Due cartoline dalla Liguria

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BENVENUTI A CAVI DI LAVAGNA! Non le insegne luminose, né i rumori del nulla pulsante per le strade, (zero per zero fa solo zero) ma sei tu ad accogliermi, piccolo giardino mediterraneo, quel che non poteva piacere ai poeti laureati… E dunque salute a voi, Cammillo Sbarbaro ed Eugenio Montale. È un frammento del dialogo tra terra e mare che ha creato questa gente: un resto di tempi – dilacerato – nell’attimo della collettività. Riarso, dissestato, dimenticato come la Parola nelle nostre città, come l’Anima, giovanetta ancora che canta e parla tra sé mentre il mare la culla d’un frastuono di richiami (eppure come odo il suono se batto due sassi sott’acqua!)… Anima bambina, bambina divina, come non vedere che lasciarti sola non a te, ma per noi, è la morte senza parola!… GENOVA Di fretta e gente il cielo tempestoso sa ancora di pioggia e tuoni quando infine conosce uno squarcio d’azzurro… Rutilante di marmi nelle chiese, roba. Sordida filosofia dell’esistente, senza mediazione. Teologia di contrasti, santi e taverne di porto. Risparmio e soldi lievitati in palazzi, superbi palazzi, come superba la tua gente, grandi nasi e spalle e braccia aperte strette di mano a dir la contingenza e la grandezza dell’umano commercio. Vicinanza di odori e colori, roba da mangiare, lavoro e bestemmia e il porto come l’ultima frontiera dell’uomo che conoscemmo. Genova, lasciami cantare ad occhi chiusi gli opposti della mia vita, chè oggi non è tempo di nozze!

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