E se faccio differenze?

Sono mamma di due figli, Alberto di sei e Sara di quattro anni. Pur volendo molto bene ad entrambi, nel rapportarmi con loro alle volte mi sembra di fare delle differenze. Temo di non saperli amare allo stesso modo e non vorrei farli soffrire. Cosa ne pensa?. Lucia – Ascoli Penso proprio che l’argomento sollevato da Lucia interessi molti genitori. A testimonianza di ciò, posso affermare che spesso, durante i colloqui, mi sento ripetere domande simili. Ma è vero che l’amore è lo stesso per tutti i figli oppure molte volte ci sentiamo più legati ad uno e con un altro facciamo più fatica? Il rapporto con ogni figlio è unico ed esclusivo, perché ciascuno è unico ed irripetibile. Durante la relazione intervengono poi una serie di emozioni, sentimenti, sensi di colpa, gioie e timori specifici e diversi che spesso rievocano esperienze psichiche provate quando eravamo piccoli. Perciò nessuno amerà i propri bambini indiscriminatamente. E proprio perché uno si distingue dall’altro, lo sguardo che i genitori hanno verso ciascuno deve essere personale e particolare. Tutti i bambini rappresentano un’opportunità straordinaria per la crescita dei genitori. Non si tratta tanto di stabilire quanto li amiamo, ma come li amiamo. Questo come ha una prerogativa: l’uscire da sé stessi e accogliere le caratteristiche peculiari della loro personalità, avere cura di ciascuno rispettando le inclinazioni e offrendo a tutti il meglio di noi. Accogliere ogni figlio, apprezzando quanto c’è di positivo in lui è una ginnastica che consente di capire come non ci sia uno stesso unico modo di amare, ma infiniti. Ci troveremo ad essere dolci e teneri con un figlio e a volte più determinati con l’altro. Uno rievocherà in noi sentimenti di tenerezza e di gioia e l’altro ci aiuterà a scoprire i nostri limiti e le nostre ferite. Quello che conta è stare al gioco dell’amore, non credersi infallibili, ma mettere continuamente in discussione il proprio atteggiamento per apprendere quello più adatto nelle diverse situazioni e con ogni figlio. Occorre inoltre considerare come anche l’identità di genere, maschile e femminile, possa comportare una certa differenza fra il modo di rapportarsi del padre e della madre verso i figli. E questa differenza (che spesso oggigiorno si tende a sottovalutare) è di primaria importanza per lo sviluppo perché garantisce la completezza dell’amore e l’apprendimento della relazionalità sociale. Pertanto, mi sembra importante uscire da una logica di quantità (quanto amo uno o l’altro figlio) e valorizzare quella di qualità (come li amo, con quale d i s p o n i b i l i t à metto in gioco me stesso). Per concludere, occorre riconoscere che in questo continuo vivere e rapportarsi, possono capitare momenti in cui si sbaglia, situazioni difficili per alcuni, anche se per altri non lo sono. Quello che conta è considerare sempre la relazione come la realtà più importante da mantenere viva costantemente. E se per caso ci accorgiamo di aver esagerato perché siamo stati troppo impulsivi o ingiusti con uno dei figli, c’è un modo straordinario per riparare: il chiedere scusa e ricominciare sempre. I nostri figli faranno così l’esperienza di una famiglia che non è perfetta, ma è profondamente umana.

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