Dove sono i miei diritti?

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Èmaggiorenne eppure, per certi versi, sembra nata da poco, dal momento che non ha ancora raggiunto piena maturità. È la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo che lo scorso 20 novembre ha celebrato i suoi diciotto anni, essendo stata pubblicata a New York nell’89 e successivamente ratificata da quasi tutti gli Stati del mondo tranne due: Stati Uniti e Somalia. Una Convenzione che riconosce a tutti i fanciulli del mondo – ove per fanciulli si intendono quelli sotto i 18 anni – gli stessi diritti: da quello primario alla vita, alla salute, dall’istruzione al gioco, al rispetto della libertà… Eppure, le cifre, ancora oggi, non sono incoraggianti. Molte le violazioni dei diritti fondamentali dei fanciulli che fanno registrare ogni anno la morte di 9,7 milioni di bambini tra gli 0 e i 5 anni mentre in 36 milioni non hanno accesso alla scuola. E tante, troppe, sono le forme di sfruttamento dell’infanzia: bambini soldato, costretti a lavori pesanti, trafficati come donatori di organi, violentati. L’ultima aberrante novità è dei giorni scorsi e succede nel nostro Paese: minorenni che si prostituiscono o vengono fatte prostituire per saldare debiti di gioco dei compagnucci. Qualche giornale ha ancora la sfrontatezza di titolare l’articolo dedicato a questi argomenti Infanzia violata: è allarme, come se si trattasse di qualcosa della cui grave imminenza ci si accorgesse all’improvviso. E forse non ha tutti i torti, dal momento che il dramma dell’infanzia senza futuro è per molti un campanello d’allarme che scatta in qualche determinata occasione e poi subito rientra. E già l’indomani del 20 novembre si volta pagina fino all’anno successivo. A non spegnere i riflettori, a onor del vero, sono in tanti. Enti, associazioni, comunità religiose, organismi di volontariato, istituzioni… Senza il loro quotidiano impegno la tragedia dell’infanzia violata assumerebbe proporzioni ancora più grandi. E a chi si occupa di bambini spesso la fantasia non manca. Il diritto come un lungo nastro che avvolge la vita di una persona da prima che venga al mondo a quando lo lascia, e forse anche dopo. Con questa convinzione Ester Molinaro, giovane avvocato, si è dato un compito: spiegare ai piccoli le cose dei grandi. Perché anche loro siano coscienti dei diritti di cui sono portatori. Il diritto è una materia arida, profondamente mnemonica e lontana da qualsiasi forma di creatività, o al contrario è al servizio della vita? Perché possono incontrarlo solo gli adulti e in particolare coloro che decidono di studiare legge o che devono affrontare un problema legale? Perché un bambino non può sapere da subito che la maggior parte delle regole che vive quotidianamente è espressione una più ampia vita giuridica? Ma come rispondere a quest’esigenza? Ad esempio con un libro il cui titolo, Fiabe giuridiche (Arena editore), racchiude un metodo. Anche i popoli hanno una carta d’identità? Tribunale? Che cosa è? Anche una legge ha un nome? Come nasce l’amicizia tra i popoli? Ma quanti genitori ha una Costituzione? A queste domande e a molte altre l’autrice dà risposte esaurienti e semplici allo stesso momento. Spiega così il concetto di persona giuridica, la legge sull’affido condiviso, l’istituzione della Corte penale internazionale, il debito estero, il Trattato italo somalo, la Convenzione dei diritti del fanciullo ed altro ancora. Creare un codice fantastico tramite cui far passare concetti meravigliosi quali legalità, giustizia, mondialità o farne conoscere altri più tristi come divorzio, guerra ed evasione fiscale, sarebbe stato un nuovo modo, o più semplicemente il mio modo, per entrare nelle storie di tanti bambini conosciuti durante un periodo di insegnamento, dice la Molinaro. Si tratta di trasmettere le nozioni più difficili e le esperienze più dure con l’aiuto di folletti, angeli e libri volanti. È così che i bambini vengono… portati a spasso con il diritto, per imparare sin da piccoli le regole della convivenza. C’è infatti un viaggio in ognuna di queste fiabe giuridiche, a volte sulle ali di un angelo, sul piatto di una bilancia o in un tazzina di caffè, altre su una zattera fatta di foglio e penna, su un libro o su un gabbiano. Così, solo a titolo esemplificativo, nella fiaba giuridica Due toghe per amiche, grazie all’aiuto dei due gabbiani Cimpi e Ciompi, Giulio riesce a conoscere le toghe Gius e Tizia che gli spiegano la legge sull’affido condiviso; in Battiti d’ali, grazie ad un volo con l’angelo Alì, Nicholas arriva nel continente africano dove conosce la realtà dei bambini-soldato e inizia a comprendere cosa significa vivere senza regole; in Una vitamina per mondo, Gis, una bimba di nove anni affronta il tema del debito estero; in Saltellando nella Costituzione, grazie ad articolo 54, Sara apprende la storia della sua Carta costituzionale e così via. Penso che sia fondamentale – spiega la Molinaro – offrire alle nuove generazioni la possibilità di conoscere le ragioni profonde dei doveri che vengono imposti e dei diritti che vengono concessi, poiché si può apprezzare in profondità la conquista di un diritto solo se ne si conosce il fondamento. I proventi di questa avventura letteraria saranno devoluti ad Ali giuridiche, un progetto di istruzione ideato dall’autrice la cui duplice finalità è sostenere l’educazione e la formazione di bambini e bambine somale, nonché permettere a giovani studenti di quella terra il conseguimento della laurea in materie giuridiche attraverso un sistema di borse di studio. Mi piacerebbe pensare che per le nuove generazioni l’espressione Trattato di amicizia, che intitola il Trattato italo-somalo, sia una realtà e non un ideale e che un giorno anche i bambini somali possano essere tutelati dalla Convenzione dei diritti del fanciullo del 1989, conclude Ester Molinaro. Intanto Fiabe giuridiche è in via di adozione in diverse scuole, mentre sono in corso progetti con vari assessorati e con il ministero della Giustizia. Coniugando teoria e pratica della solidarietà, diritto e fraternità.

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