Dono e perdono

«Ti perdono e continuo a credere nel rapporto con te con tutte le sue fragilità». Questo è veramente “per-dono”.
Simboliche
Il perdono è una delle esperienze umane più profonde e universali. Ma nonostante ciò credo che si rifletta ancora troppo poco sulla natura di questa esperienza fondamentale, anche se autori come Jankélévitch e Derrida hanno dedicato al perdono pagine memorabili. Il punto di partenza di un discorso sul perdono è che esiste un rapporto profondo fra dono e perdono. Nella lingua inglese, ad esempio, viene proposto un perdono (forgive) per dimenticare (forget), che però è insufficiente per una buona vita in comune.

C’è poi un secondo tipo di perdono, che si esprime con le parole: «Ti perdono veramente, ma questa è l’ultima volta». È questo un perdono che contiene già una certa gratuità (si perdona veramente), che è molto comune nell’amicizia, nei rapporti di coppia in particolare, dove esiste una reciprocità diretta “io-tu”. Anche questo è un tipo di perdono importante, ma neanche questo perdono esaurisce l’esperienza del perdono.

Se, infatti, dono e perdono stanno assieme (non c’è l’uno senza l’altro), allora potremmo sintetizzare così una terza dimensione dell’esperienza solo umana e forse più che umana (come dice Derrida) del perdono: «Ti perdono e continuo a credere nel rapporto con te con tutte le sue fragilità». In altre parole, è come se dicessimo non all’altro ma a noi stessi: «Ti perdono pronto a perdonarti domani se dovessi ferirmi ancora». Questo è veramente “per-dono”, che ha poi una caratteristica straordinaria: richiede la forza dell’agape e cura la fragilità dell’altro che può ritrovarsi a non sbagliare più proprio perché il nostro dono l’ha guarito dentro. È un perdono terapeutico.

È la mancanza di “questo” perdono che spesso porta la fine di coppie, di comunità, di amicizie importanti. Ma dove si impara questo perdono? Dove sono le scuole? Chi sono i maestri? Nella vita servono tutti e tre i tipi di perdono, ma il terzo, quello dell’agape, è quello più prezioso, perché raro e non spontaneo; quando la vita in comune è giocata soltanto sui registri degli altri due perdoni, manca la gioia, che è sempre il grande segno che accompagna il per-dono, di chi lo riceve e di chi lo dona.

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