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Italia > Fine vita

Disperazione ed eutanasia

di Ferdinando Garetto

- Fonte: Città Nuova

Ferdinando Garetto, autore di Città Nuova

L’autentica laicità. Il “manifesto” per la vita di Luciano Violante

«In diversi Paesi civili si muore per effetto di leggi disinvolte sull’eutanasia. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità ha pubblicato le sue osservazioni conclusive sul rapporto presentato dal Canada relativo all’applicazione in quel Paese della legge sull’eutanasia. La Maid (Medical Assistence in Dying) sta diventando una forma di aiuto pubblico a chi non ha assistenza sanitaria, è senza lavoro o senza dimora e versa in condizioni di esclusione. Povertà, disoccupazione, carenza di welfare diventano così fattori che spingono alla disperazione e a chiedere la morte».

Non è una citazione di un papa né di un bioeticista cattolico, a scanso di equivoci. Sono parole di Luciano Violante, magistrato, politico (PCI, PDS, PD), ex-presidente della Camera, in un recentissimo articolo per Avvenire. Parole talmente forti che meritano semplicemente di essere lette, senza particolari commenti. Ne riporto altri due estratti:

«Forse siamo oltre il cambiamento d’epoca di papa Francesco (…) Forse siamo già nel nuovo. Di qui l’incertezza, il turbamento, l’assenza di futuro; prevale la disperazione o lo sfrenato consumismo per riempire il vuoto che si ha dentro. Tuttavia, proprio in questi momenti è più forte la necessità della speranza, dell’agire per superare i limiti della condizione presente. Agire per governare il nuovo. È facile avere speranza quando tutto è roseo. Diventa difficile quando sembra che ogni strada sia chiusa da cancelli dei quali non possediamo le chiavi. […] È la vita stessa che chiede un impegno per poter avere un senso».

In un periodo storico in cui spesso i temi della vita e della morte vengono affrontati con una “leggerezza” ideologica così frammentata da essere persino sorprendente, le parole di un “vero” laico come Luciano Violante spostano il dibattito su temi “seri” che riguardano il concetto stesso di civiltà, in tutte le sue interconnessioni. Temi che potrebbero essere un manifesto per una riflessione di ampio respiro, “sinodale” si potrebbe dire con una espressione oggi molto attuale.

«L’insensibilità alla morte di milioni di persone, procurata da deliberate scelte politiche, porta allo sfaldamento dei legami culturali che tengono insieme l’umanità. Per ricostituirli è necessaria una cultura della vita contro una cultura della morte. Cultura della vita significa reclamare innanzitutto la difesa della vita come dovere prioritario delle autorità politiche. Occorre ricostruire, anche laicamente, la sacralità della vita e della morte, per non diventare preda del cinismo (…). È certamente difficile, ma bisogna convincersi che senza alcune rotture non è possibile il progresso civile, che è continuo superamento del presente».

Un articolo che merita una lettura integrale (qui): notevoli, senza essere sfoggio di erudizione, i riferimenti a numerosi filosofi da Fromm a Marx.

 

 

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