Disarmati dal perdono

Il papa a Malta.
Papa Benedetto XVI
È accaduto. Quello che da settimane i media chiedevano insistentemente amplificando, forse eccessivamente,  persino le legittime aspettative dei protagonisti è successo: Benedetto XVI ha incontrato le vittime di abusi commessi da sacerdoti. Lo ha fatto a Malta, in una comunità dove la fede è vibrante, viva, capace ancora di parlare al cuore della gente, al punto da essere additata persino dal capo dello Stato, George Abela, come fondamento dell’identità del suo popolo. Sono stati 45 minuti di ascolto e di commozione a cui noi operatori dei media abbiamo dedicato poche righe e concitati secondi di trasmissione. Eppure in quella stanza della nunziatura si è scritta una pagina coraggiosa di cambiamento. O meglio una pagina di vita evangelica.

Il papa lo aveva detto esplicitamente ai giovani maltesi: «Quando Dio ci richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare. Dio non rifiuta nessuno». Benedetto XVI non ha rifiutato di sostenere lo sguardo straziato di chi è stato ferito, ha voluto penetrare  il dolore, la fiducia tradita. «Ha provato vergogna e dispiacere, aveva le lacrime agli occhi», ha detto una delle vittime uscendo. Un’altra si è sentita compresa e rassicurata dalle sue intenzioni di perseguire i colpevoli e garantire maggiormente i giovani. Tutti alla fine avevano al collo il rosario che lui aveva loro regalato. E qualcuno ha persino dichiarato esplicitamente che tornerà alla fede.

L’appuntamento era stato fissato senza clamori, in privato. I riflettori mediatici hanno potuto solo leggerne gli effetti e constatare il potere disarmante del perdono, chiesto e ricevuto. Sorprende che il papa abbia scelto di farlo a Malta, durante una visita brevissima, in ricordo del naufragio di san Paolo. Ma forse serviva anche a lui farlo insieme ad una comunità che gli ha tributato fiducia, riconoscenza, affetto e che ora continuerà per lui a lenire questi dolori. Senza paura o nascondimenti. Giustizia sarà fatta, ha assicurato il papa. Una giustizia, però, che impegna non solo la legge, ma quell’amore che la contiene e che tutto crede, spera, sopporta.

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