E venne il giorno della famiglia

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Che senso hanno le famiglie in piazza? Forse sta per finire un ciclo, quello che le vedeva chiuse in casa, in una routine fatta solo di normalità domestica, di appuntamenti, di corse, di abbandoni alla stanchezza davanti al televisore. Forse una nuova coscienza sta crescendo, soprattutto nelle nuove generazioni: quella normalità sta costruendo la società di domani. Vivendo la cosiddetta normalità dell’esperienza famigliare, dove i valori sono talmente incarnati da apparire naturali (il volersi bene, il sacrificarsi per i più deboli, il ricercare soprattutto l’armonia ed il bene comune) la famiglia si sta accorgendo di avere la capacità di testimoniare, di annunziare il nuovo e quindi di influire sul tessuto sociale circostante. Per una famiglia nulla v’è di estraneo di quanto le succede attorno. Una sua presenza viva, un’azione capillare di questo tipo è determinante per creare la coscienza e le premesse di adeguate politiche familiari. È un sogno? Tra queste due polarità – la famiglia e lo Stato – quale deve essere il rapporto? Senz’ala tro un mutuo riconoscimento di finalità inalienabili: la famiglia non può rinunciare ai suoi compiti, e lo Stato sa di non essere in grado di assolvere alle funzioni della sua prima cellula. La crescita complessa della nostra società non abbisogna soltanto di gesti piccoli o grandi di solidarietà. A volte le famiglie sono chiamate anche a prese di posizione sui princìpi, in difesa dei valori in cui credono. È questa la radice del Family-day. Nei servizi di queste pagine, i lettori potranno trovare le motivazioni più profonde, le concrete cause scatenanti e le chiavi di lettura di questa inusuale epifania sociale che porta le famiglie in piazza San Giovanni a Roma. LA NOTTE DELLA FAMIGLIA Intervista ad Anna Maria e Danilo Zanzucchi, responsabili di Famiglie Nuove, uno dei movimenti che hanno aderito e lavorato per la manifestazione. Quali vi sembrano le ombre più inquietanti per la famiglia nell’attuale contesto culturale e sociale? L’ambiente familiare è il primo ad essere toccato e coinvolto quando il corpo sociale va in crisi. Disagio economico, mancanza di coperture sociali, esposizione dei più deboli ai pericoli della droga, della violenza… Per non parlare della ricerca scientifica che interroga l’etica famigliare senza che i codici etici riescano a dare risposte. La famiglia è un intreccio di ruoli diversi. Come vengono toccati da questa crisi? Per quanto riguarda la coppia, basta scorrere le percentuali di separazioni e divorzi in Italia ed in Europa. In una cultura dove ancora il riferimento è l’individuo, la coppia non è riconosciuta come una realtà unitaria nuova e fondamentale per la società. Sposarsi è solo una faccenda privata. Poi c’è l’enfasi sulla conflittualità maschile- femminile, argomento preferito del gossip… Una società sana avrebbe bisogno che i due generi vivessero serene relazioni di reciprocità. Per le nuove generazioni l’emergenza educativa è permanente, sia per un difficile rapporto con la scuola e l’università, sia per l’invadenza totalizzante della sub-cultura dei media. Poi ci sono gli anziani, croce e ricchezza di tante famiglie, ma dimenticati dalle istituzioni. È notte fonda per la famiglia e quindi per la società tutta, che soffre quando il suo tessuto connettivo si sgrana. Che fare? Noi siamo testimoni che in diversi Paesi, ma anche in Italia, sta crescendo la coscienza che la famiglia rappresenti un vero e proprio soggetto sociale. Occorre darle visibilità e spazio, perché sia presente in fase di progettazione e di gestione delle scelte politiche e sociali che la vedono coinvolta. Cosa una famiglia può fare in concreto, da subito, nel proprio piccolo? E l’associazionismo familiare ha un’esperienza da offrire? Prima di tutto