Dov’è finito il nostro amore?

“Stasera ho stranamente terminato di stirare e la tv è guasta, così mi sono fatta coraggio a scrivervi. Ho un grande peso nel cuore: sono sposata da soli tre anni e il mio matrimonio sta già vacillando. Mio marito è interamente assorbito dal lavoro; quando è a casa ci dividono mura di silenzio e se parliamo non ci si capisce. Sono esausta e avvilita. Mi chiedo cosa posso fare per ricucire il rapporto”. Una donna delusa Qualche volta, ad un certo punto del loro cammino, sui coniugi sembra calare una nebbia minacciosa che impedisce loro di comprendersi come prima e di riuscire ad accettare insieme le fatiche della routine. “Ormai è archeologia sociologica la crisi del settimo anno – osserva il dirigente di un consultorio familiare, in occasione del Congresso dei consultori di ottobre -. Ci sono coppie che dopo dieci anni di fidanzamento si separano in quindici giorni”. Separazioni e divorzi non solo continuano ad aumentare, ma, sempre più coinvolgono unioni appena iniziate. Come aiutare a disappannare la memoria del progetto iniziale degli sposi, cioè che l’amore duri tutta la vita? Quando le coppie si presentano per avere consigli sull’incompatibilità matrimoniale, lo psicoterapeuta familiare in genere chiede loro cos’era che li aveva fatti innamorare e quindi decidere di sposarsi. Quasi sempre i due elencano, paradossalmente, proprio quegli aspetti del carattere che ora li infastidiscono e li allontanano l’uno dall’altro. Questo esercizio dovrebbe aiutarli a ricordarsi della persona che avevano scelto e a considerare che le differenze invece di dividere possono unire: occorre evitare la tentazione di rendere l’altro migliore secondo il proprio punto di vista, si può provare invece a renderlo più felice, valorizzando il positivo che è in lui. Capisco che sia molto difficile quando l’altro è nella più totale indifferenza nei nostri confronti o ci è indifferente, eppure la strada migliore per riannodare il filo di un rapporto che sembra spezzato è sforzarsi di amare concretamente il partner, aumentando la gentilezza nei suoi confronti e le occasioni di condivisione. L’amore non si può pretendere, ma solo donare, certo bisogna saper attingere ad una sorgente infinita di amore… Una cena già pronta quando il marito rientra dal lavoro, consentirgli di seguire una partita di calcio, anzi, farlo con lui, sono tutti messaggi d’amore, se conserviamo, a volte eroicamente, il sorriso sulla bocca. . . La sfida di Elena. Lettera a un’amica Carissima Lucia, non è facile raccontarti questo ultimo anno. Mi sembra un’eternità da quando a Cascina vi siete impegnati a pregare per me e Gianni e, affacciandoti al finestrino della nostra macchina, ci hai ricordato che ci volevi bene. In questa vicenda, papà e mamma mi sono stati vicini. Scoprirli aperti all’idea che io potessi separarmi da Gianni e soprattutto vederli disponibili a riaccogliermi, mi ha dato tanta pace. Quello che non mi dava pace è quanto mi avevi detto tu: “Se te ne vai, Gianni cosa fa?”. Questa domanda risuonava in me notti intere. “Ma è ridicolo – mi dicevo -. Si deciderà a crescere!”. Poi mi sono ricordata della frase: nella salute e nella malattia” “Ma la sua, è una malattia? No, deve solo svegliarsi, maturare! “. E poi mi dicevo: “Ma come, io mi prodigo per gli altri, cerco di comunicare con gli autistici, riesco a dialogare con i sordi e non trovo un modo per parlare con mio marito?”. Tu mi avevi detto di una donna che aveva salvato il suo matrimonio andando a giocare a bocce col marito! È iniziata la mia sfida: ho guardato partite, aspettato ore perché venisse a letto con me e potessimo parlare. Inoltre, mi è venuto in mente di aprire un file sul computer di casa e scrivergli. Devi sapere che prima di sposarci, quando gli scrivevo, spesso mi tornavano indietro le lettere con gli errori di ortografia e di sintassi segnati in rosso e corretti. Se fosse andata così anche questa volta, sarebbe stata la fine! Al contrario: è stata una rivelazione. Abbiamo trovato il coraggio di confidarci sentimenti nascosti, cose di cui non eravamo contenti, attese non soddisfatte.Abbiamo finito per rivedere il bilancio in questo modo” Certo, Gianni non diventerà mai un sicuro, un esuberante, un estroso; però è più disposto al dialogo e mi è vicino nel mio lavoro.Volevo cambiarlo ed invece devo solo aspettare che venga fuori per quello che realmente è. I problemi rimangono, ma sono io che sono cambiata. Desidero vederlo sereno e voglio arrivare con lui a Dio, perché questa è l’unica cosa che conta. Grazie Lucia. Spaziofamiglia@cittanuova.it

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