Ecologia: uno sguardo integrale

La replica finale al dibattito sul cambiamento climatico che abbiamo ospitato sul nostro sito. Sono intervenuti: Andrea Conte, astrofisico, Carlos Bolch, biochimico, Antonello Pasini, climatologo.
(Jason Lee/The Sun News via AP)

Perchè un astrofisico dovrebbe scrivere un articolo di ecologia? L’astronomia in effetti fornisce uno sguardo privilegiato: l’unica scienza che volge lo sguardo a fenomeni che accadono all’esterno del nostro pianeta. Abituato a porre la propria attenzione al sistema solare, alla nostra galassia la Via Lattea, alle galassie vicine o distanti miliardi di anni luce, a buchi neri, stelle di neutroni, supernovae e molto altro, agli occhi dell’astrofisico la Terra è solo un minuscolo granello di polvere. Per il momento la Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Questo sottolinea la nostra responsabilità di salvaguardare, preservare e proteggere l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.

Papa Francesco ci ricorda che il credente ha il vantaggio di contemplare il mondo dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri, cogliendo il mistero in una foglia, nella rugiada e nel volto di un povero. Inoltre la conversione ecologica lo conduce a sviluppare la sua creatività e il suo entusiasmo, al fine di risolvere i drammi del mondo. Questa contemplazione della realtà in sé stessa ci indica la necessità di un cambio di rotta e ci suggerisce alcune azioni e percorsi di dialogo che ci aiutano ad uscire dalla «spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando» [LS163].

Anche se i cambiamenti climatici non fossero causati dall’uomo, il pianeta è malato a causa dell’uomo: plastica in mare (dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei mari di tutto il mondo ogni anno), inquinamento dell’aria (412.000 morti solo da polveri sottili PM2.5 in Europa nel 2016, EEA Report), solo per fare due esempi. «È un modello [economico] vorace, orientato al profitto», lo definisce papa Francesco, che non ascolta il grido della terra e il grido dei poveri. In questa era post-COVID bisogna aprire le porte ad un nuovo paradigma socio economico che superi l’adorazione del PIL e la sua crescita illimitata. Non possiamo continuare ad adottare un sistema economico di tipo lineare, dall’estrazione di materie prime alla discarica, in un pianeta limitato. «La Terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia» [LS21].

Secondo il Global E-waste Monitor 2020 siamo arrivati a 53.6 milioni di immondizia elettronica prodotta solo lo scorso anno nel mondo, equivalenti a 350 transatlantici messi in fila. Condizionatori, televisori, elettrodomestici, stampanti, ventilatori, giocattoli elettrici ed elettronici, telefoni cellulari e pile. Quanti ce ne sono negli uffici, nei luoghi pubblici o in casa nostra? Quanti ne gettiamo ogni anno e quanti ne facciamo riparare? I rifiuti elettronici contengono una lunga lista di metalli preziosi. Invece finiscono negli inceneritori e nelle discariche, quando non dispersi in giro (74 tonnellate entro il 2030). Siamo sempre più dipendenti da questi oggetti che hanno anche un ciclo di vita più breve e meno possibilità di essere riparati.

«Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie» [LS22].

Cosa possiamo fare? Perchè non rispettiamo la natura senza frenare la creatività alla base dello sviluppo scientifico-tecnologico? La creatività ecosostenibile non ha limiti: un esempio è il progetto warka water. Si tratta di una struttura in bambù dal cuore in polietilene in grado di raccogliere acqua dall’atmosfera per condensazione in perfetta sintonia con la natura e nel rispetto della cultura e tradizione del popolo.

La buona notizia è che ciascuno di noi può contribuire a questo processo virtuoso: con gli stili di vita e le opzioni di consumo. «Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente» [LS212].

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