è necessaria un’opera di formazione e presa di coscienza di ogni famiglia delle proprie potenzialità anche sociali. Poi, associandosi, le famiglie hanno già dimostrato di saper offrire risposte geniali e costruttive ai problemi del tessuto sociale, dando vita ad iniziative locali nel campo della cultura e della solidarietà. Le famiglie, se ascoltate, sanno entrare in dialogo con le istituzioni, avvicinare le risorse ai bisogni concreti, creare le premesse per adeguate politiche familiari e per correnti di opinioni fondate sui valori. GOVERNO DISATTENTO MA QUALCOSA SI MUOVE Intervista ad Alberto Friso di Famiglie Nuove Come sono praticate le politiche familiari oggi in Europa? La realtà è diversa da Stato a Stato. A mo’ di esempio ecco alcuni parametri economici. Quanto riceve ad esempio in assistenza una famiglia con due figli? Nel Lussemburgo si arriva a 611 euro il mese; nel Regno Unito 270; in Spagna, Italia, Portogallo e Grecia circa 50. In Polonia sono 22. Ed anche lì è avvenuto un crollo del tasso di natalità che ora è a 1,23 bambini per donna. Secondo parametro: quale percentuale del Pil (prodotto interno lordo) è destinata al sostegno della famiglia? In Spagna è del 0,5 per cento; in Italia del 1 per cento; la media europea è del 2,1 per cento, ma in Francia e Germania è superiore al 4 per cento e nei Paesi scandinavi giunge addirittura al 6 per cento. Dato che Italia, Spagna e Polonia sono le nazioni il cui tasso di natalità non arriva neppure a garantire il mantenimento delle popolazione esistente, si deduce che nei Paesi disattenti alla famiglia crolla la fiducia nel futuro, viene meno lo slancio a trasmettere la vita. È vero che qualcosa sembra si stia muovendo nella politica italiana? Così sembra. Un segnale importante è il convegno di Firenze, dal 24 al 26 maggio, dal titolo Cresce la famiglia, cresce l’Italia: convegno di studio, confronto e programmazione promossa dal ministero della Famiglia, con la partecipazione dei soggetti che concorrono alla progettazione delle politiche sociali. La famiglia sarà oggetto e soggetto attivo dei lavori attraverso le associazioni famigliari, primo tra tutte il Forum delle famiglie, realtà che si va sempre più organizzando anche nel nostro paese. L’iniziativa assume un particolare rilievo in questo momento in cui viene in luce la funzione sociale della famiglia. E c’entra qualcosa il Family-day col convegno di Firenze? Sempre di famiglia si tratta. Il 12 maggio, la manifestazione di Roma cercherà di accendere i riflettori sui temi caldi, per preparare alla Conferenza di Firenze un chiaro scenario di riflessione e progettazione. Quali presenze politiche sono attese? È organizzato dal ministero della Famiglia, quindi oltre alla Bindi avrà presenze di primo livello. È previsto l’intervento del presidente della Repubblica e ci sarà un question time con Romano Prodi, capo del governo. Penso che sia una ottima occasione di speranza in tempi nuovi per la famiglia in Italia. Quali sono le disattenzioni della politica italiana verso la famiglia? L’elenco sarebbe lungo. Ma dico solo alcuni titoli: – tariffe di acqua, elettricità, raccolta dei rifiuti: essendo progressive, chi ha bambini consuma di più e paga di più; tassa rifiuti: ogni figlio vale una unità di consumo, per la detrazione dall’imponibile delle tasse universitarie ogni figlio vale 0,35; – asili nido pubblici: i bambini nati da situazioni di convivenza sono considerati figli di ragazze madri, con precedenza nell’assegnazione dei posti (dunque è penalizzata la famiglia normale); – fisco: non tiene conto del numero delle persone che vivono con le entrate del/i genitore/i che lavorano; – tassazione locale: chi ha figli paga un importo maggiore di Ici; – casa: per molte famiglie potenziali non c’è; per quelle con figli è troppo piccola e troppo cara; – lavoro: sono sempre le