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Ambiente > Ecologia

Distruggere l’ambiente è finalmente un reato

di Elena Granata

- Fonte: Città Nuova

Elena Granata, autore di Città Nuova
ecoreati

L’Italia civile da ieri ha visto finalmente riconosciuta l’esistenza dei reati ambientali.

Sembra incredibile ma fino a ieri questa materia era immersa nella vaghezza e in una benevola tolleranza della legge. È una vittoria per tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente e naturalmente per gli estensori della legge e le associazioni che in questi anni si sono battute perché la legge venisse approvata. Dare un nome alle cose è fondamentale per vedere riconosciuti danni e reati contro l’ambiente e la salute dei cittadini.

 

«La legge sugli ecoreati consentirà infatti di contrastare l’illegalità in campo ambientale con nuovi e più efficaci strumenti, a tutto vantaggio di ambiente e salute dei cittadini. Siamo finalmente arrivati alla meta grazie ad un lavoro ampio e comune di tutto il Parlamento e alla mobilitazione di venticinque associazioni guidate da Legambiente e Libera. La legge che introduce i reati ambientali nel nostro codice penale è un provvedimento importante che alza l'asticella della legalità e aiuta l’economia pulita. Grazie al quale sarà più facile evitare disastri come quelli di Bussi, dell’Eternit di Casale Monferrato, o della Terra dei Fuochi» afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera e primo firmatario della legge sugli ecoreati approvata oggi in via definitiva dal Senato.

Il sì del senato è definitivo, il Ddl è stato approvato con 156 voti a favore, 49 contrari e 18 astenuti. Il documento tornerà alla Camera per la terza lettura. Ci si attende l’introduzione nel Codice Penale dei nuovi reati individuati dal decreto legge.

Vediamo gli ecoreati più nel dettaglio:

Inquinamento ambientale.  È compiuto da chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento «significativi e misurabili» dello stato preesistente «delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo» o «di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l’inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro.

Disastro ambientale. Riguarda un’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l’offesa all’incolumità pubblica determinata con riferimento sia alla rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione ambientale o dei suoi effetti lesivi, sia al numero delle persone offese o esposte al pericolo. È punito con la reclusione da 5 a 15 anni.

Traffico e abbandono materiali ad alta radioattività. Il delitto è commesso da chiunque abusivamente «cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale di alta radioattività ovvero, detenendo tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente». L’art. 452-sexies punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10 mila a 50 mila euro il reato di pericolo di traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività.

Impedimento del controllo. L’impedimento del controllo ambientale, negando o ostacolando l’accesso ai luoghi, ovvero mutando artificiosamente il loro stato. Punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Omessa bonifica. Reato compiuto dachi pur dovendo provvedere non interviene a tutela della salute dei cittadini bonificando siti pericolosi e inquinati. Prevede unamulta da 10 mila a 80 mila euro e anche lareclusione da 1 a 4 anni

Nuovi strumenti per combattere le ecomafie

L’introduzione di questi reati nel codice penale consentirà di perseguire molti reati su cui prosperano mafie e gruppi criminali, come ricordato annualmente dal Rapporto di Legambiente sulle Ecomafie. Con riferimento al solo anno scorso, nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) sono stati commessi quasi il 47 per cento degli ecocrimini (ancora in crescita rispetto al 2012, quando era del 45,7 per cento), a sottolineare il ruolo tutt’altro che marginale delle famiglie mafiose nel controllo del territorio. È la Campania, come ogni anno, la regina assoluta della classifica per numero di reati ambientali, avendone qui contati ben 4.703, raggiungendo da sola più del 16 per cento di quanto è stato accertato in tutto il paese; questa regione mantiene pure il poco invidiato record di persone denunciate, 4.072, di arresti, 51, e di sequestri effettuati, 1.339. Seguono la Sicilia con 3.568 reati accertati, la Puglia con 2.931, la Calabria con 2.511. Il Lazio è la regione del Centro Italia con più ecocrimini, con 2.084 reati, 1.828 denunce, 507 sequestri e 6 arresti, subito dopo la Toscana con 1.989 infrazioni e la Sardegna con 1.864. La prima regione del Nord è la Liguria con 1.431 reati, seguita da vicino dalla Lombardia, dal Veneto e dall’Emilia Romagna.

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