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Dopo il ciclone Harry, si parla di ricostruzione e prevenzione. Resta il nodo dell’abusivismo

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

Territori fragili, dove la prevenzione è stata finora poco conosciuta. Dopo il passaggio del ciclone Harry, Sicilia, Sardegna e Calabria parlano di danni incalcolabili, destinati a lasciare il segno

Il maltempo ha danneggiato la rete ferroviaria sull costa Ionica della Sicilia, nella zona di Scaletta Zanclea, nel Messinese, e i collegamenti tra la Città dello Stretto, Catania e Siracusa sono interrotti. In alcuni tratti il terrapieno è stato distrutto dalla forza del mare e i binari sono rimasti ‘sospesi’. 21 gennaio 2026. ANSA (npk)

Dopo i due giorni del ciclone Harry è il momento della conta dei danni, incalcolabili. Onde altissime hanno devastato Sicilia, Calabria e Sardegna. Tra le più alte, una ha superato i 16 metri nel canale di Sicilia, secondo i rilevamenti dell’Ispra. 

Sono state colpite soprattutto le città costiere, con danni enormi alle strade, alle ferrovie, alle abitazioni. Sono molte le strade chiuse in Calabria. Devastato il litorale di Catanzaro Lido, dove le onde hanno raggiunto un’altezza pari a quella di un palazzo di quattro piani, con un vento che ha raggiunto i 100/110 chilometri orari. Altri danni nella zona del reggino. La strada costiere jonica è stata chiusa a lungo. Lo stesso è accaduto a Letojanni e a Santa Teresa Riva, nel messinese, dove alcuni tratti di strada sono sprofondati, o a Italia, dove un tratto di ferrovia (la linea ferrata che collega Messina a Catania) è rimasta sospesa nel vuoto.

Le onde sferzano Catania. 20 gennaio 2026. ANSA/Orietta Scardino

La mareggiata ha eroso le coste. In Sardegna le bellissime spiagge di Baunei Cala Goloritzè e Cala Mariolu quasi non esistono più. Cancellata dal ciclone anche la spiaggia del Poetto di Cagliari. In Sicilia, nel ragusano le onde sono arrivare a ridosso degli scavi della zona archeologica di Caucana (città tardo romana), cancellando l’ultimo tratto di spiaggia. Ma bisognerà ancor attendere del tempo per valutare pienamente gli effetti delle mareggiate perché talvolta il mare restituisce tratti di spiaggia.

Le voragini che si sono aperte, in Sicilia come in Calabria, scatenano molti interrogativi. Domande che anche l’uomo della strada si pone: come sono state realizzate molte opere pubbliche?

Il territorio si è dimostrato estremamente fragile. Perché preda degli agenti atmosferici e perché la sua particolare conformazione porta con sé numerosi rischi. Ma fragile soprattutto perché negli anni poco o nulla è stato fatto per curarlo e preservarlo. Quella ferrovia che corre lungo la costa ionica da Catania a Messina o lungo la dorsale tirrenica della Calabria è frutto di scelte fatte nel secolo scorso, ma le conseguenze sono visibili ancora oggi. Perché la ferrovia deturpa un territorio bellissimo, con panorami mozzafiato e perché a ridosso del mare essa è facile preda degli agenti atmosferici. Gli effetti delle mareggiate hanno interrotto la linea ferrata. Dopo qualche giorno è stata ripristinato il tratto da Catania a Taormina. Per la tratta successiva, da Taormina a Messina, ci vorrà almeno un mese e mezzo. Che tradotto in soldoni significa l’impossibilità, per chi vive nel versante orientale dell’isola, di raggiungere in treno Messina e attraversare lo stretto. Si dovrà viaggiare su autobus sostitutivi.

Case distrutte sul lungomare di Mascali in seguito al passaggio del Ciclone Harry sulla costa siciliana, Mascali (Catania) 21 gennaio 2026. ANSA/ORIETTA SCARDINO

Ora si guarda al futuro. Perché eventi come questo non sono destinati a rimanere isolati. Il clima è cambiato e il Mediterraneo è più caldo. Secondo il meteorologo di Meteo.it, Andrea Giuliacci il ciclone Harry sarebbe stato generato dal contrasto tra un centro di pressione attivo nel Mediterraneo e l’arrivo di aria fredda. E se altre zone del mondo (vedi le coste atlantiche statunitensi) sono abituate a fenomeni come questo, il Mediterraneo dove cominciare a guardare in maniera diversa il proprio futuro. Specie considerato che il Mare Nostrum, come veniva chiamato dai romani, ospita molte isole, penisole e decine di migliaia di chilometri di coste.

