Ecce Homo, incontro tra divino e umano

A Tivoli, a Villa d’Este una originale rassegna indaga il rapporto tra sofferenza e luce lungo i secoli nel confronto fra epoche diverse. Fino al 17 ottobre

Il dolore non è mai muto. Lungo i secoli gli uomini, gli artisti in modo speciale, l’hanno detto, anche gridato. Il ciclo statuario delle Niobidi (50-30 a.C.) oggi a Villa Adriana è un esempio del tema della sofferenza umana innocente che ha attraversato i secoli e che l’arte antica ha affrontato innumerevoli volte attraverso i racconti del mito.

Con la venuta del cristianesimo, la funzione “redentiva” della croce di Cristo ha illuminato in maniera nuova la realtà dell’incarnazione divina in un uomo e quindi ha dato un senso nuovo al dolore e alla morte, consentendo di intrecciare un discorso variegato lungo il tempo che arriva fino ad oggi.

Perciò la rassegna curata dal direttore di Villa d’Este Andrea Bruciati si pone come una iniziativa di valore per il significato che assume e per la qualità delle opere esposte grazie a prestiti internazionali.

Il tema della Pietas, originato dal soggetto tedesco del Vesperbild, si è espresso in una estrema varietà di opere. È interessante, ad esempio, la tavola quattrocentesca di Jacopo del Sellaio del Cristo in pietà sorretto dalla Madonna: due volti accostati, una tristezza profonda, una partecipazione affettuosa alla morte del Cristo, ma anche di ciascun uomo, che si espande pure attraverso decine di opere medievali e rinascimentali.

Fino  al Cristo morto presentato dagli angeli di Federico Zuccari (1570) dove l’influsso di Michelangelo e del suo pathos  estremo si distilla in tinte elettriche e un dolore corale irrorato però della lucer della speranza. Così come nella stupenda Agonia nell’orto di Francesco Cairo, gran secentista di tenebre e squarci luminosi improvvisi. Questo dolore percuote la vita dei santi cristiani, di cui un esemplar noto è la figura di san Sebastiano che Luigi Ontani nel 1970 ripropone in una sua interpretazione fotografica delle celebri tele di Guido Reni, dove il martire dalla bellezza apollinea sembra ormai attraversato dalla luce divina ben oltre le frecce.

È così che nel nostro tempo lo sguardo sull’uomo partendo dalla vicenda cristiana si allarga in altre forme interpretative,  come succede a Nicola Samori Lavoisier che nel 2021 offre una sua rielaborazione dell’Ecce Homo di Reni-Guercino di struggimento intenso: un dialogo col passato attraverso tinte bruciate che lo rendono voce del nostro presente dubbioso e frammentato. E basti osservare il lavoro di Andres Serano The Morgue, l’uomo di colore bendato e steso, un impressionante primo piano,  per comprendere la qualità di una mostra che in questa come in altre opere come la serie fotografica “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Mario Giacomelli,scomparso nel 2000, ha il coraggio di affrontare una visione dell’uomo così come esso è: dalla passione di Cristo a quella dell’umanità di sempre.

Ecce Homo: l’incontro tra divino e umano per una diversa antropologia.

 

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