È possibile un’altra TV?

Per capire un po’ meglio la tv dei nostri giorni bisogna salire al settimo piano. Non di viale Mazzini, ma di fronte al laghetto dell’Eur, al ministero delle Comunicazioni. Qui c’è la sede del comitato istituito dalla legge Gasparri. Deve verificare l’applicazione del codice di autoregolamentazione per la tv e i minori. L’hanno firmato tutte le aziende televisive, Mediaset e Rai in testa. Si sono solennemente impegnate a rispettare i più piccoli almeno nella fascia di garanzia. Niente violenza e sesso, tra le 14 e le 19. Ma nei primi due anni di attività il comitato è già intervenuto quasi 150 volte per sanzionare violazioni. A guidarlo c’è un pezzo di storia del giornalismo italiano, Emilio Rossi, un grande professionista, un anziano signore con una fede genuina, che porta sempre con sé una buona manciata di sorrisi. È lui il Collina della tv. Fischia punizioni e calci di rigore, mostra cartellini gialli, ma soprattutto rossi. Il lavoro non manca, ma il primo obiettivo è far capire, a chi fa tv, che da queste parti si fa sul serio. Certo – ci dice -, abbiamo fischiato molti falli, l’arma in più che abbiamo è obbligare le emittenti a riferire in un notiziario di massimo o ottimo ascolto che sono state sanzionate. Non è molto, ma è importante: siamo un Paese che deve sapere che se c’è una regola, questa va rispettata. Non dribblata, bypassata, triturata. L’arbitro non ha dovuto intervenire troppo contro l’informazione. L’unico tg ad essere colto in fallo è stato Studio aperto di Italia Uno, aggressivo, ma bacchettato anche perché va in onda nella fascia protetta. Più spesso nel mirino finisce l’intrattenimento. C’è un impallidimento del senso di responsabilità – osserva Rossi -, la tv non è una cosa da fare con spensieratezza, soprattutto se si fanno cose divertenti. I reality sono il genere sul quale siamo intervenuti di più. I conflitti familiari messi ai voti, il sottile confine tra ciò che è vero e quel che è falso, cose che pian piano ti cambiano. Un giorno passi, ma tutti i giorni questi show rischiano di farci diventare un po’ diversi. In questi giorni da più parti si levano proteste contro i telegiornali che grondano sangue, raccontano solo stupri e uccisioni. Emilio Rossi di informazione e tv ne sa come pochi. Ma anche di violenza. È stato direttore del Tg1 negli anni di piombo e del terrore di quei giorni porta ancora i segni sul corpo. Fu gambizzato dalle Br come Montanelli, e da allora zoppica vistosamente. Anch’io non mi sento tranquillo – racconta -, forse anche noi allora non avevamo la consapevolezza piena del nostro ruolo. Ma credo che abbiamo tentato di non esasperare i contrasti. Tenendo fermi alcuni punti ci sforzammo di far trasparire anche un certo senso di pietà. Un distacco compassionevole. Per le vittime, ma non solo per loro. Non avendo il gusto di dire, che bello, adesso vi diciamo che cosa atroce è successa. Il sorriso bonario e la saggezza di Emilio Rossi sono le migliori garanzie. Ma il dubbio resta. A parte le sanzioni, tra reality show e cronaca noir, un’altra tv è davvero possibile?

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