Don Zeno

E sono quattro. Giulio Scarpati ha fatto poker. Dopo aver dato voce e volto a padre Toni de La casa bruciata, a Don Silvestro di Aggiungi un posto a tavola e a L’uomo della carità – don Luigi Di Liegro, l’attore romano ha interpretato anche Don Zeno, l’uomo di Nomadelfia, nella miniserie andata in onda di recente su Raiuno. Una prova ancora una volta convincente che illumina il percorso artistico di questo coraggioso attore romano. Il perché va detto. Reduce dal successo strepitoso del primo Medico in famiglia (era lui il protagonista assoluto con Lino Banfi), Scarpati – volto pulito e sorriso simpatico – avrebbe anche potuto campare (professionalmente) di rendita, sfruttando l’enorme popolarità conquistata, aumentando le ospitate in tv, diventando divo da rotocalco gossip, magari spendendo la sua faccia in campagne pubblicitarie con target familiare e cachet milionario. Ha invece scelto un’altra strada. Più impervia, meno scontata. Teatro, film non banali, e soprattutto ha indossato più volte la tonaca, vestendo i panni di preti scomodi, di grande carisma, anticonformisti, spesso dalla parte degli ultimi, rischiando pure di vedersi ghettizzato in un unico ruolo, quello del sacerdote, neanche tra i più ambìti. Un motivo c’è. Sono attratto – dice lui – da queste persone che hanno la capacità di anticipare la realtà e di comunicare amore nei confronti del prossimo. La scommessa è riuscire a restituire almeno in parte la loro forza. Di Don Zeno mi spaventava l’appartenenza contadina. Ho avuto bisogno di sentire il sapore della Bassa emiliana per restituire il senso della comunità, di essere solidali. Alla fine don Zeno è stato un personaggio che mi ha reso felice. L’uomo di Nomadelfia è un prete che, per salvare i bambini abbandonati nella miseria e nella disperazione e farli diventare persone libere e oneste, dovette fare i conti con due guerre, con il fascismo, con il nazismo, con la democrazia, con la Chiesa. Il film, diretto da Gianluigi Calderone, come altri del genere, accentua molto l’uno contro tutti, l’eroe contro il resto del mondo. Un elemento narrativo che a volte è una scorciatoia per facilitare la comprensione e aiutare l’immedesimazione dello spettatore a casa. Il rischio è che tra il bianco e il nero, si dimentichi il grigio, perdendosi per strada le sfumature, le mezze tinte della storia. Questa volta, a costo di qualche semplificazione di troppo, la scelta è però coerente con il personaggio interpretato con passione veemente da Scarpati. Don Zeno era così come il film ce lo mostra: un uomo che se ne infischiava della diplomazia, puntava dritto al cuore dei problemi e che, per le sue idee, per dare un futuro ai suoi scartini era pronto a battersi, a qualunque costo. Il suggello alla prova d’attore lo ha dato Irene, la prima mamma per vocazione della comunità (nella fiction interpretata da Isabella Briganti), che guardando Scarpati sul set ha commentato: Era così reale perché l’amore proveniva dal suo cuore.

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