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Cultura > Arte e Spettacolo

E fu sera e fu mattino

di Raffaele Demaria

- Fonte: Città Nuova


Un film geniale, del giovane regista Emanuele Caruso, sulla fine del mondo prevista con 50 giorni di anticipo, prodotto con soli 70 mila euro

E fu sera e fu mattina

Ancora una volta il cinema ci mette di fronte ad uno dei modi con cui potrebbe finire il mondo e non si può non ricordare l'abbastanza recente Melancholia, a cui per certi versi E fu sera e fu mattina del giovane regista Emanuele Caruso assomiglia un po’. Qui la fine è dovuta all’esplosione del sole, prevista con 50 giorni di anticipo e resa nota a tutti con la tv, che noi tuttavia non vediamo direttamente. È un film geniale che evita scene catastrofiche e drammatiche a tinte forti ed è ambientato nel piccolo paesino di Avila nelle Langhe.

Girato in autogestione ed economia, con attori non molto noti o non professionisti, ha una distribuzione dilazionata nel tempo nelle varie città d’Italia; dove è già uscito, in Piemonte, ha raccolto notevoli consensi e conviene tenerlo presente per quando verrà nella nostra città. A Roma esce il 15 maggio e a Milano in giugno.

È profondo, dato che riesce a metterci, senza esitazioni, di fronte al significato della vita. Lo fa con grande semplicità, mostrandoci individui diversi per caratteri, esperienze vissute e situazioni attuali, tutti accomunati dall’incredibile notizia. Il parroco ricorda loro, in modo non tradizionale, il significato del crocifisso. Egli, che non ha risolte tutte le proprie tensioni, si unisce ad altri giovani che, pur continuando gli impegni soliti, si preparano al grande cambiamento della loro esistenza.

Sono messe in evidenza il valore della vita normale e delle azioni comuni, come certi lavori che si vogliono compiere bene, pur nella consapevolezza della loro transitorietà. Come anche le preoccupazioni e i problemi che gravano sui paesani e che appaiono legati al modo in cui sono affrontati e alla maturazione personale, quella con cui dovrà essere vissuto anche il grande passaggio.

Pregevole lo sguardo sereno e pacato, che non punta ai toni tragici e disperati, anche se sono mostrati momenti di sconforto profondo. Il racconto, che è pervaso da sensibilità religiosa, ci induce a considerare la morte come una trasformazione, che permette la continuità dei rapporti umani. Naturalmente non si può anticipare la conclusione, che è sorprendente per il significato e la forma delicata e poetica.

Regia di Emanuele Caruso; con Albino Marino, Lorenzo Pedrotti, Sara Francesca Spelta, Simone Riccioni, Francesca Risoli.

Per sapere dove il film è proiettato andate su http://efuseraefumattin.altervista.org/blog/distribuzione/

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