Donne in lotta contro le violenze maschili

Secondo UN Women, circa 736 milioni di donne subiscono una qualche forma di violenza, e ogni 11 minuti una donna o una ragazza viene uccisa da un partner o da un membro della sua famiglia

Una donna su tre in tutto il mondo, circa 736 milioni, ha subito violenza fisica o sessuale in qualche momento della propria vita. La maggior parte di questa violenza è perpetrata da chi è vicino a loro. Nel 2020, ogni 11 minuti una donna è stata uccisa da un uomo che conosceva. Altre violenze sono le mutilazioni genitali femminili, di cui sono vittime almeno 200 milioni di donne e ragazze tra i 15 e i 49 anni, e la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, un crimine di cui il 90% delle vittime sono donne. Tutti questi dati pubblicati da UN Women dimostrano che la violenza di genere continua a essere un problema globale che colpisce la società nel suo complesso, ma che subiscono le donne.

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’origine, come spiega l’UNESCO, risale al 1960, quando le sorelle Patricia e María Teresa Mirabal furono assassinate per aver difeso i loro diritti contro il dittatore dominicano Trujillo. Nel 1993, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 48/104 sull’eliminazione della violenza contro le donne, che definisce come «qualsiasi atto di violenza basato sul genere che provochi, o possa provocare, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi in pubblico che nella vita privata». Per sostenere questa decisione, nel 1999 è stato proclamato il 25 novembre come giorno della memoria e della rivendicazione.

Nonostante i progressi, nessun Paese al mondo ha raggiunto la piena parità di genere, afferma Amnesty International. Le donne continuano a essere oppresse, a subire disuguaglianze economiche, sociali e politiche, oltre ad essere assassinate. Nel caso dell’Italia, secondo i dati ufficiali, da gennaio sono state uccise 88 donne nella sfera familiare/affettiva (6% in meno rispetto all’anno precedente), di cui 52 dal partner/ex partner. Secondo l’ultimo aggiornamento del 21 novembre del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, 7 donne sono state uccise nella settimana dal 14 al 20 novembre. Vera Myrtaj, Martha Castano Torres, Paola Larocca, Anastasiia Alashri sono i nomi delle ultime vittime.

Per quanto riguarda la Spagna, 38 donne sono state uccise per mano dei loro partner o ex partner; in totale, dal 2003, anno in cui si è iniziato a contarle, sono state uccise 1.171 donne, secondo i dati pubblicati dal Ministero della Parità.

In questo contesto globale di violenza di genere, le donne iraniane sono in prima linea nelle recenti rivolte in difesa dei loro diritti e delle loro libertà, una rivoluzione che è stata sostenuta da tutta la popolazione per rovesciare il regime fondamentalista islamico. La scintilla per le proteste è stata l’omicidio della 22enne Mahsa Amini da parte della “polizia morale” di Teheran, spiega Amnesty International.

L’ong sostiene che la polizia sottopone donne e ragazze a detenzioni arbitrarie, torture e altri maltrattamenti per non aver rispettato le leggi sul velo obbligatorio. Questo regolamento è in vigore dalla rivoluzione islamica del 1979. Questo crimine è stato l’ultima goccia per una società stanca di vedere violati i propri diritti. I media di tutto il mondo hanno dato eco alle proteste delle donne che sono scese in piazza senza velo e si sono persino tagliate i capelli come simbolo di lutto e denuncia. La reazione del governo iraniano è stata una forte repressione contro i manifestanti. Di conseguenza, i tribunali rivoluzionari di Teheran hanno condannato a morte almeno 15 persone.

Mobilitazioni contro la violenza di genere

Per combattere questa situazione e chiedere l’eliminazione della violenza di genere, gruppi, organizzazioni e associazioni di vario tipo si sono organizzati nel contesto internazionale. A livello nazionale, gli eventi si terranno in diversi punti del Paese. A Milano, il Palazzo Moriggia ospiterà l’evento La sostenibilità è donna, dedicato all’impegno decennale dell’Associazione Nazionale per la Tutela dei Diritti in Difesa delle Donne. Bologna ospiterà, tra gli altri eventi, la 17ª edizione del Festival della Violenza Illustrata, visitabile dal 25 novembre al 20 dicembre presso la Casa delle Donne. Anche Genova ospiterà varie attività e la capitale italiana sarà sede di vari eventi in questa giornata.

Da parte sua, il premier italiano Giorgia Meloni ha denunciato la violenza contro le donne e ha affermato che serve «un impegno urgente di tutta la comunità internazionale». Inoltre, ha annunciato un incontro che si terrà il 24 novembre, organizzato dai Ministri delle Pari Opportunità e degli Affari Esteri, con la partecipazione di rappresentanti delle Nazioni Unite e della Corte Penale Internazionale dell’Aia. «Nessuna cultura può definirsi tale se contempla la violenza sulle donne –ha continuato Meloni—. Dobbiamo sostenere il desiderio di libertà e le battaglie che in alcune nazioni, dall’Afghanistan all’Iran, le donne stanno portando avanti con coraggio e determinazione per rivendicare il proprio ruolo nella società».

Per denunciare le violenze o chiedere aiuto, in Italia è possibile utilizzare il numero telefonico gratuito 1522, attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, accessibile da tutto il Paese, sia da rete fissa che mobile. Inoltre, è disponibile un servizio di chat accessibile direttamente dal sito www.1522.eu., con operatori specializzati che offrono sostegno e aiuto alle vittime di violenza, e garantisce l’anonimato. Un altro strumento di segnalazione è l’applicazione mobile 1552 Anti Violenza e Stalking.

Uno strumento fondamentale per affrontare le situazioni di violenza sono i Centri Antiviolenza (CAV). Tuttavia, i rapporti del Gruppo di esperti indipendenti del Consiglio d’Europa (GREVIO) e di ActionAid Italia sottolineano che i finanziamenti arrivano alle ong con grande ritardo, riducendo la qualità e l’efficacia dei centri. Inoltre, un’indagine Istat ha rivelato che il numero di posti letto nelle strutture di accoglienza italiane è insufficiente a soddisfare le esigenze e non è distribuito uniformemente sul territorio.

Per contrastare questa situazione, otto progetti sono stati selezionati dalla Fondazione Con il Sud, con l’obiettivo di investire 2 milioni di euro nell’apertura di nuovi Centri Antiviolenza, nel rafforzamento dei servizi e nell’estensione degli orari di apertura, oltre che nell’avviare nuove iniziative di sostegno rivolte a più di 2.000 donne che hanno subito violenza. In più, enti come il Telefono Rosa, che gestisce quattro dei CAV del Lazio, offrono diversi servizi come sostegno, accoglienza, assistenza psicologica, assistenza legale, supporto ai bambini che hanno assistito alla violenza, laboratori per minori e orientamento al lavoro.

Oltre a intervenire quando la violenza si verifica, la prevenzione è fondamentale per evitarla. A questo proposito, la collaborazione con gli uomini è essenziale. In Italia, i Centri per uomini maltrattanti (CAM) offrono agli uomini che hanno un comportamento abusivo o violento nelle relazioni affettive la possibilità di iniziare un percorso individuale e di gruppo verso il cambiamento. L’obiettivo è fermare la violenza attraverso la comprensione delle proprie azioni, offrendo strumenti per relazionarsi in modo sano, responsabile e più gratificante.

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