Dobraczynski sulle tracce di Dio

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Non sono poi così tanti gli scrittori che abbiano messo il proprio talento al servizio di ciò che è più grande di loro, della stessa letteratura: quei valori assoluti che edificano uomini e società. Jan Dobraczy ´nski è stato uno di questi autori che del proprio “mestiere” hanno fatto una vera “missione”. Nasce nel 1910 a Varsavia, dove studia diritto ed economia. Negli anni dell’occupazione nazista si dà ad attività politiche clandestine e alla redazione di due riviste sovversive. Riesce anche a salvare numerosi bambini ebrei. Preso prigioniero durante l’insurrezione di Varsavia del 1944, viene internato a Bergen-Belsen e in altri campi di concentramento. Dopo la liberazione nel maggio 1945 ritorna in Polonia e si dedica totalmente all’attività letteraria. Ben presto coinvolto nella riedificazione della sua patria, Dobraczy ´ nski diventa il rappresentante più significativo del cattolicesimo polacco e un portavoce appassionato di idee precorritrici del Vaticano II. Numerosi i viaggi all’estero, dove stringe contatti fruttuosi con altri scrittori. Ormai è una celebrità, anche in campo internazionale. Autore straordinariamente prolifico, produce una quarantina di titoli tra romanzi, biografie, opere di volgarizzazione storica, saggi di critica letteraria e pièces teatrali. Notevole anche la sua attività politica come deputato al parlamento negli anni 1952-56 e 1985-89 (per il gruppo “Pax” ). Tra i molti premi e onorificenze, la nomina nel 1970 da parte del governo a commendatore dell’Ordine sulle dell’Ordine Polonia Restituta. Muore a Varsavia nel 1994. Anche se si è cimentato con esiti notevoli in svariati generi letterari, è nella narrativa che Dobraczy ´ nski eccelle. La storia in particolare lo affascina. Tutti i suoi romanzi storici – da Sotto le mura di Vienna (sulla figura di Giovanni Sobieski, il vincitore dei turchi) a Le rose di Turingia (storia di santa Elisabetta d’Ungheria) a L’invincible Armada (sul conflitto tra in- glesi e spagnoli sullo sfondo di una cristianità lacerata) ad altri ancora – esprimono un’unica passione: cercare nella storia le tracce di Dio, il riflesso del “dramma immortale dell’incontro dell’uomo con Dio” nelle situazioni e nei personaggi di epoche diverse. Ciò che più lo interessa è verificare se e in che grado i singoli e i popoli coinvolti in determinati avvenimenti abbiano adempiuto alla missione di arricchire l’umanità di valori ed esperienze durevoli. La stessa tensione, se non maggiore, caratterizza i romanzi biblici. Veri best seller anche in Italia sono diventati Le lettere di Nicodemo e L’ombra del padre: il primo sul cammino verso Cristo dell’intellettuale sottile che fu il fariseo Nicodemo, il secondo imperniato sulla figura di Giuseppe, lo sposo di Maria. Rispecchiano, invece, l’esperienza della guerra titoli come Nella casa distrutta (sull’insurrezione di Varsavia), dove Dobraczy ´ nski si interroga sul mistero della grazia che, illuminandole, dà un senso anche alle realtà più oscure, assurde e crudeli. Tematiche dominanti degli altri romanzi ambientati in epoca moderna sono ancora: la convinzione che solo una corrente spirituale può rigenerare i popoli che nella loro storia hanno fatto l’esperienza del male; la scristianizzazione delle società intossicate dal benessere; la difesa della pace; i conflitti che devono superare gli sposi desiderosi di impostare sui princìpi evangelici la loro vita coniugale; il peso delle colpe di cui, involontariamente, ci si è fatti complici; la saggezza e la santità dei semplici confrontate con la vanità e la sicumera degli intellettuali incapaci di risolvere le questioni più essenziali della vita… Un cenno particolare merita Prosciugare il mare, un romanzo tra il realistico e l’utopico, il morale e il filosofico, un po’ thriller e un po’ fantascienza, che al suo apparire nel 1961 fece scalpore. La trama in breve. In un non lontano futuro una esplosione atomica distrugge parte dell’ Europa, compresa Roma. Come potrà la chiesa, privata della sede papale, continuare la propria missione? Esprimendo le proprie considerazioni in proposito, l’autore auspica una semplificazione dell’apparato cerimoniale della chiesa e un ritorno alle fonti bibliche. All’europocentrismo che la caratterizza, inoltre, egli oppone la visione di una chiesa ecumenica, “itinerante”, sgravata da un centro storico di potere. Soprattutto, esprime l’urgenza di attuare il comandamento dell’amore cristiano. Nella parte finale del libro apparso – va ricordato – poco prima del Concilio Vaticano II, il primo papa dell’era post-atomica esprime queste riflessioni: “Bisogna ritornare all’uomo; all’uomo così com’è (…) Servire l’uomo!… (…) Non c’è che un solo male vero: l’indifferenza”. Non vengono in mente espressioni simili di papa Woytjla, quando afferma che oggi è l’uomo la “via” per eccellenza della chiesa? Dobraczy ´ nski dà il meglio di sé, profondendo la sua vasta cultura, anche in alcune opere didattiche sulla storia della chiesa, tracciata da un punto di vista non apologetico, ma in una prospettiva squisitamente ecumenica, col mettere in rilievo, fra l’altro, i valori dell’Islam e perfino di correnti non ortodosse del cristianesimo. In definitiva, la molla che imprime dinamismo alla sua opera multiforme, conferendole un calore e colore inconfondibili, è il servizio alla verità, a ciò che può rafforzare l’uomo nella sua missione di credente e di cittadino. Ed è proprio questo aggancio ai valori perenni a renderci attuale questo autore che ha sempre inteso “scrivere col cuore e con coscienza “. LA SPADA SANTA Poderoso affresco sulla primitiva comunità cristiana, questo romanzo da poco apparso per i tipi di Gribaudi ripercorre le vicende dell’apostolo Paolo prima in Asia Minore, poi Gerusalemme e infine nella Roma pagana di Nerone. Al centro della storia – che, sulla base di aggiornate ricerche, propone di certi eventi e personaggi una visione diversa da quella diffusa dal Quo vadis? di Senkiewicz – è il percorso di fede di un Paolo profondamente umano, dalla personalità intensa, interiormente tormentata dal complesso rapporto con Pietro dall’ostilità degli ebrei nei suoi confronti. Nel Poscritto, l’autore riflette sull’origine divina della chiesa: “la sua forza, quando la offre agli uomini, mentre è la sua debolezza, quando la cela in sé stessa”.

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