È più di una festa

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Fa freddo, e nella nebbiolina di primo mattino gruppi di mamme convergono verso la scuola elementare “E. Salgari”, accompagnando bambini ancora insonnoliti, resi irriconoscibili da pesanti berretti e sciarponi. Tra alcune di loro passano saluti cordiali: all’accento veneto fanno eco altri che denotano invece una provenienza straniera. Ci sono infatti anche mamme di colore, probabilmente nordafricane. Nulla di strano in questo scambio di cortesie. Eppure solo qualche anno fa sarebbe risultato un fatto eccezionale qui, dove l’atteggiamento più comune verso gli immigrati, se non altro, era d’indifferenza. Cos’è successo, dunque, nel frattempo? Siamo a Santa Lucia, un rione periferico di Verona, a ridosso della stazione di Porta Nuova e incastonato fra le principali linee ferroviarie. Circa ottomila sono gli abitanti, in buona parte originari del posto: prevalentemente operai, commercianti e professionisti con ancora saldi i valori sociali e della famiglia, e una soddisfacente pratica religiosa. Medio il grado di benessere. Non si può dire altrettanto circa le condizioni di vita dei numerosi immigrati (soprattutto nordafricani, asiatici e dell’Est europeo) che nell’ultimo decennio sono venuti ad accrescere la popolazione locale. Significativa in questo contesto è la presenza della parrocchia di Santa Lucia, alla cui guida da oltre vent’anni è don Mario Molinaroli, sacerdote focolarino molto apprezzato in diocesi per equilibrio e profonda spiritualità. La sua è una comunità parrocchiale vivace, arricchita dall’apporto, oltre che dei membri dei Focolari, anche di altre associazioni e gruppi ecclesiali, fra cui Azione cattolica, Comunione e liberazione, Neocatecumenali e Rinnovamento nello Spirito. Fra le tante iniziative a livello parrocchiale e di quartiere, un centro d’ascolto per persone in difficoltà, affollato per lo più di immigrati, spesso oppressi dalla mole di ostacoli verso il sospirato inserimento: i soliti permessi di soggiorno da regolare, la solita ricerca di lavoro e di alloggio, la solita diffidenza da affrontare… Vi si dedicano particolarmente Valentina, Norma e Liliana, con un enstusiasmo che fa loro superare ogni senso di inadeguatezza e ogni difficoltà: “Uno per uno cerchiamo di far nostri i loro problemi – racconta per tutte Valentina -, e non solo di fornire aiuti materiali, ma partendo dall’ascolto, creare anzitutto un rapporto. Che prosegue anche al di fuori del centro, e si concretizza sovente in inviti a cena. “S’è trattato a volte di aiutarli a superare i contrasti tra loro, a riscoprire i propri valori. Un imam musulmano, ad esempio, scoraggiato, ha ritrovato la forza di indossare nuovamente i suoi paramenti religiosi”. Ma il “fiore all’occhiello” di questa parrocchia è certamente rappresentato dai festeggiamenti per santa Lucia: ben più di una normale festa patronale, si potrebbero dire un “segno” per tutta Verona, a giudicare dall’interesse con cui vengono seguiti dai media. “È un appuntamento che di anno in anno si rinnova, in un crescendo di iniziative, proposte e partecipazione – spiegano Igino Mengalli e l’ing. Alessandro Melchiori, primi animatori dell’associazione per i festeggiamenti -. Imponente, infatti, è il numero di persone coinvolte, dagli anziani ai giovanissimi, con un’attenzione speciale alle categorie più svantaggiate. “Non è semplice dire in sintesi di che si tratta, tale è la varietà delle manifestazioni artistiche, culturali, religiose, sociali e sportive che si susseguono in un arco di tempo che va dall’8 dicembre al 26 gennaio. “Progetti nuovi, e di livello sempre più elevato, hanno ravvivato il programma dell’ultima edizione, la diciottesima, aggiungendosi a quelli già collaudati come la giornatadedicata ai ciechi veronesi, il “Premio bontà”, o la borsa di studio “Porte aperte” che viene assegnata annualmente ad una persona che si sia distinta nel dialogo interreligioso, ecumenico, ecc.: un omaggio alla memoria di Salvatore Murgia, un parrocchiano membro dei Focolari, la cui vita è stata donazione e testimonianza “. Spiccano nel calendario dei festeggiamenti i “percorsi di integrazione tra culture diverse” messi in atto dal gruppo “Insieme per un mondo unito”. Qualche esempio renderà l’idea: una mostra di opere di artisti da tutto il mondo (nel Centro culturale del quartiere); il concerto di un gruppo corale romeno a favore del Centro ragazzi ciechi di Togoville; l’incontro interreligioso fra buddhisti, cristiani, ebrei e musulmani; canti, danze, musica musica e poesia di diverse culture; e infine una cena con piatti tipici dei vari continenti. Questi “percorsi” hanno avuto, fra l’altro, un prologo di alto significato simbolico l’11 novembre scorso – a due mesi esatti dall’attentato alle Torri Gemelle – con la messa a dimora di alberelli di olivo sul piazzale antistante la chiesa di Santa Lucia, da parte dei rappresentanti delle otto confessioni religiose presenti sul territorio. “Convivere tra persone con diverse espressioni di fede, cultura ed educazione – assicurano gli animatori – è possibile: pregiudizi e diffidenze cadono se c’è la conoscenza, che nasce solo dall’ascolto e dal confronto con l’altro. È alimentando questo dialogo rispettoso, fatto anche di reciproci gesti di accoglienza e di impegno per progetti comuni, che possiamo aiutare la nostra società a progredire nella via della pace”. Certo, non tutti capiscono. Se molti restano coinvolti e offrono aiuti concreti e collaborazione per le attività del centro d’ascolto o per i festeggiamenti, c’è anche chi manifesta insofferenza e timore nei confronti di “questi stranieri che portano via lavoro ai nostri e, oltretutto, creano spesso problemi e disordini”. Don Mario ricorda la critica mossa da una persona che “non aveva mai visto nessuno di questi immigrati convertirsi”. “Non vogliamo che si convertano – gli ho fatto notare -, ma che collaborino per i valori più grandi, come la pace appunto”. Al che l’altro ha ammesso di “non aver mai considerato la cosa sotto questo aspetto”. Così, sensibilizzandosi alla solidarietà e al dialogo, prendendo coscienza del valore che sono gli altri, la comunità parrocchiale sta diventando fermento di vita evangelica nell’insieme del territorio. Non c’è dubbio, a borgo Santa Lucia ora si respira un’aria diversa.

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