È possibile farci santi insieme

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La laurea honoris causa, conferita a Chiara Lubich il 25 ottobre 2004 dall’Istituto di Teologia della Vita consacrata (Claretianum), è motivo di riflessione riguardo al contributo che la spiritualità del Movimento dei Focolari offre alla vita consacrata. A seguito di questo evento, sabato 3 dicembre 2011 si è celebrato il V Convegno, organizzato dalle consacrate e dai consacrati del Movimento dei Focolari di Roma, in collaborazione con il Claretianum, di cui questo numero di “Unità e Carismi” riporta le relazioni e le esperienze.

Il Convegno è stato preceduto da un sondaggio, proposto a un certo numero di giovani religiosi e religiose di Roma e dei Castelli Romani, di cui viene riportata la documentazione nell’articolo di Carlos García Andrade, cmf. Due punti, uno positivo e l’altro negativo, costituivano lo zoccolo dell’inchiesta: “Vorrei che la vita consacrata che vivo fosse più…”, “Vorrei che la vita consacrata che vivo fosse meno…”. Dal punto di vista positivo sono emersi tre desideri: radicalità, comunione e spiritualità. Riguardo alla dimensione negativa: il rifiuto del formalismo e la denuncia dell’attivismo.
Il tema del Convegno è nato dagli esiti di questa inchiesta: “Santi insieme”. Santi vogliamo esserlo tutti! È un desiderio naturale per chiunque decida di seguire Gesù. Ma che valenza ha il termine insieme? Attraverso i differenti contributi ed esperienze si è cercato di capire se e come sia possibile essere santi insieme.

A conclusione del Convegno si è costatato che la proposta della spiritualità di comunione potrebbe rispondere ai desideri delle nuove generazioni di consacrati e consacrate. Così come la comunione, correttamente vissuta, aiuterebbe a superare le difficoltà e, nel cammino comune della santità, si rafforzerebbe il senso dell’identità.
La preghiera di introduzione ha lasciato risuonare le voci di alcune fondatrici e fondatori. Richiamavano parole, relative alla santità, intercorse nel gruppo delle loro prime compagne o compagni: “Conservare sempre, reciprocamente, l’unità della scambievole carità, che è il vincolo della perfezione” (Chiara d’Assisi), “Che si possa dire dei Piccoli Fratelli di Maria, come dei primi cristiani: ‘Guardate come si amano!’. Questo è il desiderio più ardente del mio cuore in questi ultimi istanti della mia vita” (M. Champagnat) ecc.

L’arcivescovo João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, nel suo breve ma intenso saluto, ha riferito del suo compito con le differenti realtà che compongono la vita consacrata ed ha chiesto alle religiose e ai religiosi del Movimento dei Focolari un contributo di formazione alla vita consacrata di oggi attraverso l’offerta di approfondimenti: “Come quello che state vivendo oggi”, ha aggiunto. Anche il Rettore della Pontificia Università Urbaniana è stato presente per un saluto. Parole brevi ma efficaci, di dichiarata apertura degli ambienti universitari come sede accogliente di incontro.

Quale santità dalla spiritualità di comunione?”, di Fabio Ciardi, omi, ha mostrato l’incidenza della dimensione comunitaria nel cammino di santità. L’autore vede nel nostro tempo un rinnovato desiderio di comunione e lo collega alla ripresa, nel pensiero teologico ed ecclesiale, del mistero trinitario, di Dio Amore comunione di Persone. Di conseguenza ecco l’esigenza di vivere tra di noi la medesima comunione di amore, che si vive tra le Persone della Santissima Trinità. In breve, ricorda i punti essenziali che supportano la santità di popolo.
Antonietta Urdì, sfp, e Maurizio Verlezza, sdb, attraverso le loro testimonianze di vita vissuta, hanno spostato nel concreto l’uno o l’altro aspetto del cammino verso la santità. Essa si accorda soprattutto con la Parola vissuta, poiché tutte le parole del Vangelo si sintetizzano nella carità. Si coglie esplicitamente che l’essere santi insieme si distilla nella comunione e nella condivisione, nell’amore reciproco e nella conoscenza approfondita del carisma dei fondatori e delle fondatrici.

Chiara Luce Badano, proclamata beata il 25 settembre 2010, ha introdotto la seconda parte del convegno. Perché proprio Chiara Luce? Perché è una testimone d’eccezione della santità, una santa odierna e giovane. Nata nel 1971, attraverso la sua vita dice che essere santi è possibile anche oggi, che la santità è pensabile anche per noi, adesso. Chiara Luce sembra aver compiuto un percorso condiviso. Non si è fatta santa da sola, sia perché i suoi genitori l’hanno accompagnata, sia perché il suo cammino è stato partecipato anche ad altri amici. Diversi giovani si sono lasciati coinvolgere nella reciprocità dell’Amore che Chiara Luce ha comunicato a tutti con serenità e dolcezza. La sua breve esistenza è un messaggio di amore, reciprocità, pace e fede. A presentare la giovane beata sono state le Gen, giovani del Movimento dei Focolari.
Di questa seconda parte del Convegno riportiamo la relazione offerta da Lucia Abignente del Centro Chiara Lubich: “Santi insieme, la testimonianza di Chiara Lubich”, un excursus storico sulla “santità di popolo” nel pensiero della fondatrice del Movimento dei Focolari. Successivamente la stessa Abignente ha introdotto due contributi video di Chiara Lubich, la quale, attraverso i “Collegamenti”, era solita comunicare periodicamente ai membri del Movimento la sua esperienza in modo che tutti potessero vivere spiritualmente come in un unico focolare.
Ancora tre testimonianze di giovani consacrati hanno completato il Convegno: Romina Perrotta, sbg, che vive a Napoli, Adolfo Sarmento, sdb, di Timor Est e Andrea Patanè, ffm, di Roma.

Si può agevolmente capire che “la spiritualità dell’unità non elimina le altre spiritualità, piuttosto le porta a compimento e le unifica in un cammino comune” (F. Ciardi). Nel Natale 1981 Chiara Lubich affermava che non è possibile farsi santi se, Gesù, il Santo, non è fra noi (cf. Mt 18, 20). E Lui può essere presente in mezzo a noi anche a distanza.
L’invito di Chiara Lubich a farci santi insieme è giunto a differenti famiglie religiose ed ha conquistato molti. Al Convegno erano presenti non solo religiose e religiosi, ma anche persone sposate e di altre vocazioni; ciascuno ha assaporato la bellezza di un tema coinvolgente, profondo e affascinante. Il segno di una testimonianza contagiosa.

La meravigliosa storia di Israele era nata da un’esperienza di santità che apparteneva a tutto il popolo e costituiva l’identità di quella comunità: “Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d'Egitto” (Dt 7, 6-8).
Sarà forse necessario ricominciare a credere che è possibile farsi santi insieme

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