, laico, il secondo. Cattolico, l’uno, evangelico, l’altro. Si erano conosciuti nel 2004, qui a Stoccarda, a quell’ appuntamento che non aveva precedenti nella storia. L’incontro fu suggellato da un patto d’amore reciproco tra tutti sulla base del comandamento nuovo di Gesù. Conseguenti a quel pubblico impegno, l’uno invitò nella propria sede l’altro e il suo gruppo dirigente. Un tarlo li rodeva, da autentici tedeschi: cosa fare tutto il giorno? cosa dire? Alla fine, è stata una splendida giornata – ha affermato padre Heinrich, dal palco della Liederhalle -. Abbiamo parlato di noi stessi e delle nostre due comunità, scoprendo con gioia tante cose . Completava Walter Heidenreich: Ci siamo trovati con il cuore allargato. Gesù sta camminando con noi per guarire il suo corpo diviso. L’amore risana e produce opere: partì subito una raccolta di fondi tra i fedeli evangelici per le iniziative di Schönstatt a favore dei poveri. Questa è la cifra di Stoccarda 2007. Non una vetrina di edificanti proponimenti, ma un momento di sosta di realtà ecclesiali che hanno iniziato un cammino di comunione per una comune missione: contribuire a rinnovare la società. Funsero da premesse la veglia di Pentecoste ’98 dei movimenti a Roma e l’incontro tra responsabili di comunità in Germania nel ’99. Nacque una corrente di rapporti reciproci, che culminò a Monaco di Baviera nel dicembre 2001 con l’impegno a guardare coralmente all’Europa, varando l’ipotesi dell’appuntamento 2004. Un procedere davvero in controtendenza, quello degli ideatori. Credono nel ruolo che il Vecchio continente unito possa svolgere nel mondo, proprio quando l’Unione a 27 membri mostra preoccupanti segni di cedimento. Sono animati da un ammirevole dinamismo ecumenico nella attuale stagione di dialogo tra le Chiese. Il loro convincimento è che il Vangelo non serva solo dai tetti in su. Da qui, l’intento di affiancare all’Europa della politica quella dello spirito. Un progetto rivelatosi contagioso. In tre anni, i movimenti e le comunità che hanno sposato la causa sono passati da 150 a 250. I cristiani hanno una parola da dire al continente – ha chiarito Gérard Testard, presidente del movimento francese Fondacio – non per arrivare ad un’Europa cristiana, ma per creare un’Europa in cui si respirino i valori di democrazia e fraternità. Politica ed economia, famiglia e giovani, emarginazione ed ecologia, dialogo ecumenico e comunicazione sono stati i temi della riflessione nei 22 forum e nelle 16 tavole rotonde. Insomma, non tanto una grande manifestazione, ma un modo di guardare all’Europa come cristiani, all’insegna della cultura della comunione. Risultava evidente, questo motto, sabato 12 maggio. Il colpo d’occhio dal palco del Palasport Hanns-Martin Schleyer era formidabile. Novemila persone, dall’Irlanda alla Russia, a sottolineare che Dio unisce, ma non omologa, perché gode della diversità, come sottolineato nei saluti iniziali dell’assise, trasmessa via satellite in 52 città e tradotta in 15 lingue. Penso che Dio abbia un sogno e voi siete una parte del sogno di Dio. Spiritualità di comunione potrebbe essere uno slogan per l’Europa, ha esordito il card. Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. I riflessi della comunione non mancano. Storie personali e risultati di varie iniziative negli ambiti scelti – famiglia, economia, poveri, pace e città – hanno messo in luce i cambiamenti suscitati dal Vangelo vissuto. Questa gente – ha sostenuto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio – è un popolo profetico, capace di far scaturire un sentimento unitivo, una corrente vitale tra cristiani e non, credenti e non. Quale la strada, quale il segreto per questo popolo profetico? Chiara Lubich – assente per ragioni di salute ma presente con un intervento, letto da Bruna Tomasi, una delle prime compagne – ha indicato un obbiettivo: nell’attuale contesto della notte collettiva, occorre comporre nell’amore reciproco una grande rete di fraternità universale . Gesù crocifisso e abbandonato è via e modello, fondamento della cultura della comunione . Il suo grido d’abbandono vorremmo proporre a tutti. Il cammino iniziato nel 2004 non esclude le istituzioni e la politica.Anzi, le interpella. Il francese Jacques Barrot, vice-presidente della Commissione europea, ha apprezzato l’impegno a fare dello spazio europeo un laboratorio di riconciliazione, un luogo di nuova fraternità per essere modello per la creazione di altre unioni regionali nel mondo. Romano Prodi, tre anni fa presente in qualità di guida dell’Ue, promise di tornare e ha comunicato quattro parole da consegnare all’Europa: unità, fraternità – di cui tener conto nell’agire politico – riconciliazione e pace. Ai due esponenti, in rappresentanza di tutte le istituzioni, è stato consegnato il Messaggio della giornata, marcatamente propositivo e contrassegnato da una serie di sì: alla vita in tutte le sue fasi; alla famiglia legata da un patto indissolubile fra uomo e donna; al creato, difendendo natura e ambiente; ad un’economia equa; alla solidarietà con poveri ed emarginati vicini e lontani; alla pace; alla responsabilità verso la società e la città. La sequenza potrebbe suonare come uno dei tanti compendi di buone intenzioni. Ma per