Ecuba al macello

Teatro "Ecuba al macello"

Brutta storia quella della moglie di Priamo: di una schiavizzazione, furente di violenze, sopraffazioni, vendette. Il richiamo alle nostre faide criminali è l’approccio scelto da Carlo Cerciello per la tragedia di Euripide che ingaggia un’attrice di razza in materia. Alla prigioniera regina di Troia, Isa Danieli vieta la dimensione selvaggia del dolore per darne una versione fredda, razionale. E gelida è l’ambientazione: un macello con tanto di coltelli conficcati nei ceppi, la sagoma di un bue sezionato, grembiuli insanguinati. Ma il disegno registico non sfrutta appieno l’idea del mattatoio rimanendo solo sul piano formale. Lo è anche gran parte della recitazione e della messinscena, salvata fortunatamente dalla Danieli. La sua Ecuba non è in preda alle furie; il dolore per la sua condizione, per il sacrificio dei figli – Polidoro all’opportunismo di un re mediocre e Polissena al capriccio degli dèi – ha spento in lei ogni fuoco esteriore. Quando nel cadavere di Polidoro scopre non solo la morte del figlio, ma anche il tradimento dell’amicizia del re Polinestore cui l’aveva affidato e da lui assassinato per brama di oro, l’urlo muto che emette è più terribile di ogni violenza. E la vendetta che segue è compiuta con un distacco che sembra anticipare l’orrore razionale delle Baccanti.

 

All’Eliseo di Roma e in tournée.

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