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In profondità > Chiesa cattolica

Dove le porte non si chiudono mai

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

A S. Anastasia, nel cuore di Roma, da dieci anni viene portata avanti l’adorazione perpetua. Per chi ha un impegno fisso o per turisti di passaggio, la porta è sempre aperta

S. Anastasia

Forse pochi dei turisti in visita al Circo Massimo la notano: la chiesa di S. Anastasia, infatti, non sembra avere nulla di diverso dalle tante che si incontrano visitando la capitale. Ma qui, da oltre dieci anni, nella cappella dell’Eucarestia c’è sempre qualcuno, ad ogni ora del giorno e della notte.

 

La storia dell’adorazione perpetua a S. Anastasia parte dal Kenya: è stato durante il periodo di missione che don Alberto Pacini, rettore di questa basilica, ha sentito la spinta a concretizzare un’idea che gli ronzava in testa sin dai tempi del seminario. L’occasione si è presentata nel 2000 quando gli è stata affidata questa chiesa, chiusa per restauri da vent’anni: un ripartire da zero non solo perché mancavano arredi, suppellettili e riscaldamento, ma anche perché, non essendo una parrocchia, non poteva contare su una comunità già consolidata. Eppure S. Anastasia vanta una storia di non poco conto: sin dagli albori del cristianesimo i fedeli della capitale venivano a pregare sul luogo dove sono conservate le ceneri della santa. I papi erano soliti celebrarvi la messa dell’aurora di Natale, poiché la traduzione vuole che S. Anastasia sia stata martirizzata in questo giorno.

 

Don Alberto ha iniziato semplicemente, collocando un ostensorio sull’altare e sedendosi accanto. Altre due sedie erano lì per accogliere chiunque volesse unirsi o trovare ascolto. Sostenuto dalla comunità delle Suore Figlie di Nostra Signora dell’Eucarestia ha iniziato a far seguire alla messa del primo venerdì di ogni mese mezz’ora di adorazione, che è poi arrivata a prolungarsi tutta la notte. Col tempo si è formata una comunità di amici, sino a riunire i circa 350 adoratori necessari a coprire tutto l’arco della giornata (due all’ora per 168 ore a settimana): il 2 marzo del 2001 è così partita l’adorazione perpetua. «E da quel giorno – sottolinea don Alberto – non è mai saltata una singola ora». A testimoniarlo sono il tabellone collocato nella navata di sinistra, in cui ognuno segna l’arco di tempo che si impegna a coprire, e il registro delle presenze: i più “eroici” rimangono anche tutta la notte, fino a otto o nove ore.

 

I volontari sono fondamentali nel garantire la custodia della chiesa, dato che «qui “chiudere” è un verbo che non esiste»: perlopiù laici, aiutati anche dalle suore che vivono nel complesso della basilica, di cui buona parte appartenenti a movimenti ecclesiali. La loro presenza è assicurata anche nei momenti in cui sembrerebbe più difficile convincere qualcuno a rinchiudersi tra le mura di una basilica, come Natale o Capodanno: occasioni in cui, peraltro, si tengono celebrazioni dal significato particolare, come la messa delle 5 del mattino in ricordo di quella tradizionalmente celebrata dai papi o la veglia per la pace dell’ultimo dell’anno. A dare un contributo al variegato gruppo che si è creato attorno a questa rettoria sono anche le comunità straniere: ghanesi, filippini e camerunensi, che celebrano la messa nelle lingue d’origine; ma anche la comunità copta, il gruppo mariano e i carismatici.

 

A fermarsi davanti all’Eucarestia non sono solo coloro che si sono presi un impegno specifico, ma anche adoratori occasionali e turisti di passaggio. Don Alberto cerca di essere presente il più possibile per la guida spirituale e le confessioni, aiutato anche dalle suore e occasionalmente da qualche altro sacerdote: «ma rimane fondamentale la presenza dei laici del gruppo di servizio – precisa – che in futuro, con una formazione adeguata, potrebbero anche prestarsi all’ascolto».

 

Don Alberto tra i promotori della diffusione delle adorazioni perpetue nel nostro Paese, fa notare come S. Anastasia non sia un caso unico: «Ci sono una cinquantina di iniziative simili in Italia e oltre 3 mila negli Stati Uniti, di cui 50 nella sola Houston. Il Paese in cui sono più diffuse rimangono però le Filippine, dove quasi ogni parrocchia ha, se non un’adorazione perpetua, quantomeno una che copre buona parte della giornata». Dato l’apporto che i movimenti ecclesiali hanno sempre dato all’adorazione perpetua di S. Anastasia, don Alberto ha un invito da rivolgere loro: «Mi piacerebbe che ognuno di questi si prendesse una fascia di tempo per l’adorazione: sarebbe una bella testimonianza dell’azione dello Spirito».

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