È bello fare la comunione d’anima

Un giovane religioso racconta alcuni momenti in cui ha messo in pratica uno degli strumenti della spiritualità di comunione, proposti da Chiara Lubich. Durante il ritiro, in comunità, con religiosi di vari carismi.
Religioso giovane

Ho sentito parlare per la prima volta di “comunione d’anima” dal mio direttore spirituale che mi ha accompagnato nei primi tre anni di vita religiosa. Spesso, nei nostri colloqui, quando avevo finito di aprire il cuore, raccontandogli quel che Dio stava operando nella mia vita, mi diceva: “Grazie di questa comunione d’anima”. La sua risposta, poi, era sorprendente: mi rendeva partecipe di quello che Dio aveva operato nell’intimo del suo spirito mentre io gli parlavo, quasi che il mio aprirmi fosse stato, per lui, testo di meditazione.

Ascoltare le sue risonanze era per me una luce straordinaria. Vedere che cosa operasse in un’altra anima la mia esperienza mi faceva capire meglio l’opera di Dio, il vero significato di tante cose, l’intervento divino che, magari, non avevo visto. Mi aiutava a guardare la realtà con gli occhi di Dio. Era una piena comunione d’anima, non a partire da un testo di meditazione, ma dalla nostra personale storia di salvezza. E sempre, da parte sua, il colloquio finiva con la recita spontanea del Magnificat: “Grandi cose ha fatto in noi l’Onnipotente” (cf. Lc 1, 49).

Pian piano, ho cominciato a conoscere l’Ideale di Chiara Lubich e ad innamorarmene, e ho iniziato a capire cos’era, per lei, questo strumento della spiritualità di comunione. Nelle occasioni in cui ho avuto la possibilità di sperimentare una vera comunione d’anima, alla presenza di Gesù “in mezzo” (cf. Mt 18, 20), ho ricavato un grandissimo profitto.
 
Durante il ritiro
Una volta mi trovavo con altri miei confratelli per una settimana di ritiro a Loppiano, nel Centro internazionale di spiritualità “Claritas”. Un tema di Chiara ci aveva stravolti, facendoci intuire, con la grazia di Dio, l’immensità del carisma dell’unità e la sua capacità di ravvivare e fecondare, come rugiada che irrora la terra, tutta la Chiesa e tutta la vita consacrata.

La comunione d’anima che ne seguì fu davvero straordinaria, fu per me di una luce indescrivibile. Mi fece vedere come lo Spirito illuminava l’anima dei miei confratelli, come la grazia parlava loro, come Dio si metteva in comunione con loro. Da un lato, con la ricchezza delle intuizioni dei miei confratelli, coglievo infinitamente meglio quanto avevo già compreso; dall’altro, quel momento gettò una nuovissima luce su ciascuno di loro, aprendomi gli occhi sul loro mondo interiore.
 
In comunità
Una sera, a casa, con un mio confratello stavamo recitando la Liturgia delle Ore. Mentre mi stavo impegnando a stare consapevolmente e nel modo più degno possibile alla presenza di Cristo Sposo, anche’io come sposo, mi sembrò che il Signore mi facesse capire in modo chiaro: “Non solo la tua anima è davanti a me come sposa, ma le vostre due anime, insieme, stanno davanti a me come sposa”. Era chiaro: non io solo, ma l’intera comunità era sua sposa. Noi due, insieme, eravamo Chiesa Sposa.

Capii che non potevo tenere per me questa luce e, subito dopo, ne resi partecipe il mio fratello. La luce si moltiplicò, anche lui ne fu colpito: mentre io glielo dicevo, infatti, Dio stesso lo diceva al suo cuore. Facemmo, uniti, il proposito di essere insieme Chiesa Sposa di Cristo e di vivere non più singolarmente, ma insieme, alla Sua presenza.
 
 
Con i religiosi
Un altro momento importante è avvenuto insieme con altri religiosi di diversi carismi. Ascoltammo una conversazione audio in cui Chiara raccontava una sua profonda esperienza di Dio. Le sue parole ci toccarono tutti moltissimo. La comunione d’anima che ne seguì fu particolarmente ricca, perché in ciascuno la grazia aveva mosso la nostra anima in diversi modi.

Io ero rimasto semplicemente folgorato e comunicai, con parole non ancora elaborate, tutta la mia meraviglia, l’ammirazione e il desiderio di piena adesione a quella realtà che Chiara ci aveva donato. Un altro, invece, era stato illuminato su degli aspetti più pratici, di applicazione pastorale, di concreta realizzazione su questa terra delle “cose di lassù” (Col 3, 1). Il terzo, infine, aveva riconosciuto nelle parole di Chiara la nostra vera identità di religiosi aderenti al Movimento dei Focolari e si era sentito spinto a viverla più profondamente.

Ognuno di noi era stato illuminato su aspetti diversi, ma tutti erano veri, tutti erano dello Spirito. Al termine di quella condivisione ci sentimmo tutti partecipi delle grazie dell’altro, partecipi dei suoi propositi da portare avanti insieme uniti, arricchiti di nuovo slancio e di nuovi significati.
Avverto di essere solo all’inizio della pratica di questo strumento della spiritualità di comunione e mi sento spinto verso nuove prospettive, per gustare la bellezza di un nuovo percorso, e voglio percorrerlo fino alla fine, fino alla piena comunione con Dio e con i fratelli, alla piena realizzazione dell’ut omnes.
 

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