questa gente si tratta già di buone pratiche, da essa stessa attuate. Stoccarda 2007 ne ha evidenziato le potenzialità e i tratti distintivi: l’efficacia di una testimonianza ecumenica (davanti alla crisi etica e culturale dell’Europa), la concretezza del qui e ora (nel cruciale orizzonte della città), la consapevolezza di una seconda appartenenza (una rete continentale vivificata dallo spirito). Da tanti, una convinzione: Qui c’è un ecumenismo di popolo, del cuore, che aiuterà il dialogo teologico. Vescovi e responsabili di Chiese, in chiusura, hanno recitato con i presenti il Padre Nostro. È stato il sigillo sulla manifestazione, tappa anche verso Sibiu, in Romania, dove dal 4 al 9 settembre si terrà la terza Assemblea ecumenica europea. Ma Insieme per l’Europa 2007 non chiude. Il suo spirito si estende a numerose città europee. In maggio e giugno sono in calendario 58 incontri nel continente, di cui 34 in Italia. TRA LA GENTE Un popolo in movimento Gioia, convinzione, impegno. Tra i novemila partecipanti, volti diversi ma un’unica direzione: la fraternità. Per essere credibili. Non so in Germania, ma in Italia si usa dire: Che bella gente . A vedere i 9 mila che affollavano la Hanns Martin Schleyer Halle questa espressione affiorava sulla bocca di tanti. Le incontravi, queste persone, in ogni angolo di Stoccarda, sulle puntualissime metro della città, all’aeroporto. E non era difficile aprire un dialogo, raccontarsi impressioni, esperienze. Incontro una mediatrice culturale serbo-ortodossa: Ora posso dire dove lavoro che esiste un’altra Europa: quella dell’apertura al dialogo, dell’accoglienza, della fraternità . E poi un gruppetto che viene dall’Inghilterra. Alcuni sono anglicani, altri cattolici. Kate Davson mi dice: Sono prima di tutto cristiana e sono anche anglicana. In Inghilterra abbiamo cominciato a trovarci come movimenti già dieci anni fa. Mi fa piacere l’entusiasmo, la passione che esiste qui. Abbiamo le nostre differenze e i nostri problemi, ma possiamo risolverli con l’amore e con Cristo. Ciò che dobbiamo sviluppare è una spinta verso gli altri. Anche quando vediamo dei problemi, lo Spirito Santo può aiutarci – sostiene David Formosa, cattolico. È un rapporto che si consolida non solo tra le varie Chiese, ma all’interno delle stesse. Questo è molto importante, dà speranza, gioia. Anche Veronica Williams è cattolica, ha fondato 11 anni fa il gruppo delle Mothers’ Prayers, presente in 86 Paesi del mondo. Penso che questo di Stoccarda sia il modo per andare avanti, per renderci conto di quanto abbiamo in comune e per condividere la vita laddove prima ci sono state differenze o equivoci. Mi ha colpito il grandissimo amore di tutti per Gesù. Per David Wetton, rappresentante della Fresh Expressions, un organismo nato nella Chiesa anglicana, è importante celebrare l’unità nella diversità. Non mancano i giovani. Ester Molinaro, dei Focolari: D’impatto ho visto un popolo convinto di poter raggiungere effettivamente l’unità. Credo che noi giovani cristiani di ogni movimento abbiamo delle responsabilità in due sensi: verso i movimenti a cui apparteniamo ed anche rispetto al mondo nel testimoniare che è possibile costruire un’Europa più unita. E’ ciò che dobbiamo fare noi oggi. Stefan Niewöhner è invece evangelico, appartiene all’Ymca. Ho visto quale chance abbiamo di portare una luce nel buio dell’Europa. Rispetto al 2004 ho notato che prima ci guardavamo più fra noi, come siamo, cosa facciamo… Questa volta invece guardiamo insieme a quello che abbiamo da fare per l’Europa. Un’evangelica di Stoccarda esclama: Rappresentanti di varie Chiese, politici e una banda larga di cristiani impegnati: tutto in un solo giorno, sotto lo stesso tetto! Se c’era qualcuno che dubitava se Cristo è vivo, qui è stato convinto dalla verità e dalla forza del vangelo vissuto. E Joachim Grün, teologo luterano in Norvegia, fondatore della Fondazione San Pietro: Questa è la strada per l’ecumenismo anche in Norvegia. Sta a noi adesso portarla lì dove siamo e promuovere l’incontrarsi dei movimenti. Vedere tanti cristiani che credono nella stessa cosa non ti fa sentire solo – confida Serena Grechi di Rinascita cristiana -. Ho trovato interessante il progetto per la città che è stato proposto. Lavorare in rete con altri movimenti penso sia fondamentale. Krystof Wielecki è sociologo al Centro europeo dell’università di Varsavia. I movimenti cristiani hanno un ruolo importante nell’integrazione non solo politica ma anche spirituale del nostro continente. Le 9 mila persone venute qui hanno detto: Non vogliamo imporre niente a nessuno, vogliamo solo credere nello stesso Dio e costruire insieme l’Europa. Mentre Silvester Gaberschek, sottosegretario di Stato per la Cultura in Slovenia, sottolinea: Come in passato non si parlava di ecologia ed ora sappiamo che questo mette in gioco il futuro del pianeta, qui a Stoccarda la realtà dell’unità sta venendo in rilievo come condizione determinante non solo per l’Europa, ma per la sopravvivenza stessa dell’umanità. Echi raccolti qua e là tra la gente della Schleyer Halle.Ma molti di più erano quelli collegati via satellite o tramite Internet. Un popolo, appunto, in movimento.

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