Ecologia ed economia in dialogo

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In Italia, si sa, tante cose si risolvono in forma conviviale. Così è successo a Rapolano, vicino Siena, dove si è svolto di recente un convegno promosso da Greenaccord, associazione culturale di orientamento cristiano impegnata in campo ambientale (vedi Città nuova 21/2003). Un momento non secondario per favorire uno scambio amichevole fra circa un centinaio di giornalisti ed operatori della comunicazione dediti all’ambiente e alcuni tra i massimi esperti di economia ed ecologia del mondo. Le penne verdi infatti erano venute non solo dall’Italia e dall’Europa ma anche dall’Australia, dalla Turchia, dagli Usa, dall’India, dal Pakistan dal Ghana per partecipare al secondo Forum dell’Informazione per la salvaguardia dell’ambiente organizzato da Greenaccord. Il tema di quest’anno era Economia ed Eco-economia. E come già l’anno scorso, Rapolano, con la sua accoglienza caratteristica, ha fatto da cornice ideale all’evento. Per ringraziare la cittadina, a loro volta gli operatori dei media hanno aderito con entusiasmo alla richiesta di sollecitare l’inserimento delle Crete Senesi nel patrimonio culturale dell’Unesco. Ma veniamo al convegno. La carrellata di relatori è iniziata con Jonathan Lash, presidente del World Resources Institute di Washington, istituzione che mette insieme scienziati, imprenditori, economisti e policy makers per favorire la sostenibilità nella crescita: economica. Lash ha lanciato una sfida: creare un accordo globale per gli scarichi delle automobili. Facendo così, si potrebbero raggiungere degli accordi che i governi non sono ancora in grado di promuovere per controllare la concentrazione di Co2 nell’atmosfera. Ha ricordato anche che grandi ditte automobilistiche, come Toyota e Honda, stanno lavorando alla creazione di vetture con emissione ridotta o addirittura nulla, come è nel caso dell’auto ad idrogeno. I partecipanti al Forum sono venuti poi a conoscenza che la Fiat già conta un prototipo di macchina ad idrogeno con la tecnologia fuel-cell con buone caratteristiche di efficienza e prestazione. Infatti, in quei giorni era possibile vedere una seicento ad idrogeno con dei giornalisti a bordo, che lasciava come unico scarico un po’ d’acqua pulitissima. Il governatore della Banca dello Zambia, Caleb Fundanga, ammonisce che lo sviluppo economico dell’Africa è fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente. La cancellazione del debito estero libererebbe risorse da poter investire in sorgenti di energia pulite come quella solare e fermare la deforestazione. Vedendo quanto possono influire gli operatori dei media per la salvaguardia dell’ambiente, il governatore Fundanga ha chiesto a Greenaccord di organizzare un simile forum per l’Africa l’anno prossimo in Zambia. Lester Brown, fondatore dell’Earth Policy Institute di Washington, e pioniere da oltre 30 anni di una ecoeconomia, ha fatto vedere come il degrado ecologico ci stia portando verso una scarsità di cereali che farà salire i prezzi con conseguente destabilizzazione di intere regioni del pianeta. Per questo propone un piano che va oltre il Protocollo di Kyoto nel limitare le emissioni di Co2 e mira ad investire nella sanità e nell’educazione per sradicare la povertà. Notava come anche solo il provvedere un pasto al giorno nelle scuole dei paesi più poveri è un investimento a lungo termine, giacché i bambini non solo cresceranno più sani ma riusciranno a restare a scuola per più anni. Anche vaccinarli costa pochi centesimi all’anno e può salvare migliaia di vite. Il professore Brown calcola che con un investimento di circa 50 miliardi di Euro all’anno la meta si potrebbe raggiungere facilmente. In realtà non è poco. Molte di queste proposte, infatti, possono apparire come provocazioni. Comunque sono prese di coscienza che ci scuotono dal nostro torpore. E poi non sono mancate testimonianze di passi in avanti. Quelle di Banca Etica e Focsiv, ad esempio, hanno portato in tutti un senso di speranza. Speranza che si può riassumere nella risposta data da Lester Brown a Città nuova su quanto tempo abbiamo per attuare un cambiamento di rotta. Secondo lui, i segni del degrado ambientale già si vedono chiaramente e in due o tre anni ci porteranno ad agire per cambiare rotta. Come negli anni Ottanta non c’era nessuno studio che prevedesse il crollo del muro di Berlino – cosa che avvenne in seguito quasi senza violenza – così succederà per la rivoluzione ambientale.

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