“Disinventare” le armi nucleari

Gli Stati Uniti hanno reso pubblica la loro nuova strategia in materia nucleare, che tende a ridimensionare il ruolo delle armi nucleari .
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Nelle relazioni internazionali contano le azioni, ma anche i segnali che si lanciano. In meno di due settimane, il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha inanellato tre eventi significativi nel delicatissimo campo delle armi nucleari e delle minacce che esse pongono non ad un singolo Paese, ma all’umanità tutta intera. Nell’ordine, gli Stati Uniti hanno reso pubblica la loro nuova strategia in materia nucleare, che tende a ridimensionare il ruolo delle armi nucleari nella politica di difesa americana; hanno firmato un nuovo importante trattato per la riduzione degli arsenali nucleari con la Russia (lo Start II); hanno patrocinato ed ospitato a Washington un vertice internazionale sulla sicurezza nucleare.

Tutto bene, allora? Certamente gli Stati Uniti hanno il merito di aver rimesso al centro dell’agenda politica internazionale la questione nucleare, soprattutto dopo il discorso del presidente Obama a Praga nell’aprile dello scorso anno, nel quale egli ha indicato la prospettiva della “opzione zero”, cioè di un mondo libero da armi nucleari. Ma la strada verso il disarmo nucleare è lunga e costellata di ostacoli e resistenze. Tuttavia è l’unica percorribile se si vuole dare una qualche credibilità anche al Trattato di non proliferazione nucleare, che “congela” la situazione del possesso “ufficiale” di armi nucleari da parte di soli cinque Paesi: Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia.

Sappiamo che nei fatti ci sono almeno altre quattro potenze nucleari: India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Ci sono poi seri dubbi sul programma nucleare iraniano. Per questo, solo seri impegni per il disarmo da parte di tutti, e in primo luogo da parte dei cinque membri del Consiglio di sicurezza, possono impedire una nuova corsa agli armamenti nucleari. E dare una possibilità di successo alla prossima conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione, in programma a New York agli inizi di maggio. Senza contare il rischio che armi nucleari finiscano nelle mani di terroristi. Ma anche le armi nucleari si possono “disinventare” politicamente, cioè considerarle non più ammissibili anche in uno scenario di conflitto. Lo abbiamo fatto per le mine anti-uomo. Dobbiamo farlo anche per l’atomica.

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