Due pesi, due misure?

L’accusa che viene rivolta all’Europa e all’Occidente in genere è quella di applicare un metro diverso, e di adottare un doppio standard rispetto ai conflitti che affliggono il Sud del mondo e specialmente il Medio Oriente e l’Africa. Articolo pubblicato sul n. 6/2022 di Città Nuova
due pesi

Siamo tutti giustamente colpiti dal ritorno della guerra in Europa. Tuttavia, anche in Europa la guerra non è mai stata eliminata del tutto: pensiamo alle guerre per la disgregazione dell’ex Jugoslavia o alla guerra russo-georgiana del 2008. Comunque abbiamo ritenuto per lungo tempo che la guerra non riguardasse più il Vecchio Continente. Ciò anche grazie alla presenza dell’Unione europea, un grande esperimento di “dis-invenzione” della guerra, almeno tra alcuni Paesi, grazie all’integrazione economica e, in parte, politica.

Guardando oltre l’Europa, scopriamo che la guerra non solo non è stata eliminata, ma continua purtroppo ad essere una delle fattezze della politica internazionale. Ci sono luoghi, come l’Afghanistan, la Siria, lo Yemen, la stessa Libia, dove forme più o meno acute di conflitto sono in atto da anni, da decenni. Insomma, ammettiamolo: noi europei non abbiamo ancora “de-colonizzato” il concetto di guerra. Ora che una guerra dalle conseguenze sistemiche e profonde infuria in Ucraina a seguito della brutale aggressione russa, sembriamo finalmente avvederci che vaste aree del pianeta sono sconvolte da conflitti endemici.

La reazione di tanti dei Paesi coinvolti nelle “guerre di periferia” dinanzi allo sconvolgimento che investe l’Europa è comprensibilmente critica. Avrebbero voluto che anche in altre circostanze l’Europa adottasse sanzioni così severe per contrastare un’annessione territoriale, che denunciasse con altrettanto vigore i crimini contro l’umanità che avvengono in tante parti del mondo, che accogliesse con altrettanta generosità i rifugiati, che mobilitasse con altrettanta efficacia ingenti risorse per far fronte a crisi umanitarie, che condannasse la violazione della sovranità di un altro Paese con un attacco armato. Gli esempi che vengono evocati sono i 20 anni di presenza militare della Nato in Afghanistan e l’invasione dell’Iraq nel 2003 da parte di una coalizione occidentale a guida americana. Insomma, l’accusa che viene rivolta all’Europa e all’Occidente in genere è quella di applicare un metro diverso, e di adottare un doppio standard rispetto ai conflitti che affliggono il Sud del mondo e specialmente il Medio Oriente e l’Africa. Sicuramente c’è del vero in questo ragionamento, soprattutto nel fatto che si applicano due pesi e due misure. Ma sarebbe anche necessario mantenere una certa oggettività di analisi, che metterebbe in risalto, ad esempio, che una cosa sono gli interventi militari (anche illegali), altra cosa sono le annessioni di territori e ridisegnare i confini con i carri armati. Questo secondo tipo di guerra è meno reversibile e più imprevedibile per i suoi effetti sull’intero sistema internazionale. Per il resto, una sana autocritica da parte di noi europei non guasterebbe, anzi.

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