famiglie che devono adattare tempi e ritmi a quello delle aziende, quasi mai il contrario; nel nord Europa il part-time è un normalissimo diritto, da noi spesso una concessione o perfino un privilegio; – cultura: gli anziani hanno sconti per l’ingresso ai musei, le famiglie numerose nessuno; – assegni familiari: sono troppo esigui per essere di vero aiuto alle famiglie. Cosa chiederete di concreto al governo? Alla richiesta di politiche sociali audaci e impegnative del Family-day, aggiungeremo i contributi di altre agenzie… Uno di questi è stato addirittura provocato da questo periodico. L’anno scorso, nel 50° di Città nuova, in occasione di un dibattito ad Ancona, è stata ufficialmente presentata una petizione per una nuova politica familiare, redatta dalle Famiglie Nuove delle Marche. Vi sono previsti come necessari ben 18 tipi di intervento, innovativi sia per forma che sostanza. Come primo apporto al dibattito che si svilupperà a Firenze, ripresenteremo quelli ritenuti di maggiore urgenza. Ad esempio? Basta scorrere l’elenco di disattenzioni che ho fatto sopra. C’è solo l’imbarazzo della scelta…. PERCHÈ ANDIAMO IN PIAZZA Il manifesto Più famiglia è il documento in cui 21 tra le associazioni e movimenti più rilevanti del mondo cattolico hanno esposto motivazioni ed obiettivi della manifestazione che fa scendere nell’ arena del sociale (la piazza San Giovanni di Roma) il 12 maggio oltre centomila famiglie. Eccone alcuni in sintesi, dalla voce dei rispettivi leader. Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio: Per comprendere l’importanza della famiglia, bisogna leggere anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che attribuisce alla famiglia un carattere di bene universale che va oltre le culture e le fedi. A noi preme il sostegno a politiche vere a favore della famiglia, perchè fare politiche per la famiglia significa difendere i più deboli. Andrea Olivero, presidente delle Acli: La manifestazione è assolutamente laica. Si è spesso parlato del fatto che un’iniziativa del genere potesse dividere, esacerbare ancor più gli animi in questi mesi di polemiche fitte sui Dico. È proprio quello che abbiamo cercato in ogni modo di evitare. Il documento Più famiglia è un segno forte di unità e di capacità di proposta. Luigi Alici, presidente dell’Azione Cattolica: Manifestare per la famiglia non è stata una scelta facile; non soltanto perché l’evento non è al riparo da distorsioni politiche, ma ancor più per il timore che possa trasmettere un’idea impropria di Chiesa. Dobbiamo riconoscere che il Paese sta vivendo una sorta di mutazione genetica sul piano culturale. Chi privatizza la famiglia dimentica che la famiglia socializza la persona. È sorprendente che la politica difenda con accanimento la Costituzione delle regole e si rassegni ad una delegittimazione strisciante della Costituzione dei valori. Salvatore Martinez presidente del Rinnovamento nello Spirito: La nostra adesione al manifesto e alla manifestazione vuol dare volto, voce, cuore e speranza nuove al destino della famiglia, sempre più trascurata e svilita nei suoi grandi valori. E necessario passare dalla protesta alla proposta, senza andare contro, qualcuno, semmai, a favore della gente e a tutela del futuro di tutti, auspicando una grande mobilitazione degli affetti. La Compagnia delle Opere, vicina a Comunione e liberazione, ha così spiegato la sua adesione: Innanzitutto la famiglia costituisce il primo nucleo dell’ordinamento sociale. Essa è dunque più che una risorsa. È il luogo della nascita della vita e dello sviluppo della personalità attraverso l’educazione. La famiglia svolge da sempre, in Italia, un ruolo fondamentale per la creazione, l’esistenza e lo sviluppo delle imprese: un ruolo che non è solo economico, ma innanzitutto ideale.

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