È una buona notizia

Gente che crede e che muove. Nel nuovo libro di Città Nuova per l’Anno della fede, 94 storie di Vangelo vissuto.
La copertina del libro

Sarà l’anno della crisi secondo il sentire comune. Sarà, ma non per i credenti invitati da Benedetto XVI ad essere testimoni credibili del Vangelo nell’Anno della fede che inizierà il prossimo ottobre. «In questo tempo di crisi, i cristiani scoprono in maniera nuova di essere debitori di questo tesoro ai propri contemporanei», scrive Maria Voce, presidente dei Focolari, nella prefazione al libro recentemente pubblicato dall’editrice Città Nuova in occasione dell’Anno della fede, Una buona notizia. Gente che crede gente che muove, curato da Chiara Favotti.

I protagonisti da tutto il mondo delle 94 storie di questo libro – giovani e adulti, famiglie e anziani, ma anche sacerdoti – raccontano in prima persona le loro esperienze di Vangelo vissuto alla luce del carisma dell’unità di Chiara Lubich come via possibile della “nuova evangelizzazione”. Un’espressione di irradiazione del Vangelo che è fare famiglia nel rispetto dell’altro, è “fare tessuto” vivificando i rapporti tra persone e gruppi, è portare ad un rinnovamento delle città e ad una rivoluzione silenziosa nel dialogo con le altre religioni e nella cultura.

Dopo duemila anni il Vangelo continua così ad essere la “buona notizia” capace di dare peso e valore anche alle più piccole azioni, capace di travalicare qualsiasi crisi, come ci raccontano le due storie tratte dal libro e che di seguito riportiamo.
 
A mani aperte nelle Filippine
 
Nelle Filippine gli estremi si toccano. In uno dei quartieri più poveri di Manila su suggerimento di Chiara Lubich prende avvio nel 1983 il progetto “Bukas Palad”, un cen­tro sociale per lo sviluppo integrale della persona, della famiglia e della società. Tra le miriadi di progetti simili nati in una società marchiata dalla povertà, ma anche da una naturale propensione al reciproco aiuto, Bukas Palad – che significa “a mani aperte” – ha una particolare carat­teristica, quella di essere espressione della vita evangelica vissuta nel quotidiano, dove i poveri non sono i benefi­ciari della bontà altrui, ma i protagonisti di una nuova esperienza, che parte dal sentirsi amati da Dio e sfocia in una trasformazione prima personale e poi del tessuto sociale intorno. La filosofia del progetto è tutta racchiusa nel motto: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8).

Il “modello evangelico” da Manila si diffonde anche in al­tri centri delle Filippine. Al giorno d’oggi vi sono sei Bukas Palad e altri due centri, Sulyap e Pag-asa, con 150 community workers, volontari della comunità, impegnati in prima persona. Difficile quantificare il raggio d’azione. Le famiglie seguite dal progetto sono ormai sette­mila. A un certo punto è inizia­ta la costruzione di casette per ospitare famiglie che non ave­vano un tetto. In queste case, con le famiglie, è entrata la vita imperniata sul Vangelo. Quotidianamente avvengono cambiamenti di vita e ritor­ni a Dio nei sacramenti.

La testimonianza di queste comunità si irradia anche nei quartieri circostanti. I centri sociali di Bukas Palad attirano l’attenzione. Di or­ganizzazioni nazionali e internazionali che, incuriosite dal modello, vengono a conoscerlo. Di gente di tutte le estra­zioni sociali e culturali. Persone di convinzioni diverse o non praticanti sono toccate dalla testimonianza di molti poveri che, attraverso la vita evan­gelica, hanno riacquistato il senso della propria dignità e ora vivono e lavorano per gli altri, diventando in alcuni casi imprenditori di piccole aziende. Perché gratuitamente hanno ricevuto e gratuitamente ora danno.
 
Il ponte levatoio
 
Mi chiamo Vid, sono croato, nato e cresciuto in una famiglia atea, che mi ha trasmesso un forte senso della giustizia, della solidarietà, della distinzione tra bene e male. Tutto a posto, finché durante il periodo dell’adolescenza per vari motivi sono entrato in conflitto con i miei genitori. Mi sentivo insi­curo, smarrito. Sempre più ripiegato in me stesso, trascorrevo molto tempo solo o in compagnia del mio pc. Lentamente mi sono chiuso dentro una torre invisibile e ho alzato il ponte levatoio perché nessuno vi potesse entrare.

Un giorno regalano a mio padre una Bibbia. La prendo in mano, la sfoglio per la prima volta, con un misto di curiosità e timore. Me la porto in camera, la leggo con attenzione. Vi scopro una grande storia d’amore, quella di Dio per l’uomo, per ogni uomo, quindi anche per me. In quel­le pagine molti miei interrogativi trovano una risposta, molti dubbi una certezza.

Sono passati quattro anni da allora. Il ponte levatoio si è abbassato, la stessa torre intorno a me si è dissolta. Vivo circondato di persone che come me credono nel Vangelo e nell’amore di un Padre. Sono stato battez­zato, ho fatto la prima Comunione e la Cresima. Sono finalmente felice, perché ho scoperto che Dio ha un progetto su ciascuno. Sta a noi realizzarlo.

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