Dogville

“Cinema funzionale”: così lo chiama il regista Lars von Trier, intendendo l’unione dei tre linguaggi del cinema, del teatro e del romanzo. La sceneggiatura si ispira a Brecht e la scenografia si riduce a dei segni sul pavimento e a luci artificiali in un grande ambiente chiuso. Si è introdotti da una voce narrante di gusto letterario e la cinepresa si muove liberamente tra i personaggi, riprendendone l’espressività dei volti, anche nei minimi dettagli. Sono evidenti il desiderio innovativo e il coraggio, data la pazienza richiesta allo spettatore, che deve affidarsi esclusivamente al denso contenuto dei dialoghi, e questo per la durata considerevole di due ore e venti. Il film del regista danese, coprodotto da vari paesi dell’Europa settentrionale, ricorda Ingmar Bergman e i suoi drammi filosofici e morali su interrogativi da sempre presenti nell’uomo. Accoglienza o intolleranza e rifiuto dello straniero, fiducia negli altri e delusione, apertura o rigidezza mentale. Queste nel film non sono parole astratte, ma emozioni percepibili assai vivacemente appena ci si abitua allo stile inconsueto. Il loro contrasto diventa un gioco crudele e spietato, che si interroga sull’arroganza, caratteristica non solo di chi detiene il potere delle armi, ma anche di quanti si compiacciono di perseguitare i più deboli, nascondendosi dietro il perbenismo. Nicole Kidman, con vero talento, impersona una donna che sopporta ogni angheria con l’intenzione di cambiare il mondo, ma che alla fine opta per la pu- nizione degli ingrati. La drammatica conclusione non rappresenta semplicemente il grave problema della scelta tra una giustizia di tipo vendicativo e un perdono generalizzato in assenza di pentimento. In essa è riconoscibile un significato più metafisico, che risente l’austera influenza di una religiosità nordica. Il nome della ragazza, Grace, fa pensare ad una grazia, che lei reca agli abitanti di quel villaggio, che in un primo momento l’accolgono, aprendosi alla bontà ed alla serenità. Tali doni, quando essi li tradiscono, diventano la loro rovina e Grace il loro angelo sterminatore. È un significato sottile e convincente, ma che è importante riconoscere per la sua appartenenza ad una dimensione sovrumana, distinguendolo da quanto può essere messo in pratica dalle nostre società. Regia di Lars von Trier; con Nicole Kidman, Paul Bettany, Lauren Bacall, Ben Gazzara.

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