Massimiliano Fazzini, docente universitario e responsabile del team sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale, analizza l’evento sottolineandone le caratteristiche. «Non si è trattato di un ciclone simil tropicale – spiega Fazzini –, in quanto ci sono precise regole termodinamiche che permettono di caratterizzare in tal modo una struttura di bassa pressione: nella fattispecie tale struttura non presentava alcun “cuore caldo” e dunque va annoverata nelle depressioni extratropicali a genesi mediterranea».  L’evento, dunque, secondo Fazzini, è da classificare come «evento climatico caratterizzato da venti ad oltre 130 km orari e da cumulate pluviometriche spesso superiori ai 300 millimetri in 48-72 ore. Qui si parla di meteo, non di clima. Nel momento in cui, analizzando le serie storiche tematiche, la statistica evidenzierà mediante i numeri che l’“evento meteorologico” mai è accaduto precedentemente, allora si potrà parlare di estremo climatico».

Il futuro si chiama dunque “ricostruzione”, ma anche “prevenzione”. Perché la ricostruzione, da queste parti, non è mai stata sinonimo di efficienza e celerità. Chi è anziano ricorda gli anni del terremoto del Belice, che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 (58 anni fa) squarciò interi paesi, rase al suolo case costruite in modo precario e con materiali scadenti. La ricostruzione fu lenta e le baracche continuarono a sopravvivere per decenni, anche se nel frattempo molti riuscirono a trovare altre soluzioni abitative. L’emigrazione che seguì spopolò interi paesi. Cambiò la storia di ampie zone della Sicilia e di città che vennero ricostruite in altri siti.

Ricostruzione significa anche necessità di reperire risorse. I presidenti delle regioni Alessandra Todde in Sardegna, Roberto Occhiuto, in Calabria e Renato Schifani in Sicilia hanno già deciso i primi interventi. Altre risorse dovrebbero arrivare dallo Stato e l’argomento sarà esaminato nella prossima riunione del consiglio dei ministri.

Prevenzione significa maggiore attenzione alla realizzazione delle opere pubbliche, ma anche delle opere di edilizia privata. La costruzione di villaggi sulle coste, le migliaia di case abusive, realizzate anche in zone non edificabili della Sicilia (soprattutto nel ragusano e nell’agrigentino) non costituiscono un fattore rassicurante.

Ciò che invece stavolta ha funzionato è stata la prevenzione immediata, cioè il lavoro dei meteorologi e della Protezione civile. Ampiamente annunciato dalle previsioni meteorologiche, Harry non è arrivato inatteso. I bollettini meteo e di allerta, diramati nei giorni precedenti, hanno permesso di evitare che il ciclone facesse registrare delle vittime. Un anziano è caduto con la propria auto in un burrone nella zona di Santa Teresa Riva, nonostante fosse stato suggerito di rimanere a casa e di evitare di percorrere alcune strade. Domenica 18 gennaio tutti i comuni attendevano il bollettino che sarebbe stato diffuso alle 17 per assumere le decisioni necessarie. Alcune zone costiere di Acireale e di Marzamemi, nel siracusano, sono state evacuate in via precauzionale. Le previsioni hanno funzionato e sono state puntuali. Soprattutto, hanno consentito di programmare gli interventi e la chiusura di scuole e uffici. Non ci sono state vittime.

Tra gli effetti del ciclone c’è anche un ritrovamento archeologico. È accaduto in Sardegna, nella zona di Domus de Maria, dove si trova anche la spiaggia di Chia, nel sud dell’isola. Le mareggiate e l’erosione delle coste hanno riportato alla luce sulla costa alcune sepolture e reperti di epoca fenicia, anfore e vasi. Qualcosa di simile è accaduto anche nelle spiagge della Tunisia.

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