Disturbo post-traumatico da stress

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Non è la prima volta che questa rubrica parla dello stress come causa di malattia. In questo caso ci riferiamo ad un evento traumatico, come il terremoto dell’Aquila, che causa paura intensa, senso di orrore e di evitamento degli stimoli ad esso associati. In questa circostanza lo stress agisce in modo acuto ed è causato da lesioni fisiche gravi, o dalla possibilità di morire per il soggetto o per altri, oppure dalla morte reale di altre persone nella stessa circostanza. Tutto ciò provoca per chi è colpito o assiste all’evento paura intensa, senso di impotenza, orrore. Le persone che ne sono colpite rivivono l’evento traumatico per lungo tempo, generalmente sotto forma di incubi o scene retrospettive che affievoliscono la risposta generale ai normali stimoli. La depressione e la cronicizzazione che ne consegue è quasi sempre la regola. L’inquadramento di questa malattia fu fatto nei militari americani reduci dalla guerra del Vietnam; successivamente episodi del genere sono stati osservati in persone sottoposte a violenze sessuali, furti e, appunto, a seguito di catastrofi naturali. Anche se non trattato, il disturbo può migliorare senza scomparire; tuttavia alcuni soggetti possono rimanere gravemente invalidi. La terapia prevede varie opzioni che vanno dalla psicoterapia comportamentale a quella farmacologica, da sole o più spesso associate tra loro. Utile il lavoro svolto dall’équipe degli psicologi travestiti da mediciclown in questa fase, specialmente per i bambini. Tuttavia il disturbo di cui parliamo richiede interventi psicoterapeutici molto approfonditi. Questa possibilità, oltre la morte di quasi trecento persone, i danni economici e i disagi che ne sono derivati, mentre ci inorgogliscono per la pronta solidarietà offerta dallo Stato, dalla Chiesa, dalle organizzazioni di volontariato, non debbono tuttavia farci dimenticare che in gran parte si sarebbero potuti evitare se si fossero applicate le disposizioni legislative in materia di prevenzione nelle zone del Paese a rischio sismico. Fenomeni della stessa intensità in Giappone o in California non provocano il disastro avvenuto recentemente all’Aquila. Si tenga presente inoltre che nel nostro Paese terremoti di uguale o maggiore gravità si sono verificati per altre quattro volte in passato, se comprendiamo quello terribile di Messina all’inizio del Novecento. Dobbiamo chiederci pertanto come mai in Italia i terremoti vengono vissuti come tragiche fatalità e non eventi cui è possibile far fronte preparandosi. La mappa delle zone ad alto rischio sismico in Italia è nota da tempo. Si tratterebbe quindi di garantire costruzioni adeguate all’evento ed educare le popolazioni soggette in maniera chiara ed efficace mediante simulazioni, in modo tale che, attraverso generazioni, si realizzi una vera e propria cultura della prevenzione. In un’intervista concessa al Tg1 qualche sera dopo il terremoto, alla domanda dell’intervistatrice che chiedeva il perché della mancata prevenzione il ministro Bertolaso ha risposto: Perché la prevenzione non porta voti e questo vale sia per la destra, sia per la sinistra. Credo che sarebbe veramente difficile trovare parole più meditate ed evocatrici di quelle pronunciate da Bertolaso e rimarchiamo con soddisfazione che sono parole di un medico, espressione di una sensibilità che dovrebbe caratterizzare sempre l’esercizio della medicina. Le stesse parole bene si attagliano anche al campo della salute, a quello sugli infortuni sul lavoro, tanto per fare solo due esempi. Purtroppo la politica attraversa un momento difficile e non soltanto in Italia. Speriamo che da queste dolorose e spiacevoli situazioni nasca una politica nuova, di alto profilo, tutta rivolta all’interesse della comunità e non soltanto alla conquista del voto per il potere.

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